I ricercatori contro Lav: noi rispettosi, sui macachi fake news

AGGIORNAMENTO DEL 18 GIUGNO IN CODA – LA RISPOSTA DI LAV ALLE ACCUSE DI FAKE NEWS

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POST DEL 14 GIUGNO

I ricercatori di Patto Trasversale per la Scienza e Research4Life, due associazioni di scienziati, fanno sentire la loro voce in merito alla vicenda dei macachi sollevata da Lav. L’associazione animalista ha lanciato una petizione contro un progetto di sperimentazione animale che coinvolgerebbe sei macachi in un esperimento delle università di Torino e Parma sui disturbi visivi a livello cerebrale (“Lightup – Turning the cortically blind brain to see”, Dipartimento di Psicologia): un intervento renderebbe ciechi gli animali che poi sarebbero studiati per 5 anni e infine soppressi. Ieri il ministro della Salute Giulia Grillo ha detto di “volerci vedere chiaro”, spiegando di aver chiesto una verifica ai propri uffici sull’autorizzazione ai test. I ricercatori tornano a smentire quelle che definiscono “fake news” sulla cecità dei macachi e segnalano ironicamente al ministro che “anche i pazienti oggi ciechi desiderano ‘vederci chiaro'”.

PATTO TRASVERSALE PER LA SCIENZA

L’associazione Patto Trasversale per la Scienza (Pts), che lotta contro le fake news sulla scienza e ha tra i soci fondatori il medico Roberto Burioni, appoggia in un comunicato le Università di Torino e di Parma nella vicenda della sperimentazione sui macachi. Contro questa sperimentazione, la ong animalista Lav (Lega anti vivisezione) ha lanciato una petizione “Salviamo i Macachi”, sostenendo che le 6 scimmie saranno accecate e chiedendo al ministro della Salute di bloccare l’esperimento. La ricerca, spiega il Patto, “è volta a curare chi è affetto da ‘blindsight’ o ‘visione cieca’, un particolare disturbo visivo che colpisce persone che hanno subito un danno cerebrale. Il progetto Lightup è stato approvato dallo European Research Council, dai comitati etici e dagli Organismi Preposti al Benessere Animale (Opba) delle Università di Torino e Parma, e infine dal Ministero della Salute. Lo scorso 7 giugno si è tenuto un sopralluogo ispettivo a sorpresa da parte del Ministero presso gli stabulari dell’Università di Parma e gli ispettori non hanno riportato nessuna anomalia di rilievo”. “I primi ad essere consapevoli, sensibili e rispettosi dei risvolti etici che la sperimentazione animale porta con sé sono i ricercatori, che agiscono sempre nell’ambito della legalità e del rispetto degli animali – spiega il Pts -. La normativa in materia è stringente e i controlli indipendenti sono a capo di istituzioni sia nazionali che internazionali”. “La sperimentazione animale, misurata e controllata, rappresenta un elemento ancora imprescindibile e insostituibile nella ricerca scientifica – conclude il Pts -. La petizione della Lav, basata su informazioni profondamente inesatte, potrebbe condizionare negativamente la pubblica opinione. Per questo il Patto Trasversale per la Scienza esprime appoggio e solidarietà ai ricercatori delle Università di Torino e di Parma e richiama le istituzioni a fondare le proprie decisioni sulle rilevanze scientifiche e non su informazioni inesatte, false o manipolate”. (Ansa)

RESEARCH4LIFE

La sperimentazione dell’Università di Torino sui macachi non accecherà gli animali e ha lo scopo di ridare la vista ai ciechi per lesioni al cervello, che solo in Italia sono 100mila in più all’anno. E’ questa la risposta del centro di ricerca scientifica Research4Life alla denuncia lanciata dalla ong animalista Lav (Lega anti vivisezione). “Ci sono circa 100mila nuovi ciechi in Italia ogni anno a seguito di lesioni al cervello – scrive Reserach4Life -. Sono persone che attendono i risultati della ricerca che sta per partire da parte dell’Università di Torino come una speranza di poter riavere la vista. Tutte persone dimenticate nella vicenda mediatica innescata da un comunicato della Lav. La ricerca ha il significativo nome di ‘Light up’, ovvero ‘riaccendere la luce’, e verrà condotta su sei macachi, che a seguito della stessa potranno subire una piccola macchia oculare”. “La Lav in un comunicato scrive che i macachi saranno resi ciechi – prosegue Research4Life -. Nonostante la replica di smentita da parte dell’Università, la falsa notizia continua a circolare, tanto da indurre oltre centomila persone a firmare una petizione in rete contro la ricerca, nonché il Ministro della Salute Grillo a chiedere verifiche sulla sperimentazione, dallo stesso Ministero autorizzata, ed a dichiarare ‘Il mio desiderio è quello di vederci chiaro'”. “E’ lo stesso desiderio dei 100mila pazienti oggi ciechi a seguito di lesioni subite al cervello – conclude il centro di ricerca -. Le verifiche chieste dal Ministro, assolutamente legittime, ci sono già state ed hanno accertato la regolarità della sperimentazione animale condotta dall’Università. Non è criminalizzando la sperimentazione animale, che è l’unico metodo possibile per trovare cure e farmaci importanti per la salute dell’essere umano, che si ottiene il progredire della scienza e lo sviluppo della società”. (Ansa)

