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Doctors wrap a child's burnt skin with sterilised tilapia fish skin at Dr. Jose Frota Institute in the northeastern costal city of Fortaleza, Brazil, May 3, 2017. REUTERS/Paulo Whitaker           SEARCH "FISH BURN" FOR THIS STORY. SEARCH "WIDER IMAGE" FOR ALL STORIES.

Dalle squame di pesci come spigola e tilapia possibile ricavare collagene che “ripara le ferite”

Le squame dei pesci nascondono una risorsa preziosa: contengono collagene, che può essere sfruttato per riparare ferite, anche molto grandi. Lo spiegano sulla rivista Acta Biomaterialia i ricercatori dell’università tecnologica Nanyang di Singapore, guidati da Cleo Choong. Dopo averlo modificato e applicato ai topi, gli studiosi hanno visto che il collagene ricavato dalle squame può stimolare la formazione di sangue e vasi linfatici, e quindi la rigenerazione dei tessuti. Non solo. Potrebbe essere usato per trasportare i farmaci che migliorano la riparazione delle ferite, come i fattori di crescita. I ricercatori hanno infatti trovato il modo di sviluppare un collagene solubile in acqua e non in soluzioni acide, come fatto finora, che però danneggiavano i farmaci. In questo modo si apre la possibilità di inserire medicinali in un collagene ‘ripara-ferite’. “Attualmente il collagene è molto usato in ambito biomedico, ma la maggior parte dei prodotti in commercio sono ricavati da mammiferi, come maiali, mucche e pecore”, rileva Choong. “Tutto ciò ne ha limitato l’uso per restrizioni culturali e religiose associate ai materiali derivati dai mammiferi”, continua. Usando le squame dei pesci, che normalmente vengono buttate via, si riduce inoltre il rischio di malattie che possono essere trasmesse dai mammiferi all’uomo. Il collagene ricavato dai pesci ha anche il vantaggio di essere economico: escluso il costo della manodopera, per estrarre 100 milligrammi (che si ottengono da un pesce) si spendono circa 4 dollari. I ricercatori hanno ora siglato un accordo con un allevamento ittico di Singapore per avere squame di spigole e tilapia (di cui abbiamo già scritto qui su 24zampe) e stanno studiando modi per trasformare i materiali di scarto dell’acquacoltura in prodotti utili. (Ansa, foto Paulo Whitaker/Reuters)