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Collegato ambientale: caccia ai cinghiali solo nei periodi previsti, no nuove immissioni, no deroghe per gli storni

AGGIORNAMENTI DEL 3 NOVEMBRE 2015
COLLEGATO AMBIENTALE: OK A CACCIA CINGHIALI MA CON LIMITI, DOMANI IL VOTO

Caccia aperta ai cinghiali, ma solo nei periodi previsti dal calendario venatorio regionale, e ripopolamento esclusivamente nelle aziende faunistiche e agrituristiche venatorie e nelle zone di addestramento cani. Divieto dunque di immissione di esemplari alloctoni (non della zona) e divieto assoluto di dargli da mangiare. E’ questa, in estrema sintesi, la soluzione che è stata trovata nell’Aula di Palazzo Madama alla questione dei cinghiali considerati in molte regioni un problema per l’agricoltura e la sicurezza. L’Assemblea del Senato ha infatti approvato l’emendamento del relatore Stefano Vaccari al collegato ambientale 2014, ormai in dirittura d’arrivo. Oggi si è concluso l’esame degli emendamenti e per domani sono previste le dichiarazioni di voto e il voto. Gli interventi contro la proliferazione dei cinghiali contenuti nel Collegato ambientale, spiega Vaccari, consentono “non di cacciare tutto l’anno”, ma di “rendere più concreta ed efficace la lotta alla diffusione di questa specie animale sul nostro territorio”. Per quanto riguarda gli storni, invece, non si prevedono deroghe automatiche per la caccia che potrebbero esporre l’Italia a infrazioni Ue, ma si dà il via libera alle doppiette solo nel caso in cui i volatili mettano a repentaglio zone dedicate a colture “specifiche” e di pregio. Se approvato domani dall’Aula del Senato, il testo dovrebbe tornare alla Camera. (Ansa)

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SODDISFAZIONE DELL’ENPA: SCOMPARSO L’EMENDAMENTO KILLER DAL COLLEGATO AMBIENTALE, ROCCHI: “UN PASSO AVANTI”

«Desidero rivolgere un ringraziamento particolare a tutti coloro i quali si sono impegnati a fianco di Enpa nella battaglia per scongiurare il colpo di mano teso ad autorizzare caccia libera e selvaggia contro i cinghiali. Al momento, questa ipotesi sembra scongiurata, ma,insieme a migliaia di cittadini che ci hanno sostenuto, continueremo a vigilare affinché ciò non accada in futuro». Lo dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, che definisce la votazione di oggi al Senato come un passo avanti. Opportuno lo stop alle immissioni di cinghiali su tutto il territorio nazionale, ma insensate le deroghe previste per le aziende faunistico venatorie ed agri turistico venatorie, che sono state all’origine dell’introduzione in Italia di una specie alloctona – il cinghiale dell’est europa, più grande e prolifico – per volere dei cacciatori. Non soddisfacente è il divieto solo parziale di allevamento di cinghiali, limitato alle aree confinanti con parchi e aree protette, e con coltivazioni particolarmente vulnerabili. Non si può dimenticare che l’Anci aveva esplicitamente e ripetutamente richiesto il divieto su tutto il territorio nazionale sia di ripopolamenti che di allevamenti. Resta inaccettabile ancora una volta una misura approvata a favore dei cacciatori che prevede la costruzione di strutture per la caccia da appostamento fisso (tra cui, le cosiddette altane, torri alte più di venti metri) in base a una semplice autorizzazione dell’ufficio caccia in barba alle norme urbanistiche – che tutti i cittadini sono tenuti ad osservare. Infine, una generica e fumosa norma relativa alle deroghe allo storno, specie protetta, ci porrà di nuovo nel mirino dell’Europa: già in passato ci è valsa una condanna da parte della Corte Europea di Giustizia.

