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“C’è un’emergenza sanitaria”: 35 ong chiedono stop alla caccia

Un coro unanime di animalisti chiede al Governo e alle Regioni di fermare la caccia durante l’emergenza sanitaria in corso. Pur ricorrendo a due iniziative distinte – una di Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf Italia e l’altra di una trentina di ong: Animal Aid Italia, Animaliberaction, Animalisti Italiani, Animalisti Genovesi, Animali Liberi, Avi Associazione Vegani Italiani, Avi odv Lazio, Iene Vegane, Comitato Tutela Diritti Animali CTDA, Coordinamento Animali, Fronte Vegano, Fronte Vegano Rinascita Animalista, Lac Umbria, Lac Toscana, Lac Marche, Lav, Le Ali della Libertà, Limav odv Italia, Mac Movimento Anti Caccia, Maurizio Spinucci, Massimo Wertmuller, Meta, Comitato Uniti per Loro, Oipa, Paolo Bernini, Partito Politico Ora rispetto per tutti gli Animali, Piccolo Santuario Pai, Rifugio Italia Kj2 Andrea Cisternino, Task Force Animalista e Zampette Felici Onlus – tutti gli attivisti per i diritti degli animali si aspettano che ai cacciatori sia impedito da subito di ritrovarsi per sparare, in particolare per “braccate” al cinghiale che raggruppano anche diverse decine di partecipanti.

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ENPA, LAC, LAV, LIPU E WWF ITALIA

Le associazioni animaliste Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf Italia segnalano in un comunicato congiunto “il grave problema del dilagare dell’attività venatoria anche nelle zone rosse e arancioni, nonostante i divieti e le prescrizioni imposte dal più recente Dpcm, e dal comune buon senso e responsabilità, in merito alle numerose, ed inaccettabili, deroghe per poter esercitare la caccia in ogni sua forma e senza limiti, compresa quella, particolarmente pericolosa per la diffusione del Covid-19, in forma collettiva come braccata e girata al cinghiale”. Le associazioni precisano che “il problema è stato sollevato in una puntuale e dettagliata interrogazione presentata della Senatrice Loredana De Petris” di Liberi e Uguali. “Con il pretesto del controllo numerico del cinghiale – ha scritto la parlamentare -, alcune Regioni, sollecitate dalle associazioni venatorie, che chiedono di poter sparare come se non vi fosse una emergenza sanitaria in corso, stanno interpellando i Prefetti al fine – in alcuni casi incredibilmente ottenuto – di autorizzare braccate e girate, che creano consistenti assembramenti di decine persone in luoghi remoti, non controllati, spesso con ultrasessantenni particolarmente “sensibili” ai contagi. Persone che torneranno a casa, in famiglia e tra gli amici, con elevato rischio di diffusione del virus”. Le associazioni animaliste chiedono “alle Regioni e ai Prefetti il rispetto dei Dpcm, dei cittadini e della comunità scientifica, che ha già sottolineato la pericolosità di inutili assembramenti. Chiediamo a nome di milioni di italiani che il Governo, e in particolare i Ministri interrogati, intervengano al più presto”.

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L’APPELLO DI UNA TRENTINA DI ASSOCIAZIONI

Un secondo appello è arrivato sul tavolo del Governo da parte di una trentina di associazioni. Nel documento si premettono una serie di considerazioni che conducono alla conclusione di fermare “immediatamente tutte le attività venatorie nelle 20 regioni italiane e nelle due Province autonome”. I ministri competenti, secondo la lettera, prima di decidere dovrebbero considerare tra l’altro l’emergenza sanitaria da Covid-19, l’età elevata dei cacciatori e l’alto numero di partecipanti alle “braccate” – anche oltre 60 doppiette -, le successive attività di macellazione al chiuso connesse e il rischio di incidenti di caccia che potrebbero sovraccaricare gli ospedali. Inoltre si ricorda che “si stanno chiedendo sacrifici a tutti, vietando ogni tipo di spostamento non necessario” forse anche a Natale, che a molti viene consigliato di camminare in solitaria nei boschi (esponendoli al rischio di essere colpiti per errore) e anche che, “con l’entrata in vigore del lockdown, in Francia sono già state sospese tutte le forme di caccia”. La richiesta di sospensione immediata di tutte le attività venatorie in Italia vale, per le ong di animalisti, “a prescindere dall’indice di rischiosità rilevato e quindi indipendentemente dall’appartenenza politica di ciascun territorio, sospensione che dovrà restare attiva fino alla definitiva cessazione dell’emergenza Sars-COV-2. Alla luce di quanto sopra esposto, riteniamo tale provvedimento un obbligo morale, politico e sanitario a cui le autorità non possono sottrarsi; un’indifferenza che esporrebbe l’intera popolazione a un concreto rischio di ulteriore diffusione del contagio da Covid-19, in contrasto con le principali norme di tutela della salute pubblica. Un comportamento in cui si potrebbe ipotizzare il reato di epidemia colposa, come previsto dall’Art. 438 del Codice penale. Si coglie inoltre l’occasione per invitare le regioni ad aumentare le attività di controllo faunistico, onde evitare l’aumento di azioni di ‘bracconaggio’, soprattutto nelle ore notturne di ‘confinamento’.”

