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Emergenza topi: una donna morsa a Roma, parlano l’infettivologo e il disinfestatore

Nei giorni scorsi una donna romana, residente nel quartiere di Monteverde, è stata morsa da un topo mentre si trovava su una panchina a Trastevere, in Piazza San Cosimato, sede di un noto mercato rionale e di un parco giochi per bambini, meta notturna dell’estate romana. Ha vissuto, tra guardia medica, pronto soccorso, farmacia e centro vaccini, tre giorni di odissea. Ma come ci si deve comportare nel malaugurato caso di morso di un topo? Lo spiega l’infettivologo: andare al Pronto soccorso è l’unica cosa da fare. E poi, l’emergenza topi ha causato un picco nelle richieste di disinfestazioni? Non a Roma, secondo l’Associazione nazionale delle imprese di disinfestazione.
L’ODISSEA DELLA DONNA MORSA DAL RATTO
Dopo il morso subito a una gamba mentre era seduta su una panchina a Trastevere, Valentina Fatuzzo va subito alla Guardia medica che disinfetta la ferita, prescrive un antibiotico a ampio spettro e indirizza entro 24 ore la paziente al centro antirabbico per una vaccinazione. E’ l’inizio di un’avventura alla ricerca del vaccino giusto, che non sarebbe l’antirabbico ma l’antitetanico, ma non quello normale (passivo) bensì quello emoderivato (attivo), che però comporta rischi per il sistema epatico e le farmacie addirittura rifiutano di venderlo per evitare contenziosi in caso di richieste danni. Si consulta con medici e infermieri, alla fine accetta di farsi somministrare l’emoderivato. Scopre però il giorno successivo, ormai 72 ore dopo il morso, che deve vaccinarsi anche con l’antitetanica passiva, anzi avrebbe dovuto farlo al più presto.
IL CONSIGLIO DELL’INFETTIVOLOGO
Il consiglio dell’infettivologo Carlo Vittorio Resti, in caso di morso di ratto, è di “recarsi subito al Pronto soccorso”. I rischi sanitari legati alla presenza di topi per strada, accanto ai cassonetti strapieni di rifiuti che hanno attirato anche l’attenzione del neo sindaco Virginia Raggi o nelle vicinanze del fiume Tevere a Roma, “sono di vario tipo e dipendono dal tipo di animale – spiega Resti -: se si tratta di piccoli topolini non dovrebbero essere pericolosi, ma nel caso di topi di fogna il discorso cambia. E’ molto ampia la gamma di infezioni che possono trasmettere attraverso il morso o i liquidi biologici. La più nota è la leptospirosi, che si manifesta con febbre alta e disturbi renali acuti”. L’esperto paragona il morso di uno di questi roditori “a quello di un cane randagio, o al graffio di un gatto randagio. Per fortuna non esiste quasi più il pericolo legato alle pulci del topo, portatrici della peste”. In caso di morso o contatto con urine o feci “occorre comunque andare subito al Pronto soccorso – raccomanda – dove i medici provvederanno a eseguire la vaccinazione antitetanica, a medicare la ferita e ad avviare adeguata terapia antibiotica. Non si pensi che basta recarsi dal medico di famiglia: solo in ospedale è possibile ricevere adeguata assistenza sanitaria”. L’infettivologo ricorda che si tratta di “un problema di igiene e sanità pubblica di cui si devono occupare le Asl, incaricando le ditte appaltanti di una derattizzazione urgente, con l’obiettivo di ridurre il numero complessivo di topi”.
NON CRESCE A ROMA LA RICHIESTA DI DISINFESTAZIONI
Sergio Urizio, consigliere dell’Associazione nazionale delle imprese di disinfestazione (Anid), ha dichiarato che non c’è stato nessun picco recente nelle richieste di disinfestazione nella Capitale, nonostante l’emergenza mediatica. “La maggior presenza di roditori – spiega Urizio – è legata alla presenza di grosse quantità di rifiuti. Il roditore infatti per infestare ha bisogno di nascondiglio, cibo e acqua. Non registriamo su Roma un aumento delle richieste per il momento, ma la cosa importante nel nostro settore non è intervenire per l’emergenza ma prevenire”. Ma per l’Anid la prevenzione non è stata in questi anni la strada seguita dalle amministrazioni pubbliche. “Il nostro settore – spiega – si divide in tre parti: l’industria alimentare, dove si fanno tanti interventi di prevenzione e controlli. Il settore civile, con gli interventi in condomini e abitazione private. E la sanità pubblica, dove in questi anni è mancata appunto l’attività preventiva. Tanti interventi nel pubblico – attacca Urizio – sono stati affidati da Comune e Ama con subappalti a cooperative sociali che non sono specializzate in questo settore e non avevano i requisiti”. Il settore della disinfestazione, spiega l’Anid, conta quasi un migliaio di imprese, i cui requisiti devono essere verificati dalle Camere di commercio. Di queste il 35% è iscritta all’Anid, che conta circa 300 imprese, con il 75% del fatturato e degli occupati totali del settore.