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Kenya Wildlife Services (KWS) Director General, Kitili Mbathi poses in a secure ivory stock room in Nairobi on March 21, 2016.
One of Kenya’s most prominent conservationists, Dr Dame Daphne Sheldrick of the David Sheldrick Wildlife Trust, has warned that if the present rate of ivory poaching continues elephants could be extinct as early as 2025. Over the past decade alone 75 percent of all African forest elephants have been slaughtered.  / AFP PHOTO / CARL DE SOUZA

Sulla pelle (e corni e zanne) di animali rari un business illecito da 23 miliardi di $ l’anno

Ammonta alla cifra colossale di circa 23 miliardi di dollari all’anno il bottino spartito da trafficanti e funzionari governativi corrotti coinvolti fra Africa e Asia nel business condotto sulla pelle di animali teoricamente protetti: fra cui elefanti, rinoceronti e tigri. Lo rivela un’inchiesta realizzata dal britannico Guardian e dagli investigatori di Freeland, un’ong ambientalista, secondo cui il giro d’affari coinvolge gruppi criminali, ma anche funzionari pubblici “del più alto livello” di vari Paesi asiatici. Si parla della mutilazione o uccisione di “decine di migliaia di esemplari di specie a rischio”, presi di mira per il prelievo di zanne, pelli o altre parti del corpo destinate fra l’altro al mercato della medicina tradizionale asiatica. I Paesi più marchiati sono da un lato il Kenya e il Sudafrica, dall’altro la Cina, ma pure Thailandia, Vietnam e Laos. Fra i trafficanti già noti spicca il boss laotiano Vixay Keosavang, detto il ‘Pablo Escobar’ del settore. Ma l’inchiesta svela come figure emergenti anche gli ormai ricchissimi fratelli vietnamiti Bach. (Ansa, nella foto Afp/Carl De Souza, un sequestro di avorio illegale in Kenya)