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AGGIORNAMENTO DEL 26 OTTOBRE 2015
DA ENPA E LAV UN PIANO PER LA GESTIONE DEI CINGHIALI AL MINISTERO ABMIENTE
Le associazioni animaliste Enpa (Ente nazionale protezione animali) e Lav (Lega Anti Vivisezione) hanno presentato al Ministero dell’Ambiente un documento con le loro proposte per affrontare la “questione cinghiali“. Le due sigle vogliono scongiurare l’ipotesi, avanzata in Senato durante la discussione del Dddl Collegato Ambientale, di autorizzarne la caccia libera per dodici mesi all’anno. Secondo le associazioni, un ‘tweet’ del ministro Galletti avrebbe rilanciato questa ipotesi. Enpa e Lav propongono la messa al bando dei ripopolamenti venatori, il divieto di allevamento su tutto il territorio nazionale, il divieto di commercializzare cinghiali e lo stretto controllo sugli allevamenti di suini allo stato brado, per evitare fenomeni di ibridazione. “Esprimiamo la nostra più viva preoccupazione rispetto alla situazione di emergenza che si è venuta a creare non solo in sede parlamentare, ma anche al Ministero dell’Ambiente – si legge in una nota congiunta delle due associazioni -. Ancora una volta chiediamo al Ministro Galletti, custode della biodiversità del nostro Paese, di chiarire la propria linea, smentendo ogni possibile progetto di deregulation venatoria. Oppure di dimettersi perché, se le indiscrezioni di queste ore fossero confermate, verrebbe meno al proprio mandato istituzionale”. (Ansa)
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AGGIORNAMENTO DEL 25 OTTOBRE 2015
ENPA: ALLO STUDIO IL PROGETTO “CACCIA SELVAGGIA”
Secondo alcune indiscrezioni raccolte dall’Enpa (Ente Nazionale per la protezione degli animali) in ambienti parlamentari, ”sarebbe imminente la presentazione di un emendamento al Collegato Ambientale, in votazione martedì al Senato, che consentirebbe ai cacciatori e agli agricoltori di sparare ai cinghiali 12 mesi l’anno”. Cio’ in deroga alle attuali previsioni normative della legge 157/92 sulla tutela della fauna selvatica e di disciplina del prelievo venatorio. ”Stando a tali rumor, il colpo di mano sarebbe condotto con il benestare del Ministro dell’Ambiente, autore – proprio nei giorni scorsi – di un tweet particolarmente inquietante sull’argomento (“Problema troppi #cinghiali esiste, per abitanti e agricoltura. Affrontarlo è dovere”)”. L’associazione chiede al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ”di smentire tali indiscrezioni, e ogni eventuale e ulteriore ipotesi di caccia no limits contro i cinghiali, o altrimenti di dimettersi dal proprio incarico perché, se tali voci fossero confermate, egli verrebbe verrebbe meno al proprio mandato istituzionale di custode della biodiversità”, dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, che sottolinea come l'”affaire cinghiali” non sia ”una questione a sé stante, ma, come dimostrano inquietanti e ricorrenti segnali politici, rientri in un disegno più ampio di smantellamento delle ultraventennali politiche del nostro Paese a difesa dell’ambiente e degli animali che si tradurrebbe anche in una vera e propria militarizzazione del nostro territorio”.
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AGGIORNAMENTO DEL 23 OTTOBRE 2015
COLDIRETTI E.R.: DA STORNI E CINGHIALI  I DANNI MAGGIORI IN AGRICOLTURA
Con 207 mila euro di danni nel 2014, gli storni sono gli animali selvatici che fanno più danni all’agricoltura subito dopo i cinghiali (227 mila euro di danni) e rappresentano da soli quasi il 15% dei danni alle colture, con l’aggravante che si tratta di colture di alta qualità e ad alto valore aggiunto, come la frutta. Lo sostiene Coldiretti Emilia Romagna esprimendo apprezzamento per l’approvazione da parte dell’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna della risoluzione presentata dalla consigliera Manuela Rontini affinché la Giunta intervenga presso il Governo perché lo storno venga inserito nuovamente tra le specie cacciabili. Il problema della caccia allo storno – spiega Coldiretti – scaturisce da un direttiva comunitaria che lo inserisce tra le specie in estinzione in alcune parti d’Europa. E’ un provvedimento che comprende anche l’Italia, dove però lo storno non solo non è a rischio, ma è in costante crescita, al punto da minacciare la biodiversità, proprio a causa dei danni ambientali che sta provocando. Tra l’altro questo volatile – afferma Coldiretti – colpisce in particolare colture ad alto valore aggiunto e ad alta intensità di manodopera, come i frutteti e vigneti, mettendo a rischio il reddito delle imprese e l’occupazione. In Italia sarebbe possibile reinserire lo storno – ricorda Coldiretti – tra le specie cacciabili facendo richiesta motivata all’Unione europea entro la fine del 2015. Le imprese agricole – spiega Coldiretti Emilia Romagna – sono penalizzate da due fattori: il primo è la difficoltà di contenere la sempre più rapida diffusione di questi uccelli, che si contano ormai in termini di milioni di esemplari; il secondo è la difficoltà ad ottenere i risarcimenti dagli enti pubblici, che hanno ancora tempi lunghi. Per questo Coldiretti regionale già all’inizio della scorsa estate aveva aperto un confronto con l’amministrazione regionale e i prefetti, con l’obiettivo di discutere l’utilità dei provvedimenti di prevenzione e controllo e gli effetti dei danni provocati dalla fauna selvatica all’agricoltura. (Ansa)
