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Tornano liberi quattordici orangutan sequestrati 6 anni fa ai trafficanti in Thailandia

Sono tornati a casa, finalmente liberi i 14 oranghi sottratti, 6 anni fa, al commercio illegale di fauna selvatica. I primati, custoditi dopo il sequestro in un centro di recupero in Thailandia, sono stati rimandati in Indonesia, loro Paese di origine (Isola di Sumatra). Sale così a 66 il numero totale di Orangutan restituiti dal governo thailandese all’Indonesia dal 2006 a oggi, testimonianza di una collaborazione bilaterale sul fronte della lotta al bracconaggio nel contesto del Sudest asiatico.
One of fourteen orangutans waits in a cage to be sent back to Indonesia at a military airport in Bangkok, Thailand, Thursday, Nov. 12, 2015. These orangutans were allegedly smuggled out of Indonesia into a private zoo in Thailand. Thailand and Indonesia have cooperated in the repatriation program to return the primates to their original habitat. (AP Photo/Sakchai Lalit)
Il viaggio verso casa dei 14 oranghi (nella foto AP Photo/Sakchai Lalit, una delle scimmie) confiscati ai trafficanti illegali di natura negli scorsi anni rappresenta un impegno concreto per contrastare il traffico illegale di animali, ma per una storia che finisce a lieto fine – sottolinea il Wwf – ce ne sono molte altre ben più drammatiche. La sopravvivenza degli oranghi continua quotidianamente a essere messa a rischio dal bracconaggio e dalla deforestazione. Nell’ultima Annual Conference il Wwf ha dichiarato il Borneo uno dei fronti più drammatici di deforestazione a livello planetario.
Solo l’Isola di Sumatra ha perso in meno di 25 anni quasi il 50% delle foreste e, più in generale, si ritiene che l’80% dell’habitat degli oranghi sia andato letteralmente in fumo negli ultimi 20 anni. Nel 2015 il WWF ha rinforzato l’impegno contro il bracconaggio e il commercio illegale di cuccioli di orango. I piccoli di questa specie, sottratti alle madri che si fanno uccidere per difendere i propri cuccioli, vengono commerciati illegalmente come animali da compagnia. In realtà malattie, stress o depressione per la perdita della madre, condannano frequentemente alla morte queste innocenti creature che tanto ci assomigliano.