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La “pesca fantasma” minaccia i mari: l’Italia recupera 2,5 ton di reti dai fondali

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La tecnologia scende in campo per sconfiggere la “pesca fantasma”, tra i nemici più insidiosi dell’ecosistema marino. Sono le attrezzature da pesca abbandonate, perse o dismesse nei fondali che possono continuare a “vivere” negli abissi per decenni, intrappolando e uccidendo la fauna, desertificando l’area, ma anche provocando un pericolo per la navigazione. Il fenomeno si è acuito negli ultimi decenni tanto da rappresentare un quinto dei rifiuti marini globali; questo a causa dell’aumento delle attività di pesca e soprattutto per l’ampio uso di materiali sintetici di lunga durata. Un’emergenza mondiale che trova un valido alleato in boe satellitari, chip cifrati e ricevitori Gps di ultima generazione in grado di segnalare le strumentazioni abbandonate. Non è un caso che la Fao si sia messa al lavoro per la stesura di linee guida internazionali in modo da regolamentare un’efficace monitoraggio e recupero delle attrezzature, i cui primi risultati sono attesi per il prossimo luglio. Un problema molto sentito anche in Italia dove, grazie ad un progetto dell’Alleanza delle Cooperative pesca in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria, i pescatori con i loro pescherecci hanno recuperato 2,5 tonnellate tra reti fantasma e attrezzi dispersi, proponendosi a “sentinelle dei mari”. (Ansa)