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Smog, per Greenpeace servono meno auto e meno allevamenti

AGGIORNAMENTO DEL 15 GENNAIO 2020 IN CODA – LA RISPOSTA DI CARNI SOSTENIBILI A GREENPEACE

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POST DEL 9 GENNAIO

Con la Pianura Padana che registra livelli allarmanti di smog, in particolare di polveri sottili, Greenpeace ricorda come “il blocco delle auto sia un provvedimento utile a gestire l’emergenza, ma occorra intervenire in maniera strutturale sulle cause”, come ad esempio l’allevamento di animali. Per l’associazione “il settore dei trasporti va rivoluzionato al più presto, abbandonando le auto private diesel e anche benzina e privilegiando trasporti pubblici, mobilità condivisa ed elettrica”. “Tuttavia sono urgenti anche interventi in altri settori, come quello della produzione di carne. Gli allevamenti intensivi sono – sottolinea una nota degli ambientalisti – la seconda causa di inquinamento da polveri fini in Italia, responsabili dello smog più dell’industria e più di moto e auto”.

GLI ANIMALI NELLE STALLE RESPONSABILI DEL 15,1% DELL’INQUINAMENTO DA PM 2,5

L’associazione fa riferimento ad uno studio dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), secondo il quale riscaldamento e allevamento sono responsabili rispettivamente del 38% e del 15,1% del particolato PM 2,5 della penisola. In altre parole, lo stoccaggio degli animali nelle stalle e la gestione dei reflui inquina più di automobili e moto (9%) e più dell’industria (11,1%). “Il settore allevamenti, negli ultimi 16 anni, non ha subito alcun tipo di miglioramento  – osserva Simona Savini, campagna agricoltura di Greenpeace Italia – in termini di inquinamento da Pm: anzi è addirittura aumentato sia l’inquinamento del riscaldamento (che passa dal 15% del 2000 al 38% del 2016) che quello del settore allevamenti (dal 10,2% al 15,1% in sedici anni)”.

I DATI ISPRA CONTESTATI DAI PRODUTTORI DI CARNE

Per completezza dell’informazione va ricordato che Carni Sostenibili – un progetto per il supporto di studi scientifici avviato nel 2012 da un gruppo di operatori del settore zootecnico – contesta questi studi. “Le misure prese dalle Regioni per tamponare l’emergenza di questi giorni sono palliativi se non si affronta la questione in modo organico” conclude Greenpeace che chiede “azioni strutturali, tra cui anche la riduzione dei capi allevati”.  (in alto una foto di Jo-Anne McArthur)

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AGGIORNAMENTO DEL 15 GENNAIO 2020 – LLA RISPOSTA DI CARNI SOSTENIBILI A GREENPEACE

Gentile Minciotti,

In merito all’articolo apparso sul blog 24zampe ospitato da Il Sole 24 ore dal titolo “Smog, per Greenpeace servono meno auto e meno allevamenti”, Carni sostenibili, organizzazione no profit che lavora per diffondere un consumo consapevole e una produzione sostenibile di carne, ritiene necessario fare alcune precisazioni a beneficio dello sviluppo di un dibattito pubblico informato. Innanzitutto, siamo grati del fatto che nell’articolo si citi la posizione della nostra associazione ma siamo convinti che sia fondamentale supportare il dato di fatto con le argomentazioni, che non si basano su una generica contrarietà alla posizione di Greenpeace ma sull’analisi puntuale dei dati a disposizione. Nel dettaglio vorremmo concentrarci sul passaggio secondo cui “gli animali nelle stalle sono responsabili del 15,1% dell’inquinamento da PM 2,5”. Tale passaggio, infatti, deriva da lettura, purtroppo non corretta, dei dati Ispra da parte di Greenpeace. Siamo coscienti che la lettura dei dati del rapporto sia un’attività per nulla scontata, vale quindi la pena di mettere in ordine i numeri e restituirli corretti al lettore. Nel 2017 sono stati sversati nell’aria italiana 196mila tons di PM10 e 165mila tons di PM2,5, per un totale di 361mila tons di polveri sottili (quasi 6 kg/anno per abitante), con un miglioramento del 33% e 28% rispettivamente se comparati al 1990 (in quell’anno abbiamo respirato oltre 9 kg di polveri sottili a testa in Italia). Sempre nel 2017 in Italia l’agricoltura tutta, compresa la zootecnia (e quindi non solo l’allevamento) ha rappresentato l’11,7% del PM10 e il 3,2% del PM2,5, complessivamente il 7,7% del totale delle polveri sottili emesse in Italia, con una riduzione complessiva, dal 1990 ad oggi, di 12mila tons riversate in atmosfera. A confronto, la combustione in impianti non industriali è aumentata da 135mila tons nel 1990 a 227mila tons nel 2017, andando a costituire il 62,9% delle polveri sottili. In sintesi l’agricoltura contribuisce poco e in maniera decrescente allo smog, mentre le altre fonti rappresentano oggi oltre il 92% delle emissioni di polveri sottili. Sarà forse per questo che il nebbione londinese è stato combattuto abbattendo i camini a carbone e non gli allevamenti?

Un cordiale saluto,

Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili

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– Novembre 2018 – Rapporto Greenpeace “Il costo nascosto della carne”: inquinamento nei fiumi europei da allevamenti intensivi