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AGGIORNAMENTO DEL 18 GIUGNO – LA RISPOSTA DI LAV ALLE ACCUSE DI FAKE NEWS

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Lav.

Con riferimento al fact-checking pubblicato sul sito dell’Università di Torino (https://www.unito.it/avvisi/14-giugno-2019-le-universita-di-torino-e-parma-sulla-petizione-salviamo-i-macachi-di-torino), in relazione alla petizione LAV “Salviamo i macachi di Torino!” (https://www.lav.it/news/civediamoliberi-macachi-torino) che in pochi giorni ha raggiunto più di 210.000 firme e continua qui (change.org/civediamoliberi), riteniamo doverose alcune precisazioni, anche in riferimento alle accuse di fake news  mosse alla LAV.

L’approvazione del progetto ricevuta dall’ERC, la European Research Council , dai comitati etici e dagli Organismi Preposti al Benessere Animale (OPBA) delle Università di Torino e Parma, e dal Ministero della Salute, è una prassi, quindi non aggiunge valore etico.

Si tratta di atti che noi della LAV non abbiamo potuto leggere e di cui sentiamo parlare ora, perché negatici dalle Università e dal Ministero. Peraltro, a questo punto, saremmo interessati a leggere anche i documenti dell’ERC.

È interessante leggere che anche l’Opba di Torino ha dato parere positivo al progetto, perché la prima volta che abbiamo fatto istanza di richiesta del protocollo, rivolgendoci proprio a questa Università, lo stesso Ministero ci ha risposto che non esisteva alcuna autorizzazione, circostanza che ci ha fatto impegnare circa un anno per le nostre richieste di accesso agli atti e trasparenza.

Il fatto che il progetto abbia ottenuto tali approvazioni non è garanzia che ci sia stata una minuziosa e approfondita analisi di tutti i principi richiesi dalla legge o che il protocollo stesso risponda pienamente a quanto richiesto da questi Istituti.

Il sopralluogo delle Forze dell’ordine è un atto doveroso che dovrebbe essere la prassi per tutti gli stabulari: quante ispezioni ha ricevuto il laboratorio di Parma negli ultimi anni? Cosa hanno controllato e con chi? Domande lecite considerato che Green Hill, il famigerato allevamento di cani destinati alla sperimentazione, aveva ricevuto numerosi controlli da parte di ASL, Ministero della Salute e Nas, che affermavano che andava tutto bene, salvo poi essere condannato sino al terzo grado di giudizio con sentenze di uccisione di animali senza necessità e maltrattamento di animali. Vorremmo sapere, poi, chi è l’etologo che ha suggerito un televisore come arricchimento ambientale per i macachi, così come riportato nelle precisazioni delle due Università.

Rispetto al dettaglio secondo cui gli animali non sarebbero resi ciechi, ma “solo” non vedenti in alcune zone del campo visivo, ci sembra un modo per “indorare la pillola” e rendere la descrizione della procedura meno impattante sulla sensibilità delle persone, giustamente scandalizzate.

In ogni caso, se la visione non verrà modificata e gli animali saranno in grado di “spostarsi normalmente nell’ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili” (quali interazioni? Ricordiamo il video recentemente diffuso da Essere animali, sotto copertura, sulle condizioni dei primati da laboratorio https://www.dropbox.com/s/cbc0ls2ylkb7raz/macachi-laboratorio_essere%20animali.mp4?dl=0), allora perché ne è prevista l’uccisione  al termine dell’esperimento?

