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Ein goldener und fünf silberne Berlinale-Bären stehen am Dienstag (05.02.2008) in der Werkstatt der Bildgießerei Noack in Berlin. Seit 1951 ist der Berlinale-Bär Symbol und begehrte Auszeichnung der Internationalen Filmfestspiele Berlin. Unter der silbernen und goldenen Haut der vier Kilogramm schweren Statuen verbirgt sich ein Bronzekörper, der in einem Sandbett gegossen wird. Entworfen hat die Figur die Berliner Bildhauerin Renee Sintenis (1888-1965). Vom 07.-17.02.2008 finden in Berlin die 58. Internationalen Filmfestspiele statt. Foto: Rainer Jensen dpa/lbn +++(c) dpa - Report+++

L’orso di Berlino (e altri animali), un regalo di Renée Sintenis

L’orso rappresenta la città di Berlino dalla notte dei tempi ma l’immagine moderna dell’animale-simbolo della capitale tedesca la dobbiamo a Renée Sintenis. Perchè ricordarla oggi? La scultura del suo orso è anche l’icona del Berlinale Film Festival, che alza il sipario proprio questo pomeriggio. Se la statua dell’orso – quello che accoglie in autostrada chi arriva a Berlino (foto sotto) orsoautobahn– è tra le sue opere più conosciute, la Sintenis ha scolpito prevalentemente in bronzo moltissimi animali, in cui si riconosce un accenno espressionista: i cavalli scalcianti sono un suo must ma ci ha lasciato cani (setter e terrier), capre, cerbiatti, elefanti, cammelli.

sintenis

E poi gli atleti, uno dei quali, “Der Läufer von Nurmi” (Il corridore, del 1926), le è valso l’Olympia Prize del 1932. Nata a Glatz nel 1888, Renée Sintenis (vero nome Renate Alice) all’inizio del ‘900 studia a Berlino. Impegnata nella scultura e nella grafica, fa parte dell’Accademia delle arti fino a quando non viene chiusa dal nazismo. Dopo la guerra, torna a insegnare arte alla Hochschule für bildende Künste nella capitale, dove vince numerosi premi.

Le sue sculture sono visibili in molti giardini in Germania, e il Museum Ludwig di Colonia ne conserva alcuni esemplari: oltre ai bronzetti di animali, la Dafne del 1930, realizzata per il giardino del museo di Lubecca. Fuori dei confini tedeschi, la galleria londinese di arte moderna Tate conserva una maschera autoritratto della Sintenis in legno e terracotta, del 1931. E’ un’altra delle sue opere preferite: l’artista ne ha realizzate diverse versioni dal 1915 al 1945.