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AGGIORNAMENTO DELLE 19.45
GALLETTI: IL PROBLEMA DEI TROPPI CINGHIALI ESISTE E VA AFFRONTATO
«Problema troppi cinghiali esiste, per abitanti e agricoltura. Affrontarlo e’ dovere». Lo scrive su Twitter il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. (Asca)
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VACCARI (PD): RITIRATO E RIFORMULATO EMENDAMENTO, NESSUNA DEROGA SUI CINGHIALI. SU STORNI ABBATTIMENTI SOLO SE PERICOLO COLTIVAZIONI
«Ho ritirato e riformulato il mio emendamento sui cinghiali, ma voglio sottolineare che l’argomento della necessita’ di prevedere interventi di abbattimento per evitare danni all’agricoltura e pericoli per le persone non e’ entrato nel collegato ambiente grazie a me, ma all’iniziativa di altri colleghi, in seguito alle vittime di quest’estate. Nella nuova versione dell’emendamento, comunque, non e’ prevista alcuna deroga alla legge 157/92 sulla caccia, ma solo il divieto su tutto il territorio nazionale di allevare o foraggiare cinghiali, per evitare che questa specie proliferi senza controllo anche nelle aree protette e nelle zone limitrofe. Chiediamo inoltre alle Regioni di adeguare di conseguenza i loro piani faunistici». Lo spiega il senatore del Pd Stefano Vaccari, segretario della Commissione Ambiente e relatore al collegato ambientale. «Per quanto riguarda gli storni – continua Vaccari – prevediamo che le Regioni possano consentire il prelievo solo laddove e solo quando gli stormi rappresentano un pericolo per la specificita’ delle coltivazioni, come avviene in alcune zone, ma appunto solo e sempre nell’ambito di quanto previsto dalla legge sulla caccia. In sostanza non si prevedono deroghe e dunque alcune associazioni animaliste possono evitare di compiere opera di disinformazione». (Dire)
Pubblico di seguito i comunicati delle associazioni ambientaliste, le cui posizioni dovrebbero essere state, almeno in parte, superate dalla riformulazione dell’emendamento. Il dibattito sugli emendamenti al Collegato ambientale e sulle tutele per la fauna selvatica va avanti da giorni, ne abbiamo già parlato qui su 24zampe.
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ENPA: IL COLLEGATO NON ENTRI IN COLLISIONE CON L’EUROPA
Né deroghe, né deregulation, né colpi di teatro, né colpi di mano: per l’Ente nazionale protezione animali “il nostro Paese ha bisogno di una seria politica di tutela della fauna, e i convulsi cambiamenti apportati nelle ultime ore al disegno di legge ‘Collegato Ambientale’, all’esame dell’aula del Senato, dimostrano quanto questa debba essere una priorità”. Per il consigliere nazionale dell’Ente, Annamaria Procacci, “desta un grande allarme l’introduzione delle deroghe di caccia allo storno, che costituirebbero un autentico regime permanente di attività venatoria e che farebbero aprire una nuova procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per il massacro di una specie che, come è noto, è protetta dalla Direttiva “Uccelli” (147/2009). Un copione, questo, già visto e vissuto, che ci causò una pesante condanna nel luglio del 2010 da parte della Corte di Giustizia Europea. Chiediamo che il testo del Collegato Ambientale rispetti il senso della sua natura e che quindi – spiega Procacci – sia cancellato ogni cedimento alle pressioni della lobby venatoria, anche per non finire nuovamente in rotta di collisione con l’Europa. Il Parlamento torni a legiferare serenamente, nel rispetto delle regole comunitarie e internazionali, dello spirito della legge nazionale 157/92 e della profonda sensibilità dell’opinione pubblica, di cui i suoi rappresentanti istituzionali dovrebbero farsi interpreti, anche in considerazione del declino grave che vive la biodiversità”. (Ansa)
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LEGAMBIENTE: L’EMENDAMENTO VACCARI E’ UNA PEZZA PEGGIORE DEL BUCO DA RISOLVERE
«Il senatore Vaccari ha depositato ieri pomeriggio l’emendamento n.6.550 all’articolo 6 dell’A.S. 1676, noto come Collegato Ambientale alla legge di stabilita’ 2014, che in deroga alla norma vigente per la tutela della fauna apre ad abbattimenti non selettivi tutto l’anno al cinghiale, sia dove ci sono stati danni all’agricoltura che dove cio’ non e’ avvenuto, sia dove gli enti hanno ben operato sia dove cio’ non e’ avvenuto. Un commissariamento indistinto della legge nazionale e delle istituzioni che diventerebbe legge se tale emendamento non venisse ritirato. Una pezza di gran lunga peggio del buco che dovrebbe risolvere». Cosi’ in un comunicato Antonino Morabito, responsabile Fauna e benessere animale di Legambiente, sull’emendamento citato. «La caccia finora e’ stata parte del problema e non della soluzione ai danni causati dalla fauna selvatica e non e’ con la deregolamentazione indistinta che potremo risolvere il problema. Anzi, cio’ potrebbe causare ulteriori danni all’agricoltura e aumentare i conflitti tra agricoltori e cacciatori per stabilire chi potra’ speculare con la vendita di ungulati, vivi o morti. Una pessima proposta che certificherebbe l’incapacita’ dell’Italia, tramite le sue Istituzioni territoriali, di gestire il patrimonio indisponibile dello Stato aumentando i rischi nelle campagne, a danno di tutti i cittadini», conclude Morabito. +++
LAV: CINGHIALI, NUOVO ATTACCO AI SELVATICI, GRAVI RICADUTE SU AMBIENTE, ANIMALI E TASCHE CITTADINI