Che gli animali non soffrano e si possano definire l’addestramento e i compiti sperimentali come premiazioni o giochi, è lontano dalla realtà e il filmato diffuso da Essere Animali (realizzato in Italia) lo conferma: se i macachi fossero così felici di farlo, allora perché immobilizzarli per ore in dolorose sedie di contenzione? E come si posizionano su queste sedie? I ricercatori specificano che il recupero nel decorso post-operatorio richiede 15 giorni: allora qualche sofferenza la ammettono anche loro, oltre al Ministero che classifica il progetto con la categoria più grave di dolore…

Se fossimo di fronte a uno scenario così positivo e idilliaco come quello descritto nei vari blog e siti in cui interviene chi utilizza gli animali (rendendo il parere quantomeno soggettivo e di parte), perché non facciamo entrare le telecamere nei laboratori e negli stabulari sia in fase di preparazione che di sperimentazione? Perché non vengono forniti gli atti alla LAV, che da circa un anno cerca di ottenerli? Perché tanta ritrosia nel fornirci i documenti di questo particolare progetto, quando in altri casi i documenti ci sono sempre stati mostrati?

Il fatto che questo progetto sia eticamente inaccettabile e criticabile dal punto di vista scientifico non è solo la LAV a dirlo, ma anche il Jane Goodall Institute Italia, e anche due importanti realtà scientifiche come Limav e Osa, che riuniscono ricercatori e professionisti di varie discipline nella ricerca, e si sono dichiarate contrarie a questa sperimentazione, sollevando dubbi e perplessità tra cui si legge: “Come è possibile studiare su un modello animale non validato, per di più nell’ottica complessa della riabilitazione dei malati, una condizione così singolare e rara come il blindsight, tale da aver turbato non solo alcuni assunti neurofisiologici, ma anche filosofici, in quanto caratterizzata da presenza di elaborazione in assenza di consapevolezza?”

L’altissima percentuale di fallimento del modello animale, infine, era già stata riportata nel 2014 sul British Medical Journal e ribadita recentemente dalla Food and Drug Administration (FDA). Negli Stati Uniti, le massime autorità scientifiche e amministrative (l’Epa in cooperazione con la Food and Drug Administration e diverse altre agenzie federali) stanno investendo in ricerca senza animali per contrastare “i limiti riscontrati nei test animali. Dalla necessità di trovare risposte adeguate ai nostri interrogativi sulla salute dell’uomo e dell’ambiente”.

  • Vittorio Lumare |

    Se non viene fatto nulla di dannoso in questi esperimenti, come dicono i ricercatori, fateli sugli umani, sui ricercatori stessi. Alcuni di loro potrebbero offrirsi volontari. Trovo che questa soluzione sia eticamente perfetta.

  • Vittorio Lumare |

    Se non viene fatto nulla di dannoso in questi esperimenti, come dicono i ricercatori, fateli sugli umani, sui ricercatori stessi. Alcuni di loro potrebbero offrirsi volontari. Trovo che questa soluzione sia eticamente perfetta.

  • Maria Pia |

    BRAVA, Alice!
    Finalmente una voce autorevole e chiara. Adesso mi aspetto la replica di coloro che fino ad ora hanno commentato dall’alto del proprio sapere “scientifico” ritenendoci degli oscurantisti reazionari: mi riferisco al “misero dottorando in fisica” (come lui si definisce).

  • Maria Pia |

    BRAVA, Alice!
    Finalmente una voce autorevole e chiara. Adesso mi aspetto la replica di coloro che fino ad ora hanno commentato dall’alto del proprio sapere “scientifico” ritenendoci degli oscurantisti reazionari: mi riferisco al “misero dottorando in fisica” (come lui si definisce).

