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Inveruno, Milano: azzannata a morte dai cani del figlio, inutili i soccorsi

Forse una mossa sbagliata vicino alla ciotola del cibo, o chissà. Non si saprà mai cosa ha scatenato la furia dei due amstaff che a Inveruno, provincia di Milano, ieri hanno assalito a morte Maria Rosa Pozzi, 76 anni. Nonostante i tentativi di rianimarla dopo un attacco cardiaco e stabilizzarle il cuore, è deceduta in ospedale, dove era stata trasportata in elicottero. Un carabiniere ha dovuto sparare in aria per spaventare i due American Staffordshire, di proprietà del figlio 49enne della donna, non volevano allontanarsi dal suo corpo. Gli animali, un maschio e una femmina, Muk e Nera, sono di una razza selezionata in America (come quelli della foto), di aspetto simile a pitbull ma di taglia grande, cani da combattimento che quando sentono l’odore del sangue perdono il controllo e diventa praticamente impossibile fermarli. I vicini di casa, che hanno udito le grida strazianti della donna poi colpita da infarto, hanno potuto solo chiamare il 112 senza avvicinarla. Anche i soccorritori del 118 hanno dovuto attendere il sopraggiungere dei carabinieri per accedere alla proprietà. Gli animali, inferociti, non volevano lasciare la loro vittima e inutilmente i presenti hanno tentato di allontanarli a forza di urla. Solo il rumore degli spari li ha fatti rintanare in casa. Le condizioni dell’anziana sono parse subito gravi. Il volto e gli arti martoriati dai morsi, un orecchio strappato. La pensionata è stata rianimata e trasportata all’ospedale milanese di Niguarda. Entrata in sala operatoria, è deceduta nel primo pomeriggio, nonostante il tentativo dei medici di operarla per salvarle la vita. Al momento dell’aggressione suo figlio non era in casa, gli inquirenti valuteranno se i due amstaff fossero tenuti e gestiti in modo adeguato, ma al momento non sono emerse precedenti segnalazioni da parte di alcuno per il loro comportamento. Prelevati da un veterinario e portati in un centro di accoglienza per animali, i due cani verranno monitorati per dieci giorni, prima che sia deciso il loro destino.