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rinoceronte bianco

Anche un italiano, Cesare Galli, nel progetto di clonazione del rinoceronte bianco

rinoceronte bianco
Embrioni “chimera”, cioè ottenuti dall’incontro di specie diverse, per salvare dall’estinzione, clonandolo, il rinoceronte bianco del Nord, di cui esistono ormai solo tre esemplari al mondo. E’ questo l’obiettivo dell’esperimento internazionale del quale fa parte Cesare Galli, il ricercatore italiano, comasco ma cremonese d’adozione, conosciuto per aver clonato il primo toro, Galileo, e la prima cavalla, Prometea. Il progetto è annunciato sulla rivista Zoo Biology dal gruppo del quale fanno parte, oltre a Galli e ai suoi collaboratori del laboratorio Avantea di Cremona, Pasqualino Loi dell’università di Teramo, e ricercatori dello zoo di San Diego. Il coordinatore è Joseph Saragusty, dell’Istituto per la fauna selvatica (Izw) di Berlino. “In ottobre – ha detto Galli – abbiamo intenzione di andare in Kenya, nella riserva Ol Pejeta, dove vivono gli ultimi tre esemplari di rinoceronte bianco del Nord: un maschio, Sudan, e due femmine: Najin e Fatu”. Nella foto sopra (di Dai Kurokawa/Epa) Najin, femmina di 25 anni di rinoceronte bianco del Nord: il suo corno è stato rimosso per scoraggiare i bracconieri e, come per gli altri due sopravvissuti, è controllato a vista 24 ore su 24 nella riserva keniota. A novembre 2015 è morta, allo zoo di San Diego in California, Nola, la quart’ultima rappresentante della specie, ne abbiamo scritto qui: era molto anziana, aveva 41 anni. L’obiettivo di Galli e del suo gruppo è trovare una strategia che possa aiutare a salvare dall’estinzione anche altre specie. La via che intendono intraprendere punta a recuperare ovociti e spermatozoi di rinoceronte bianco del Nord. I primi esperimenti sono cominciati già da mesi sugli esemplari di rinoceronte bianco del Sud che si trovano negli zoo europei. Gli ovociti vengono prelevati dopo aver addormentato gli animali con l’anestesia generale, ma per quanto riguarda il rinoceronte bianco del Nord le difficoltà non sono soltanto tecniche: “una delle due femmine, madre dell’altra, è molto anziana, mentre la figlia ha un problema all’utero”, ha spiegato Galli. Perciò, ha aggiunto, una volta ottenuti gli embrioni si prevede di trasferirli in femmine di altre specie: o rinoceronti bianchi del Sud oppure cavalli, che fra gli animali domestici sono i più simili per quanto riguarda le caratteristiche della placenta. Il passo successivo sarebbe ottenere embrioni chimera, nei quali solo lo strato di cellule più interno, destinati a formare il feto, è di rinoceronte, mentre il più esterno dal quale nascerà la placenta è della specie ospite (il rinoceronte bianco o il cavallo).