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Storni e topi a Roma, per Wwf “presenza da valorizzare”. L’etologo: “Ratti? Li nutriamo noi”, per Pedica serve task force

AGGIORNAMENTI DEL 13 GENNAIO 2016

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PEDICA (PD), BASTA TOPI, TASK FORCE PER VERIFICARE RISCHI SANITARI A ROMA
«Ben venga l’appello lanciato dagli esercenti romani che chiedono di affrontare subito il problema del decoro a Roma. Bisogna organizzare una task force comunale per verificare tutte le carenze sanitarie che sono alla base del proliferare dei topi in ogni angolo della città». E’ quanto afferma Stefano Pedica del Pd. «E’ vergognoso lo stato di degrado in cui si trova la Capitale – osserva Pedica – Non bastavano i maiali e i cinghiali davanti ai cassonetti, ora arriva anche l’invasione dei topi. Di questo passo, la Capitale rischia di diventare un grande zoo a cielo aperto». (Kronos)
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L’ETOLOGO: RATTI? PROPORZIONALI A IMMONDIZIA CHE LASCIAMO

«La regola d’oro è che il numero di ratti è proporzionale al numero dell’immondizia che lasciamo: se gli lasciamo poco da mangiare si accoppiano meno, perché le femmine tendono a riassorbire gli embrioni». A dirlo è l’etologo Enrico Alleva, accademico dei Lincei. «Ci sono due specie di ratti – spiega Alleva – una è il Rattus norvegicus, detto anche ratto delle chiaviche, che vive vicino all’acqua; l’altra specie, che è quella presente maggiormente a Roma, è il rattus rattus o ratto nero, che tende a stare sugli alberi di pino e solitamente mangia pigne e se non terribilmente affamato sta per fatti suoi». E se è vero che «il fatto che siano in gruppo è naturale, perché i ratti sono animali coloniali, hanno piccole `società´ molto ben organizzate, in cui qualcuno scopre nuove fonti di cibo, qualcuno assaggia esche potenzialmente velenose e gli altri se ne accorgono», non vengono ritenuti animali particolarmente aggressivi nei confronti degli uomini. «In generale non sono certo animali che attaccano l’uomo – spiega Alleva – ma certo se l’animale, soprattutto maschio adulto, si sente costretto in un angolo o colpito può succedere che abbia una reazione, che non è una vera aggressione ma una reazione di difesa forte».

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POST ORIGINALE DEL 7 GENNAIO 2016

Quando la fauna diventa emergenza non è colpa degli animali, ma da chi ha creato le condizioni perché questo avvenga. Antonio Canu, presidente di Wwf Oasi, è uno dei principali esperti di animali in città, vive a Roma e non ci sta a scaricare sulla fauna selvatica che vive stabilmente nella Capitale la colpa delle difficoltà che i romani incontrano in questi giorni per il guano prodotto dagli storni e per la diffusione dei ratti. “L’inurbamento di alcune specie animali è un fenomeno in aumento – sottolinea Canu -. E lo sarà sempre di più. E’ quindi necessario accettare e anche valorizzare questa convivenza. Non a caso in alcune città già si tiene conto di questo aspetto importante”.

A flock of starlings flies in the dusk sky over Rome, Italy December 15, 2015. REUTERS/Tony Gentile      TPX IMAGES OF THE DAY

Il caso degli storni è ormai datato, ricorda Canu, autore del libro “Roma selvatica”, pubblicato la scorsa estate da Laterza. Gli storni, infatti, arrivarono a Roma negli anni Venti e cominciarono da subito ad utilizzare come dormitori notturni il cortile di Palazzo Venezia, Villa Torlonia, piazza Cavour, fino a raggiungere picchi di oltre 5 milioni di presenze (nella foto Reuters/Tony Gentile, uno stormo sorvola l’Altare della Patria). Ma per ovviare ai disagi che arrecano, ricorda Canu, “si può usare il metodo che riscuote maggior successo: quello del grido d’angoscia” lanciato dagli altoparlanti. Del cosidetto “distress call” abbiamo già scritto qui su 24zampe. Quanto ai ratti, “ci accompagnano da millenni, perché approfittano delle nostre abitudini – sottolinea l’esperto del Wwf -. Nel caso delle città, quella di abbandonare i rifiuti per strada, sui marciapiedi, nelle scarpate. La presenza di questi animali è infatti legata soprattutto alla disponibilità di cibo. E non mi sembra che Roma brilli in pulizia. Ecco, la soluzione mi sembra ovvia”.
Roma, secondo Canu, dovrebbe “inserire la gestione della fauna e della flora selvatica nella pianificazione urbana ordinaria: ormai è una componente della città e non un’emergenza. Si spendono un sacco di soldi a recuperare sui danni, quando ne basterebbero molti meno per programmare”, spiega. La città, sostiene, non sarebbe la stessa senza volpi, gabbiani, pappagalli, testuggini, cinghiali e persino storni: “Roma è la città che ha più biodiversità tra le città italiane e anche europee”. Questa ricchezza risiede nelle ville e nei parchi ma anche sui nostri balconi:  “Basta una mangiatoia e qualche vaso per avere uccelli e farfalle. Non è più bella la città così?», conclude l’esperto.
  • Paolo |

    Ricordo che sono i falchi, le martore, le donnole, gli scoiattoli ed i ghiri, nonché altre specie di uccelli gli animali che potrebbero controllare la popolazione di storni, invece di inutili richiami che di fatto non fanno altro che aumentare lo stress degli stessi uccelli e non sono la soluzione per creare condizioni di equilibrio, sarebbe opportuno pianificare una vera e propria riqualificazione ambientale dei parchi esistenti, meno sporcizia, meno rumore maggiore attenzione alla qualità dell’aria, obiettivo smog zero, auto elettriche, barriere mangia smog, riqualificazione delle vie d’acqua creazione di torrette ecologiche di quartiere per il recupero il compostaggio e l’analisi ambientale … insomma il WWF dovrebbe essere il primo a proporre questo nuovo rapporto con l’ambiente che ci circonda , invece leggo solo di dissuasori che non hanno effetto, nei palazzi dell’Eur nove sono installati non fanno altro che far spostare e lasciare in volo gli stormi sino al tramonto inoltrato seminando pioggia non gradita su tutto e tutti.

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