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Con il cambiamento climatico alcuni uccelli migrano in anticipo

I cambiamenti climatici stanno modificando la migrazione di molti uccelli con un anticipo degli spostamenti primaverili. Lo dimostra uno studio dell’Ispra – l’Istituto di ricerca del ministero dell’Ambiente – condotto su 225mila esemplari nell’arco di 30 anni. Grazie al lavoro di inanellamento dell’Istituto, sono state tracciate le rotte di sei specie di uccelli migratori a lungo raggio: Beccafico, Balia nera, Codirosso comune, Usignolo, Cannaiola e Torcicollo. I dati dimostrano che due di queste, la Balia ed il Codirosso, stanno rispondendo molto velocemente al climate change, anticipando di un giorno ogni 3-4 anni la data di migrazione primaverile. Il calendario è stato anticipato meno rapidamente da Torcicollo e Cannaiola, mentre Usignolo e Beccafico non mostrano variazioni significative. Il mutamento climatico sta anche portando ad inverni progressivamente meno rigidi.

ANALIZZATA LA SITUAZIONE DI 80MILA UCCELLI MIGRATORI

Durante la stagione fredda gli uccelli accumulano grasso quale “assicurazione sulla vita” per ridurre i rischi di mortalità legata a possibile scarsezza di cibo. Allo stesso tempo un uccello grasso paga, però, un rischio maggiore di essere predato. Anche in questo caso, i modelli con i quali Ispra ha analizzato le condizioni di oltre 80mila uccelli inanellati nel cuore dell’inverno in Italia, a partire dal 1982, mostrano efficacemente come il peso medio diminuisca significativamente sia nel Pettirosso che nella Capinera. Questi dati innovativi, derivati dai forti legami degli uccelli con la stagionalità delle condizioni ecologiche alle diverse scale geografiche confermano il ruolo che sia specie migratrici, sia svernanti hanno quali efficaci indicatori degli effetti del mutamento climatico sugli ambienti nei quali anche noi viviamo. (Ansa)

  • Guido Minciotti |

    Grazie Antonio, interessante. Saluti gm

  • Antonio |

    I cambiamenti climatici sono l’ emergenza principale che ci troviamo ad affrontare. Michael Mann con la sua teoria dell’ hokey stick ha dimostrato che negli ultimi 200 anni la temperatura sulla terra è aumentata esponenzialmente rispetto agli ultimi millenni. Questo è dovuto all’ impiego di carbone, petrolio e gas negli ultimi 200 anni in modo sconsiderato in nome dello sviluppo poco sostenibile a dire la verità. Gli inquinanti immessi in atmosfera, polveri sottili, ossidi di varia natura, metano, nitrati e prodotti azotati provenienti da altre attività umane come gli allevamenti intensivi si comportano come gli aerosol che fanno aumentare la temperatura in modo incontrollato. Questo porta allo scioglimento dei ghiacci delle calotte polari dei ghiacci sulle cime più alte, dei ghiacci della Groenlandia, del permafrost della Siberia e del Canada, quest’ ultimo immette in atmosfera enormi quantità di polveri e di metano. Quest’ ultimo è il più potente dei gas clima alteranti per cui si anno ulteriori effetti collaterali. Il risultato è l’ innalzamento del livello dei mari con danni enormi sulle zone costiere e le tante città allagate come Venezia. Sarebbero tante le isole sommerse. Quanto sopra innescherebbe grossi movimenti migratori difficili da governare. Ricordo inoltre che l’inquinamento dell’aria causa ogni anno in Europa 400.000 decessi di cui 80.000 in Italia concentrati principalmente nelle regioni del nord altamente antropizzate e industrializzate con clima avverso come la pianura padana. Dobbiamo velocemente arrivare ad una economia verde senza combustibili fossili, plastiche, diserbanti e tutti gli inquinanti. Dobbiamo girare gli incentivi che ancora oggi paghiamo alle fonti fossili alle energie rinnovabili nelle loro varie forme e all’economia dell’idrogeno pulito. Questo vettore energetico sarà la vera rivoluzione nel medio termine. Camion, autobus, auto, carrelli elevatori, mezzi industriali, treni per linee non elettrificate, trattori aeroportuali e altre applicazioni usano l’idrogeno per alimentare le celle a combustibile FC. I paesi più avanti sono Giappone, Cina, Korea del sud, Australia, California, Germania, Francia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svizzera. In Italia sono 2 i progetti fin qui realizzati. Il primo a Bolzano dove con fondi europei è stato costruito un elettrolizzatore alimentato da energia idroelettrica per rifornire una flotta di autobus e di Hundai Nexo. A Milano l’ idrogeno alimenta una flotta di autobus. altri impianti di rifornimento saranno realizzati a Milano e Venezia. La provincia di Modena lavora per divenire la idrogen valley costruendo un impianto di rifornimento a Campogalliano sulla A22 e uno a Spilamberto. Il governo deve coordinare il progetto idrogeno pulito mettendo attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera, non possiamo rimanere indietro in questo settore strategico. L’ auto a FC costa ancora molto visti i bassi volumi di produzione ma credo che entro 10 anni se adeguatamente incentivate e promosse arriveranno ad una adeguata quota di mercato. Il rifornimento di un veicolo FC richiede pochi minuti. La transizione vedrà diverse soluzioni di mobilità, le elettriche cresceranno ancora, è indispensabile usare energia pulita per quelle ricaricabili. Bisogna fare ricerca sulle batterie per aumentare la densità energetica, diminuire il tempo di ricarica, diminuire il peso, trovare materiali più disponibili meno costosi e meno impattanti sull’ambiente durante l’ intero ciclo di vita. L’ idrogeno può essere prodotto nelle regioni del sud Italia con impianti fotovoltaici posti su aree dismesse e distribuito in tutto il paese usando il gasdotto Snam. Credo che questo vettore energetico nel medio termine sarà impiegato in tanti settori industriali e arriverà nelle nostre caldaie di casa. Inoltre dobbiamo fare un grande piano di efficientamento energetico di tutti gli immobili pubblici e privati incluse scuole e ospedali e con l’ occasione liberiamo gli immobili che ancora hanno amianto da questo materiale cancerogeno. Quanto sopra creerebbe tanti nuovi posti di lavoro. Le risorse economiche necessarie verrebbero dalle diverse aziende delle fonti fossili in cerca di validi progetti nelle rinnovabili e nell’economia dell’idrogeno pulito, stessa cosa fanno i fondi pensione. Inoltre ci sono i fondi europei per la decarbonizzazione. Come affermato dal premio Nobel Stiglitz i progetti ecosostenibili creano più posti di lavoro e hanno una maggiore efficienza del capitale investito. Ho conseguito la laurea in ing. meccanica a Pisa nel 1982 con una tesi su idrogeno e rinnovabili in collaborazione con Enel. Vorrei ricordare il relatore l’esimio prof. Dino Dini che aveva lavorato al Jet Propultion Laboratory di Pasadena NASA per diversi anni dove di idrogeno e rinnovabili ne aveva visto tante. A Pisa aveva la cattedra di macchine e quella di missilistica. Saluti Antonio Saullo

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