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Con la discussione su Brexit in Gran Bretagna è polemica anche sui diritti degli animali

Anche la tutela dei diritti degli animali diventa occasione di polemica nella Gran Bretagna avviata verso il divorzio da Bruxelles il 23 giugno del 2019. Tutto é nato da un emendamento alla Grande Legge di Revoca (Great Repeal Bill), testo quadro sul futuro rimpatrio della potestà legislativa in parte delegata finora all’Ue, col quale la deputata verde Caroline Lucas proponeva d’importare nella futura normativa nazionale post Brexit il protocollo europeo che riconosce gli animali come esseri senzienti, quindi soggetto di diritti, sancito dal trattato di Lisbona. L’emendamento é stato bocciato dalla maggioranza che sostiene il governo conservatore di Theresa May, con conseguenti polemiche sui social media da parte di celebrità impegnate sul fronte animalista, oltre che degli stessi Verdi i quali hanno presentato questo voto come un rifiuto di garantire la tutela dei non umani. Niente di più sbagliato, ha tuttavia replicato ieri il ministro dell’Ambiente, Michael Gove, citato dalla Bbc, denunciando queste accuse come “una distorsione” dei fatti. La verità, hanno controbattuto Gove e altre fonti governative, é che le tutele “ci sono già” nella normativa nazionale britannica. E l’obiettivo dichiarato é semmai di ampliarne la portata rispetto a quanto prevedono gli obblighi Ue.

  • Della Brexit degli animali abbiamo già scritto su 24zampe, ricordando qui come 8 inglesi su 10 vogliano comunque più benessere negli allevamenti e, qui, cercando di immaginare cosa sarebbe potuto cambiare per gli animali con il distacco dall’Europa subito dopo il referendum del 23 giugno 2016.