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New York Times: cinghiali e cervi “invadono” il Chianti, è “una guerra” – La reazione di Una Onlus

nytcinghiali
AGGIORNAMENTO DEL 14 MARZO 2016 – LA REAZIONE DI FONDAZIONE UNA ONLUS
«Quella della sovrabbondanza dei cinghiali in molti territori italiani, in particolare in Toscana, e’ un’emergenza che necessita di soluzioni immediate e concrete». A dichiararlo e’ Nicola Perrotti, Presidente della Fondazione UNA (Uomo Natura Ambiente) Onlus commentando l’articolo pubblicato il 7 marzo scorso sul New York Times, dedicato proprio alla questione degli ungulati in Italia. «L’articolo apparso sul quotidiano statunitense – dichiara Perrotti – dimostra come questa emergenza sia vista sui media internazionali come frutto di un’anomalia tutta italiana, in cui non esiste un coordinamento proficuo tra i vari rappresentanti del mondo faunistico e ambientale. Nell’articolo del New York Times si sottolineano i danni economici recati dagli ungulati selvatici, il cui numero nel 2015 secondo i dati Ispra e’ cresciuto a oltre un milione di esemplari. Tra gli esempi citati, quello dei danni causati ai preziosi vigneti della Toscana, stimati in milioni di euro. Altro riferimento esplicito e’ alle resistenze aprioristiche da parte di componenti radicali del mondo ambientalista, che si oppongono ad ogni tipo di operazione che preveda l’innalzamento delle soglie di abbattimento. «Per affrontare questo tema serve equilibrio e pragmatismo – commenta il Presidente della Fondazione UNA Onlus – tutti le parti (mondo ambientalista, agricolo, venatorio e istituzionale) devono mettere da parte le argomentazioni preconcette e convergere verso pratiche che riequilibrino la presenza dei cinghiali sul nostro territorio. Come Fondazione Una Onlus – conclude Perrotti – seguiamo un progetto che affronta proprio questo tema. Si intitola «La Carta d’identita’ degli ungulati selvatici» ed e’ curato da ISPRA, Legambiente, Federcaccia, Arcicaccia e AnuuMigratoristi. Il progetto e’ incentrato sullo studio della fauna selvatica e sull’analisi dei dati ISPRA, indispensabili per prevenire le problematiche (danni alle attivita’ agricole, incidenti stradali e trasmissione di patologie agli animali domestici o all’uomo) derivanti dall’incremento degli ungulati selvatici. Solo con proposte concrete come queste si puo’ pensare di affrontare seriamente un’emergenza non piu’ rinviabile». (Agi)
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POST ORIGINALE DEL 9 MARZO 2016
“Spari, recinzioni e acrimonia, mentre i cinghiali fanno festa nel Chianti”: si intitola così (Gunshots, fences and acrimony as wild boars feast on Chianti) un lungo articolo che il New York Times International dedica oggi, a firma Gaia Pianigiani, con richiamo in prima pagina (foto), ad una “invasione” che sembra “una guerra” e il cui “campo di battaglia” sono i “decantati” vigneti “nel cuore della Toscana”. “Il nemico è una popolazione di voraci cinghiali e cervi” in crescita esplosiva, “che assapora le uve zuccherine e i teneri germogli delle viti, ma che è anche parte del famoso paesaggio della regione, delle sue tradizioni di caccia e cucina”, scrive il giornale newyorkese, notando che sono “quattro volte più numerosi in Toscana che in ogni altra parte d’Italia”. “I viticoltori e agricoltori locali affermano che ora (i cinghiali) minacciano un delicato ecosistema della Toscana, oltre a provocare centinaia di incidenti stradali all’anno, e danneggiare la produzione del loro prezioso Chianti Classico”. I costi sono stimati tra gli 11 e i 16 milioni di dollari all’anno, oltre ai costi per la realizzazione di recinti e barriere, che hanno anche alimentato critiche secondo cui rovinerebbero “la bellezza della campagna toscana”. Il Nyt ricorda che la regione ha approvato una legge volta a ridurre drasticamente il numero di cinghiali e cervi e cita Marco Cremaschi, del Consiglio regionale, secondo il quale “questa legge è almeno un primo passo”. Ma la legge, scrive il giornale, sembra aver innescato una serie di nuove polemiche. Perché estende di tre mesi la stagione della caccia, stabilendo però limitazioni che non piacciono ai cacciatori. E amplia i territori dove è consentito cacciare, creando preoccupazioni agli ambientalisti. Su 24zampe ne abbiamo scritto spesso, qui e qui negli ultimi tempi.