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“Col fiuto ti aiuto”: i cani per diabetici che salvano adulti e bambini

Sembrano storie da vecchi telefilm di Furia o Rin tin tin: l’animale si accorge che qualcuno sta male. E allora cosa fa? Lo soccorre o va a chiedere aiuto. Non è solo roba per sceneggiatori, succede davvero. E ora ci sono circa centoventi cani pronti o quasi a fare quello che facevano i protagonisti a quattro zampe in tv. Con una competenza specialistica: il diabete. I fattori chiave sono due: l’olfatto (lo slogan è “col fiuto ti aiuto”) e la stretta relazione tra animale e chi sta con lui tutti i giorni. È scienza: il cane, di fronte a una crisi glicemica, si rende conto che cambiano molecole e odore di chi gli sta vicino. E lancia l’allarme: abbaia, dà musate al “padrone”, gli lecca la mano. Oppure, quando si rende conto che non c’è nessuna reazione, chiede aiuto. Anche schiacciando un tappetino che attiva la chiamata telefonica ai parenti del diabetico. Tutto è nato a Verona, ma le richieste arrivano da tutta Italia. Anche dal Sud e dalle Isole.

L’ESPERIENZA POSITIVA IN SARDEGNA

Esperienza positiva in Sardegna, dove i cani stanno prendendo le prime lezioni di salvataggio. Le modalità di intervento sono diverse. Mya, un cane addestrato, era in hotel. E quando si è reso conto che c’era qualcosa che non andava ha aperto la porta, è andato alla reception. Ha abbaiato ed è quasi come se avesse detto la parola aiuto. I soccorsi sono scattati subito e un imprenditore in crisi glicemica si è salvato. Non un episodio isolato: in ben cinque casi i cani hanno scongiurato la tragedia. Tutto nasce da un’intuizione di Roberto Zampieri, fondatore del progetto Serena a Verona, responsabile cinofilo e creatore del protocollo.

ROBERTO ZAMPIERI, INVENTORE DEL PROTOCOLLO

“Le basi sono scientifiche – spiega – e sono legate a quello che succede nel nostro corpo in caso di crisi glicemica, sia che colpisca bambini o adulti. Il resto lo fanno l’olfatto del cane, ma soprattutto la stretta relazione uomo-animale. Per questo è importante che il protagonista sia il cane già in casa: non importa la razza, vanno tutte bene. Magari bisognerebbe evitare l’età più avanzata per la tendenza a dormire di più”. La formazione avviene tra le mura domestiche e dura circa due anni. I cani già pronti sono venti e nei prossimi mesi saranno una cinquantina. Ma il percorso è già stato avviato complessivamente con circa centoventi animali in tutta Italia. “Pensavamo di offrire il servizio a Verona – racconta Zampieri – e invece sono arrivate richieste da tutta Italia”.

AIUTI ANCHE DAI PRIVATI, COMPRESA CONFINDUSTRIA

Un progetto che si è allargato. Poi circostanze e buona volontà hanno fatto sì che i privati abbiano voluto dare una mano. A cominciare da Confindustria, che ha aiutato il progetto nell’ambito di InnovAzioni 2017. “In questo modo abbiamo potuto abbattere i costi per la formazione – dice l’ideatore del progetto – noi siamo una onlus, non puntiamo ai soldi, ma le spese ci sono. Ora, anche grazie agli aiuti, possiamo limitare i costi a cento euro al mese. Chiediamo quello che spendiamo e che le famiglie possono  darci, non è un business”. E il servizio funziona ed è gradito: con il cane sentinella in casa mamme e papà si sentono più sicuri, anche di notte, perché c’è qualcuno che vigila sul sonno dei loro bambini. (Ansa)