Il Senatore Stefano Vaccari (Pd) «gia’ noto alle cronache» per aver inserito nel Collegato ambientale alla legge di stabilita’ 2014 «un emendamento che vuole favorire la costruzione dei capanni e delle altane utilizzate dai cacciatori per uccidere piccoli uccelli migratori e caprioli», ora, «con il pretesto dei danni provocati dagli animali selvatici all’agricoltura, propone un ulteriore emendamento che vuole liberalizzare la caccia ai cinghiali svincolandola dai piani di abbattimento previsti dalla legge nazionale». Inoltre «dispone il ricorso alle deroghe per poter uccidere gli storni». Queste pero’ «sono due proposte irricevibili- commenta Massimo Vitturi responsabile Animali Selvatici della Lav– che causeranno piu’ problemi di quelli che dovrebbero risolvere».

La caccia ai cinghiali, al di fuori dei piani di selezione imposti dalla legge nazionale, «causa gravissime conseguenze a tutto l’ecosistema- avverte la Lav– determina la crescita esponenziale del disturbo nei confronti di tutti gli altri animali, anche quelli protetti, con inevitabili ricadute negative sullo stato di conservazione delle loro popolazioni». Inoltre, la caccia che non si basa sull’analisi puntuale dei dati relativi alla popolazione su cui interviene, «determina inevitabilmente la destrutturazione sociale delle popolazioni- prosegue l’associazione- nel caso dei cinghiali questo puo’ determinare l’incremento della fertilita’ delle femmine, con il risultato paradossale, gia’ conosciuto dalla comunita’ scientifica, che dove vengono uccisi piu’ animali i danni crescono invece di diminuire». Inoltre, «la parte dell’emendamento che autorizza la caccia in deroga allo storno, riapre l’annosa questione delle deroghe che ha gia’ visto il nostro Paese protagonista di una pesante procedura d’infrazione, finalmente sanata nel 2014», dice la Lav, e l’intervento del senatore Stefano Vaccari «determinera’ la riapertura della procedura, rimettendo l’Italia sul banco degli imputati e condannando i cittadini a pagare le conseguenti salatissime multe». Cio’ detto, «non e’ accettabile che il Collegato ambientale ad una legge di stabilita’, divenga un terreno di conquista per le mire filo-venatorie di un Senatore evidentemente portavoce delle frazioni piu’ estremiste dei cacciatori – conclude Massimo Vitturi responsabile Animali Selvatici della Lav – chiediamo un intervento deciso e coeso a tutti i Senatori perche’ le proposte del Senatore Vaccari vengano messe all’angolo della nostra societa’, come gia’ accade ai cacciatori che rappresentano oramai meno dell’1% della popolazione».
  • Carla Aldrigo |

    La caccia dovrebbe essere abolita! REFERENDUM!!!

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