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Dopo l’orso marsicano morto in Abruzzo, che strade percorrere per tutelare la fauna?

AGGIORNAMENTO DELLE 16.20 – AUTOPSIA: “L’ORSO ERA FERITO E CLAUDICANTE”
L’orso investito martedì sulla SS 17 a Roccaraso (Aq) era claudicante a causa di una ferita da arma da fuoco risalente a un paio di mesi fa e questo gli avrebbe impedito di sottrarsi all’impatto con il veicolo, forse un mezzo pesante. E chi gli ha sparato ferendolo voleva ucciderlo. E’ in sintesi quanto spiega un comunicato del Parco nazionale della Majella a commento degli esami della perizia necroscopica eseguita sul plantigrado.  “Le prove diagnostiche effettuate indicano che si trattava di un animale in gravi difficoltà – spiega il direttore del Parco, Oremo Di Nino – che zoppicava, deambulava in modo non normale e si era approvvigionato in modo non sufficiente rispetto alle esigenze del periodo di iperfagia nel quale si trovava, e rispetto all’imminente periodo invernale. Non è escluso che questo problema, ormai cronicizzato, gli abbia impedito di sottrarsi efficacemente all’impatto con l’automezzo”. L’orso era stato colpito da un proiettile all’arto anteriore sinistro, “nel verosimile intento di colpire l’area cardiaca sulla quale l’arto si proietta regolarmente nella postura normale dell’orso“.
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POSTO ORIGINALE
Un giovane maschio di orso bruno marsicano è stato investito da un tir martedì notte sulla Strada statale 17 nel Comune di Roccaraso (Aq). Il Corpo forestale dello Stato ha inviato subito sul posto il personale della stazione di Castel di Sangro che lo ha trasportato nell’ambulatorio veterinario di Palena (Aq), gestita dal Parco della Maiella. Ma nonostante le cure l’orso è morto. Al di là delle indagini sulle responsabilità dell’investitore, secondo il Cfs quanto accaduto ripropone la necessità di interventi sulla SS 17, per prevenire incidenti con la fauna e per tutelare l’orso marsicano, che negli ultimi anni, sempre di più, è minacciato dagli investimenti stradali che, come in questo caso, ne provocano la morte. Per il Wwf, le aree create per la sopravvivenza di questa specie e definite “corridoi ecologici”, senza misure di salvaguardia si trasformano in “trappole ecologiche”. Esistono fondi e progetti, istituzionali ma anche di piccole associazioni, per mettere in sicurezza i territori in cui si muove l’orso e tutta la fauna selvatica, di cui beneficerebbero i cittadini coinvolti negli incidenti e gli animali che ci prefiggiamo di tutelare. Vediamone alcuni.
IL PROGETTO LIFE+STRADE
C’è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea che si chiama Life+Strade, che sta lavorando anche sulle nostre strade con l’installazione di sensori ad infrarosso e ora più moderne telecamere termiche per attivare dei “semafori” con luci e segnalatori acustici con lo scopo di prevenire e scongiurare gli incidenti con la fauna selvatica. Se l’auto rallenta, il dispositivo visivo si spegne. Diversamente, un segnalatore acustico “spaventa” l’animale inducendolo a indietreggiare. Qui è possibile saperne di più. Durante l’estate grazie a Life+Strade è stata installata una telecamera termica di nuova concezione nel quindicesimo impianto sul territorio italiano, in provincia di Terni. Questa tecnologia sostituisce i sensori a infrarosso utilizzati nei precedenti impianti. I vantaggi consistono in un livello di sensibilità  e di accuratezza decisamente più elevato e di ottenere un riscontro video di ogni attivazione. Nel primo mese soltanto le attivazioni dell’impianto sono state circa 1000 e quindi disponiamo già di un archivio video molto interessante. A partire dal 30 agosto 2016 una telecamera termica è stata installata anche in 2 dei 3 impianti della Provincia di Pesaro-Urbino. Nella foto, un esempio del funzionamento.
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I FONDI DELLA REGIONE ABRUZZO
Le morti per incidenti stradali “sono numerose anche a causa di una continua ‘invasione’ da parte dell’uomo nel territorio dell’orso“, secondo il Wwf. “Si progettano e si realizzano sempre nuove strade e non si fanno rispettare i limiti di velocità in tratti di strada interessati dalla presenza di questa specie. Le Regioni – continua l’associazione – hanno i fondi per mettere in sicurezza le strade: risulta, ad esempio, che la Regione Abruzzo disporrebbe di almeno due milioni per questo tipo di interventi che porterebbero benefici per la fauna selvatica e per le persone coinvolte negli incidenti”. Ma per il Wwf, a causa di ritardi, inadempienze e mancanza di iniziative concrete, “purtroppo questi fondi non vengono di fatto utilizzati. Fino ad oggi gli interventi si sono limitati a qualche cartello e pochi catarifrangenti, troppo poco per salvare l’orso. In altri Paesi come la Germania e la Croazia con la costruzione di ecodotti si salvano migliaia di animali e di vite umane”.
L’ASSOCIAZIONE SALVIAMO L’ORSO
“Chi percorre la SS 17 tra Sulmona e Roccaraso rischia quotidianamente la vita” attacca l’associazione di volontari Salviamo l’orso. Sono episodi comuni, qui, gli investimenti di animali selvatici che attraversano la strada anche in branco. Ma “l’unico intervento sull’arteria stradale – sostiene l’associazione – sono i pochi cartelli installati a cura della Riserva regionale del Monte Genzana, benchè sia già disponibile da tempo un progetto completo di messa in sicurezza della strada redatto dai tecnici della riserva e da Salviamo l’Orso, progetto che richiederebbe solo un modesto investimento di circa 50mila euro”. L’esemplare investito l’altra notte appartiene alla “popolazione più minacciata di estinzione al mondo e non ci sentiamo di condannare chi l’ha investito poichè non possiamo ricostruire la dinamica dell’incidente ma possiamo, questo si, ritenere responsabile senza tema di dubbio chi non ha mai tentato di rendere la viabilità in questo tratto piu’ sicura per tutti, fauna ed utenti, vale a dire l’Anas in prima battuta, la giunta regionale di cui D’Alfonso (dipendente Anas) è presidente e i competenti uffici regionali che per anni hanno ignorato e continuano ad ignorare gli inviti ad agire di Mattm, Prefetto, Enti parco ed Associazioni”, conclude Salviamo l’orso. (sotto, la notizia dell’incidente a Roccaraso)
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