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Vuole farsi accompagnare all’altare dal cane e il parroco dice no: “Ma senza disprezzo”

Nessun disprezzo per gli animali dietro il veto opposto alla richiesta di una giovane sposa di entrare in chiesa il giorno del suo matrimonio accompagnata all’altare dal suo cane. E’ quanto sottolinea don Franco Rapullino, parroco di San Giuseppe a Chiaia, Napoli. “Affermo – spiega – la totale ammirazione dell’Opera di Dio nel Creato, regno animale compreso e ne adoro il Suo disegno. Ho manifestato il mio disappunto circa la pretesa di una giovane sposa fuori della provincia di Napoli che voleva entrare solennemente e al suono dell’organo non assieme al suo padre o chi ne fa le veci, com’è di tradizione, bensì accompagnata all’altare dal suo cane…”. “Il diniego – osserva – fu dettato unicamente dall’eccentricità della richiesta e non certamente disprezzando gli animali. Preferii ironizzare e, non essendo da me conosciuta poiché non mia parrocchiana, la invitai a lasciarsi meglio consigliare circa l’inopportunità di tale richiesta. Ben lungi – conclude il parroco – dal disprezzare quindi animali di alcun tipo, piuttosto amarezza nel constatare con quale spirito, a volte di leggerezza, ci si avvicina a una sacramento così importante qual è per noi cattolici la consacrazione dell’amore nuziale”. Per Elisa Guidarelli, fondatrice di “Wedding dog sitter”, si può fare tutto con il rispetto per il luogo sacro e il permesso del parroco, “che – confessa – nel 50% dei casi non arriva”. La Guidarelli, prima in Italia dal 2010 ad aver portato un servizio professionale e specifico di dogsitting per il giorno delle nozze, ha accumulato esperienza in 200 matrimoni e cinque filiali aperte in franchising. “Al giorno d’oggi, del resto, capita che le coppie arrivino al matrimonio con un cane già in famiglia, magari perchè un figlio non possono permetterselo: ci tengono ad averlo vicino in un momento importante come questo”. “Se faccio portare le fedi all’altare dal cane – spiega poi -, lo tengo in chiesa giusto il tempo necessario per fare avanti e indietro e prendere una carezza, poi lo riporto fuori”. Insomma, per chiudere nella lingua della chiesa, est modus in rebus. (nella foto sopra, la scena del matrimonio nel film Disney “La carica dei 101” del 1996)