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In Corea del Sud inizia “bok nal”, il mese della carne di cane. Interrogazione di Brambilla

Bastano pochi spiccioli per farsi servire una zuppa o un’insalata, entrambe a base di carne di cane: il menu è quello dei ristoranti della Corea del Sud, dove sono iniziati i “bok nal”, i giorni del cane, il mese più caldo dell’estate in cui è tradizione consumare la speciale zuppa. Una pratica che ogni anno costa la vita a 1-2 milioni di cani, allevati in gabbie minuscole e spesso torturati perché così – è la credenza – la carne diventa più tenera, poi uccisi a colpi di mazza o con scariche elettriche. Una riedizione di quello che succede a Yulin, in Cina: con la Corea del Sud e il Vietnam, rappresentano i paesi del “triangolo della morte” per consumo di carne di cane. L’usanza affonda le sue radici nella tradizione: nei libri di medicina orientale questo tipo di alimentazione è “rigenerante” e aiuta a superare il periodo più caldo dell’anno, che va da metà luglio a metà agosto. A denunciare la mattanza è la parlamentare Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente e portavoce per l’Italia della World Dog Alliance. L’ex ministro ha presentato a Milano il video “Corea del Sud, l’orrore è servito”, tratto dal film (sotto il trailer) “Eating happiness”, il primo film-verità sul traffico e il consumo di carne di cane nel sud est asiatico e in estremo oriente, candidato alla LXXII Mostra del Cinema di Venezia. “Secondo World Dog Alliance, 30 milioni di cani all’anno sono macellati, cotti e mangiati. Circa settanta su cento sono animali da compagnia sottratti alle famiglie. Con questo film compie un salto di qualità anche l’impegno delle associazioni protezionistiche che da tempo chiedono ai governi cinese, coreano e vietnamita di mettere al bando il consumo di carne di cane, non per un’imposizione dall’alto, ma perché è in atto un grande cambiamento: le società si modernizzano, le superstizioni arretrano, il cane sempre più è considerato un amico e un compagno di vita, non un manicaretto”, ha detto la Brambilla (nella foto sopra, le proteste dell’associazione coreana “In defense of animals”). La protesta inizia con una raccolta firme sul sito www.nelcuore.org per chiedere al governo italiano, al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e all’Alto rappresentante Ue per la Politica estera Federica Mogherini di sollecitare i governi di Cambogia, Cina, Laos, Corea del Sud, Thailandia e Vietnam perché si impegnino a porre fine all’uccisione di cani e gatti per il commercio di carni e pellicce. Brambilla si è inoltre fatta promotrice di un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri che ipotizza il boicottaggio delle prossime Olimpiadi invernali, in programma in Corea del Sud nel febbraio 2018, e chiede la fine dell’usanza dei “bok nal”.