  • Giannetta Fabris |

    Trovo l’iniziativa di chiudere la caccia, un’urgenza assoluta! Vergognoso che non ci abbiamo pensato governo e regioni

  • Maria Pia |

    Luigi, se la questione ambientale dipendesse solo dalla caccia, il problema sarebbe già bello che risolto.
    Purtroppo la caccia è solo uno degli aspetti del problema ambientale ma non per questo non deve essere preso in considerazione.
    Gli “ottusi” ambientalisti li può trovare schierati in ogni campo mentre lei va solo a caccia e definire questa una passione mi sembra alquanto azzardato. Passione nel dare la morte…
    Infine, parafrasando la famosa frase, si può dire: il diritto alla vita di ogni vivente comincia là dove comincia il tuo. Con quale diritto lei prende la vita di un altro essere? E avete anche il coraggio di dire che gli ottusi e ipocriti siamo noi…

  • Luigi |

    Scrivo a proposito del rispetto delle opinioni altrui. Sono cacciatore, non mi piacciono le vongole; qualcuno di voi filosofi ed ipocriti ambientalisti ha mai visto il fondale marino dopo il passaggio delle vongolare? Credo che la pasta con le vongole non sia indispensabile per il nostro sostentamento, quindi vietiamone la pesca.
    Le uova le digerisco poco anzi, sono allergico, e soffro pensando a quelle povere galline chiuse in gabbia; a pensarci bene si può sopravvivere anche senza uova.
    Le autofficine hanno un apposito registro per la gestione degli olii esausti, vi siete mai chiesti che fine fanno quelli dei cambi fatti in casa da chi acquista l’olio per motori nei supermercati?
    … dire che la caccia è da chiudere solo perché non la si capisce e non la si condivide, è mancare di rispetto alla passione di altri. Da piccolo mi dicevano che la libertà di ognuno finisce laddove inizia quella degli altri, ficcatevelo in testa perché potrebbe venire il giorno in cui sarete voi oggetto di soprusi da parte di altri, più ottusi di voi, che si credono nel giusto.
    La caccia è già super limitata nei periodi di apertura, negli orari e per specie abbattibili, nel pareto delle problematiche che impattano negativamente sull’ambiente non credo sia ai primi posti. Se tenete veramente all’ambiente sarebbe opportuno concentriate i vostri sforzi altrove.

  • Valerio |

    La caccia non va bene …. i 50/000.00 di euro alle ong quelli vanno bene ! Ma questo governo di incapaci,che stanno facendo morire tutte le partite iva ,facendo finta di dargli un po’ di elemosina.VERGOGNA!!!!!!

  • Maria Pia |

    A chiusura di tutti questi brillanti commenti (brillanti perché davvero intelligenti, puntuali, con testi argomentativi, rispettosi delle idee altrui e alla fine, come fiore all’occhiello, non manca una nota di “sano” razzismo) vorrei lasciare il mio pensiero.
    Fermo restando che è colpa dei cacciatori se qui da noi ci sono così tanti cinghiali e chiunque vuole negarlo o è in malafede (e quindi un bugiardo) oppure è un ignorante (nel senso che ignora i fatti!)
    Premesso che a chiunque ne faccia richiesta, lo stato o le regioni risarciscono i danni causati dagli animali selvatici all’agricoltura o agli animali da allevamento e se qualcuno ancora se ne lamenta o non ha fatto richiesta di risarcimento oppure ci tiene a lamentarsi nonostante tutto.
    Visto che madre natura (come ho già detto in precedenza) non ha certo bisogno dell’aiuto umano per contenere il numero degli animali essendo essa stessa dotata di predatori abili allo scopo e che grazie alla selezione naturale sopravvivono solo i più forti,
    se ne conclude che:
    1) la caccia non è uno sport nell’accezione vera del termine: basta cercare su un qualsiasi dizionario.
    2) I cacciatori non sono ambientalisti fino a quando continueranno ad eliminare animali dal proprio ambente.
    3) La caccia, ma anche la pesca, sono pratiche non più necessarie al sostentamento umano e per questo devono scomparire.
    Tutti gli esseri viventi hanno messo piede su questa terra tempo prima dell’uomo ma solo dopo l’avvento dell’uomo (e grazie al suo operato) la terra rischia la catastrofe ambientale.
    Dovreste spararvi in un piede prima di affermare simili…corbellerie!

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