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L’arte di salvare il mare: sculture subacquee contro le reti illegali

Salvare il mare, “la casa dei pesci”, è un’arte. Lo dimostra l’appuntamento di domani, sabato 15 giugno, quando a Talamone (Gr), in Toscana, viene calato sul fondale del museo sottomarino de “La casa dei pesci” il blocco di marmo scolpito da Aurora Avvantaggiato. L’iniziativa si inserisce nel progetto già avviato che prevede la sistemazione sui fondali di 100 opere con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino. Tra gli artisti per le acque dell’Argentario ci sono Emily Young – considerata la più grande scultrice vivente inglese – ma anche Giorgio Butini, John Cass, Johann Goelles, Lea Monetti, Massimo Catalani e molti altri. “L’ecosistema marino di Talamone e Orbetello – spiegano gli organizzatori – è da sempre minacciato dalla pesca a strascico che, pur essendo illegale, trova difficilmente seri impedimenti. Per questo abbiamo deciso di crearli noi”. Come? “Il blocco viene depositato sui fondali antistanti Talamone contro la pesca illegale e a tutela dei diritti dei lavoratori”, spiega Antonio Pucillo della Flai Cgil nazionale, “si tratta di un’iniziativa concreta e simbolica di grande valore”.

Talamone - casa dei pesci

UNA CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI FINANZIA LE OPERE DEL MUSEO SOTTOMARINO

L’arte, infatti, spiega il sindacalista, “si sposa con la tutela della risorsa marina e dell’ecosistema, facendo in modo che le opere non solo arricchiscano uno straordinario museo marino ma siano anche ‘blocchi dissuasori’ per fermare la pesca non rispettosa delle regole e dell’ambiente”. Nel 2018 il progetto ha già posizionato 24 blocchi marmorei da 10 quintali, 20 dei quali con mera funzione di dissuasori per la pratica illegale di pesca a strascico. Gli altri quattro sono invece entrati a far parte del museo, che inizia così a prendere forma. Domani a Talamone si festeggia la realizzazione e la posa di altre 15 opere scolpite da blocchi di marmo che vanno a implementare il patrimonio museale a disposizione dei turisti subacquei. Tutte le opere, sia le sculture che i 20 blocchi dissuasori, sono finanziate con una campagna di raccolta fondi organizzata da un Comitato senza scopo di lucro.