  • Alice |

    Dal sito di LIMAV ITALIA ODV – Lega internazionale Medici per l’abolizione della vivisezione.
    “In merito al progetto di ricerca denominato “Lightup” che prevede una lesione della corteccia visiva primaria in 4 o 6 macachi della specie Macaca mulatta, condotto dall’Università di Torino in collaborazione con quella di Parma, dove sono detenuti i macachi, finanziata con 1.994.212 euro dall’European Research Cuncil, di cui 1.067.288,37 euro all’Università di Torino, con finanziamenti europei (quindi anche nostri), con parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità e autorizzato dal Ministero della Salute, la LIMAV Italia OdV, (Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione), associazione riconosciuta del Terzo Settore a cui aderiscono medici, veterinari, biologi, psicologi e altri laureati in discipline scientifiche, ha richiesto il protocollo di sperimentazione ai diretti interessati per poter argomentare scientificamente gli esperimenti che alcuni ricercatori si ostinano ad effettuare ancora oggi su specie animali diverse dalla nostra (in questo caso macachi), non considerando i progressi delle tecniche di ricerca human based, cioè basati su organi e tessuti di origine umana o sistemi che li simulano in vitro ed in silico, che sicuramente, come già dimostrato, danno risultati affidabili e certi al contrario di metodi che non possono chiamarsi scientifici, in quanto fuorvianti e del tutto inutili al progresso della scienza.
    In attesa di ricevere il protocollo sperimentale, faccio alcune brevi considerazioni in base alla sintesi non tecnica del progetto di ricerca che è già avviato dal 01/10/2018 e si completerà il 31/07/2023 e presentata al Ministero della Salute. In questa sintesi non tecnica è scritto negli obiettivi del progetto: “Rendere consapevoli abilità visive residue rese inconsce da una lesione della corteccia visiva primaria, validando un protocollo clinico-riabilitativo applicabile al paziente umano”. In verità non è possibile validare un protocollo clinico-riabilitativo che si possa applicare all’uomo in quanto non esistono le condizioni scientifiche per farlo, come per esempio la riproducibilità e la trasferibilità alla specie umana, che ha meccanismi neurofisiologici e neuroanatomici molto differenti rispetto alle altre specie; una per tutte ad esempio la proprietà di linguaggio, che è caratteristica della sola specie umana.
    Nella descrizione del livello di sofferenza atteso è scritto: “1) stress moderato e temporaneo; 2) complicanze post-chirurgiche; 3) reazioni infiammatorie locali a livello degli impianti” e subito dopo è scritto “si ritiene cautelativamente opportuno stimare il livello di sofferenza atteso come grave”!!! Anzitutto non è vero che un impianto corticale causa uno stress moderato e temporaneo, prova ne è il fatto che nella frase successiva si contraddicono scrivendo che il livello di sofferenza è grave! Provate a inserire un impianto corticale nel cervello di un uomo (che secondo loro è simile al macaco) e poi chiedetegli cosa ne pensa! Ed inoltre perché alla fine dell’esperimento è prevista la soppressione dei macachi, se nel titolo della ricerca è scritto che è previsto “il recupero della consapevolezza visiva nella scimmia con cecità corticale” (ammesso che questo sia possibile)?
    Ed ancora, se “il progetto prevede una lesione unilaterale della corteccia visiva primaria”, come è possibile “ripristinare la consapevolezza visiva da applicare poi su pazienti con cecità corticale”? Chi glielo dice a questi “scienziati” che i macachi avranno la stessa consapevolezza visiva della specie umana? Forse pensano anche ad un impianto delle corde vocali nei macachi per farsi dire cosa ne pensano e come vedono!?
    Insomma, le due pagine di sintesi non tecnica sono un riassunto di errori e contraddizioni, che solo questi bastano a capire l’assurdità di aver finanziato, approvato e autorizzato un esperimento che non porterà nessun progresso alla scienza, ma solo sofferenza in una specie animale che loro stessi definiscono avere “notevoli omologie anatomo-funzionali” e quindi capaci di provare dolore come la nostra specie.
    A proposito di dolore, se “il cervello non è un organo sensibile e non ha recettori per il dolore”, come è scritto in una nota stampa del 05/06/2019 dell’Università di Torino, perché sempre nella sintesi non tecnica è scritto che l’esperimento verrà condotto in anestesia generale? E sempre nella nota stampa, se “questa operazione ha un impatto minimo e l’animale resterà in grado di vedere e spostarsi normalmente nell’ambiente, alimentarsi ed interagire con i propri simili”, perché descrivendo le misure che intendono attuare per ridurre al minimo il danno inflitto agli animali, scrivono che cercheranno “di ridurre al minimo il danno arrecato e l’impatto di possibili eventi avversi”? Quindi sono coscienti che arrecheranno un danno che forse sarà irreversibile e che saranno possibili eventi avversi che non possono prevedere in questo tipo di esperimenti!?
    Questa sintesi esprime opinioni scientifiche in attesa di “vedere” il protocollo sperimentale ed evitare che alcuni ricercatori rendano “ciechi” i macachi e la scienza. Ma… tranquilli… nella nota stampa hanno scritto che “gli animali non verranno resi ciechi, sarà invece prodotta una macchia cieca”, come quella che viene prodotta nella ricerca scientifica con questo tipo di esperimenti.
    Dott. Maurilio Calleri, medico veterinario, presidente LIMAV Italia OdV”

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