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Chiusa la stagione della caccia, associazioni animaliste e M5S contro governo e regioni

La stagione della caccia si chiude con un bilancio in negativo, secondo gli ambientalisti: non solo per le vittime (i numeri di morti e feriti differiscono nei conteggi delle parti in causa) ma anche per “le norme illegittime” sull’attività venatoria varate da quattro Regioni. In una lettera al premier Paolo Gentiloni, Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf Italia denunciano il “caso venatorio Italia”, con “la gestione regionale del settore in gran parte piegata al mondo della caccia”. E accusano le regioni Veneto, Lombardia, Puglia e Liguria di aver approvato, per la stagione 2017-18, normative “non conformi alla legge quadro nazionale ed ai principi costituzionali in materia di tutele degli ecosistemi e della fauna selvatica”. Anche il M5S, fa sapere il portavoce Paolo Bernini con una nota, è preoccupato tanto del numero delle vittime quanto della distruzione di biodiversità per i quali ritiene il Governo responsabile.

LA LETTERA DELLE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE AL GOVERNO

“Il Veneto – ricordano nella lettera gli animalisti – ha introdotto nuovamente la ‘mobilità venatoria’, non consentita dalla legge 157. La Lombardia ha modificato illegittimamente le regole di annotazione dei capi abbattuti sul tesserino venatorio. La Puglia ha modificato il concetto di “esercizio venatorio”, definendolo in modo improprio. La Liguria sta tentando illegalmente di consentire la commercializzazione in sagre e fiere di animali abbattuti a caccia, che è reato in base alle norme nazionali”. Una situazione, scrivono le associazioni, “di clamorosa e reiterata violazione costituzionale, che dà l’idea della gestione regionale della materia venatoria, aggravata dalla pressoché totale assenza delle amministrazioni centrali”. Di “ennesimo bilancio negativo” parla, in particolare il Wwf, che sottolinea come la situazione sia stata aggravata “dalla situazione climatica, i drammatici incendi della scorsa estate, l’aumento dei morti per caccia, l’incremento del bracconaggio anche su specie protette”. L’associazione, inoltre, si è trovata nuovamente a “dover arginare proposte di legge finalizzate a deregolamentare ulteriormente il settore, a tutto vantaggio delle potenti lobby dei cacciatori e dei produttori di armi”. Nella lettera le associazioni sottolineano come sia “indispensabile ed urgente che il Governo e i Ministeri attivino correttivi seri, a cominciare dall’immediata impugnazione delle quattro leggi citate e da una ben diversa pianificazione del futuro dell’attività venatoria, che non può più continuare sul cattivo sentiero percorso in questi anni”. Il Wwf, in particolare, chiede che il Paese si “allinei agli standard internazionali ed europei in materia di tutela della fauna selvatica e di prelievo venatorio, migliorando la vigilanza e aumentando i controlli, riducendo il periodo di caccia e riformando il sistema sanzionatorio penale”. Le associazioni hanno calcolato 25 vittime e 58 feriti registrati nel corso della stagione.

LE DOMANDE DEI CINQUESTELLE

I Cinquestelle si chiedono il motivo per il quale i ministri del governo Gentiloni non intendono considerare preoccupanti i “dati e la strage che avviene durante le stagioni venatorie per mano di cacciatori anche a danno dei comuni cittadini e degli animali domestici; perché i Ministri non considerano opportuno rivedere le previsioni dell’art. 842 del codice civile che, di fatto, garantiscono evidenti privilegi ai cacciatori e non tutelano gli spazi privati e gli habitat in cui, né i liberi cittadini né la biodiversità, possono avere il diritto di essere protetti; e perché i Ministri non ritengono opportuno verificare, tramite più stringenti ed efficaci controlli, le condizioni di salute, sanità mentale, capacità e competenze dei cacciatori che, armati, causano evidentemente la morte e il ferimento di numerosi cittadini ogni anno, i quali non possono esercitare nemmeno il diritto di passeggiare o cercare funghi nei boschi perché rischiano costantemente la morte”. Al M5s, che considera i dati ufficiali ed elaborati dall’associazione vittime della caccia, risulta che nella stagione venatoria 2017/2018 le vittime umane siano state ben 144: tra cui 34 cittadini di cui 24 feriti e 10 morti; cacciatori, 80, di cui 60 feriti e 20 morti. Totale: 84 feriti e 30 morti. Tre i minori rimasti vittime, di cui due feriti ed un morto. Milioni, invece, le vittime animali.