Dopo i casi negli allevamenti di visoni in Europa e Stati Uniti, per la prima volta il virus SarsCov2 è stato diagnosticato in un visone selvatico. E’ l’unico caso del genere finora noto, confermato dal Servizio veterinario nazionale del Dipartimento americano dell’Agricoltura (Usda). L’agenzia ha informato l’Organizzazione mondiale per la salute degli animali (Oie), precisando come tuttavia “al momento non ci sono prove che il virus stia circolando nelle popolazioni selvatiche di visoni”. Il materiale genetico del coronavirus responsabile della pandemia di Covid-19 è stato isolato in un visone allo stato libero nello Utah, nel corso di una campagna di sorveglianza organizzata dal dipartimento in Utah, Michigan e Wisconsin fra il 24 agosto e il 30 ottobre, in collaborazione con i Centri americani per il controllo delle malattie (Cdc) e il Servizio per la sorveglianza geologica (Usgs). “Attualmente non ci sono prove che il virus SarsCoV2 stia circolando o che sia stato stabilito in popolazioni selvatiche che circondano gli allevamenti di visoni infetti”, scrive l’Usda sulla rete della Società internazionale per lo studio delle malattie infettive.
PER NICOLA BRESSI “CASO SCIENTIFICAMENTE INTERESSANTE” MA PREOCCUPANTE
“Sono stati campionati diversi animali di diverse specie di fauna selvatica, ma tutti – si legge – sono risultati negativi”. E’ emerso inoltre che la sequenza genetica virale ottenuta dal campione di visone selvatico era “indistinguibile” da quelle isolate nei visoni degli allevamenti. Per il naturalista triestino Nicola Bressi si tratta di un “caso scientificamente interessante” ma “potenzialmente una gran rogna”. Il visone selvatico è stato “contagiato dagli animali tenuti in cattività. A loro volta contagiati dagli umani. Che furono contagiati da ancora non si sa”, scrive su twitter. Casi di infezione da SarsCoV2 sono invece stati rilevati negli allevamenti di visoni, sia negli Stati Uniti, in particolare in Oregon, Michigan e Wisconsin, sia in Europa, in Danimarca, nei Paesi Bassi, in Svezia, Italia e Spagna. In più di un allevamento si sono verificate infezioni trasmesse dagli animali all’uomo e viceversa e sono cinque le varianti più comuni del nuovo coronavirus finora emerse. (foto sopra Epa)
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