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Bestiario associativo. Enpa sulle altane per cacciatori, Greenpeace per i panda del Sichuan, Lav sul benessere animale negli zoo

ENPA: NEL COLLEGATO AMBIENTALE C’È UN REGALO AI CACCIATORI SULLE ALTANE
Un emendamento del senatore Stefano Vaccari, Pd, relatore, al Collegato Ambientale gia’ approvato in commissione al Senato e ora all’esame dell’Aula, «prevede che l’autorizzazione alla caccia per gli appostamenti fissi venga considerata alla stregua di un titolo edilizio. Essa infatti consentirebbe ai cacciatori di erigere strutture da cui sparare agli animali (tra cui le altane) senza seguire l’iter previsto per il rilascio dei permessi a costruire e senza il rispetto delle norme in materia di paesaggio, piani paesistici, piani regolatori comunali, e cosi’ via». Lo denuncia l’Ente nazionale protezione animali– Enpa.
La presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, ha scritto una lettera ai senatori italiani a nome di Lav ed Enpa con cui chiede di «cancellare la norma dal collegato ambientale votando gli emendamenti soppressivi presentati da alcuni parlamentari ed evitando cosi’ l’ennesimo regalo ai cacciatori, una categoria con la quale il nostro ordinamento e’ gia’ smaccatamente `generoso´». «L’emendamento Vaccari- sottolinea la presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi- e’ una norma a rischio di incostituzionalita’ poiche’ viola uno dei cardini del nostro sistema: il principio di uguaglianza. Infatti, se un comune cittadino vuole costruire un capanno o altra struttura, non puo’ procedere di sua iniziativa ma deve giustamente seguire un iter autorizzativo previsto anche a tutela dell’interesse collettivo. E allora perche’ mai i cacciatori devono esserne esonerati, in virtu’ di una norma che assomiglia ad un vero e proprio condono e che si pone in spregio di ogni regola urbanistica?». Negli ultimi anni, prosegue la lettera, «e’ stata rimossa dal territorio italiano, soprattutto in alcune regioni del Nord, una grande quantita’ di appostamenti fissi, anche sotto forma di torri o di enormi capannoni da caccia che deturpano gli angoli piu’ belli dei nostri boschi e delle nostre campagne, rappresentano un fin troppo facile tiro al bersaglio sugli animali selvatici, costituiscono molto spesso un autentico pericolo per la loro precarieta’».
Insomma, se la proposta Vaccari dovesse diventare legge, «il nostro paesaggio potrebbe presto essere ulteriormente sconvolto da `mostri’di lamiere e tubolari di ferro, alti anche piu´ di 20 venti metri, che rappresenterebbero un vero pericolo per la pubblica incolumita’, gia’ gravemente minacciata dagli spari delle doppiette- conclude la presidente Enpa- come, purtroppo, dimostra il triste e lungo elenco di morti di questo primo mese di caccia».
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GREENPEACE: STANNO DISTRUGGENDO LA FORESTA DEL SICHUAN, “CASA DEL PANDA”
Patrimonio dell’umanità e casa del panda gigante, circa 1.300 ettari della foresta cinese di Sichuan sono stati distrutti. A denunciarlo è Greenpeace che ha scoperto come la deforestazione illegale in questo sito sia una minaccia diretta per molte piante e specie animali in via d’estinzione, come il famoso panda gigante. «L’entità della deforestazione illegale in quest’area così preziosa è impressionante – afferma Pan Wenjing della campagna Foreste e Oceani di Greenpeace Est Asia – . Quanto svelato da Greenpeace indebolisce gli sforzi del governo cinese di preservare il patrimonio naturale. Chiediamo al governo nazionale e alle amministrazioni locali di porre un freno alla deforestazione». La scoperta di Greenpeace è il risultato di due anni di indagini condotte con il telerilevamento, l’analisi delle mappe satellitari e diverse ricerche sul campo nelle aree che circondano la riserva naturale nazionale del Fengtongzhai a Ya’an, nella regione del Sichuan, parte di un importante corridoio migratorio e habitat di numerose specie rare di piante e animali.
Nonostante la normativa che dal 1998 vieta l’abbattimento degli alberi nelle foreste naturali a scopo di profitto, gli affaristi locali e le autorità si sono serviti di una scappatoia nel `Regolamento tecnico per la ricostruzione delle foreste a basso rendimento´ che li autorizza a sostituire la foresta con piantagioni più redditizie in nome di una presunta `rigenerazione forestale´. Le autorità hanno affrontato il problema con un ulteriore divieto emanato nel 2012, ma le indagini di Greenpeace Cina dimostrano che queste misure sono inefficaci. Se la falla nel sistema normativo non verrà sanata, un terzo delle foreste naturali cinesi rimarrà a rischio deforestazione anche dopo l’estensione del Programma di Protezione delle Foreste Nazionali previsto per il 2017. Precedenti indagini di Greenpeace Cina avevano scoperto simili attività illegali anche nelle province dello Yunnan (2013) e dello Zhejiang (2014).
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LAV: NEGLI ZOO LA NORMATIVA UE E’ CARENTE SUL BENESSERE ANIMALE
Uccidere un animale dello zoo perché in esubero. Si può fare perché manca nella normativa europea il criterio relativo al benessere degli animali, e succede che ogni Stato membro interpreta a modo proprio la direttiva Ue del 1999. Così Gaia Angelini, responsabile Lav animali esotici in cattività, spiega all’AdnKronos qual è la condizione degli zoo in Europa tornando sulla vicenda di una leonessa uccisa in uno zoo in Danimarca (ne abbiamo parlato qui su 24zampe), dove «manca una legge nazionale che obblighi lo zoo a mantenere in vita gli animali». Purtroppo «è possibile in diversi Paesi dell’Ue», che tengono conto delle logiche dello zoo a discapito della vita degli animali. Nello zoo danese, ad esempio, ha prevalso il fattore spazio e «non esiste una legislazione che ne impedisca l’uccisione», se non per motivi sanitari come in Italia. Secondo Angelini, «la direttiva Ue disciplina gli zoo in maniera generica, solo da un punto di vista amministrativo, ma non introduce il concetto che gli animali devono essere tenuti in concordanza con i loro bisogni etologici». In particolare, la direttiva stabilisce i criteri da rispettare per poter essere un giardino zoologico, ma «non regolamenta le gestione, il trasferimento, l’importazione e il benessere degli animali». In Italia la direttiva è stata recepita con il decreto legislativo del 2005, ma a tutt’oggi, denuncia Angelini, «c’è una scarsa applicazione”. Per questo, conclude la responsabile Lav animali esotici in cattività, «la Lav auspica una revisione della direttiva Ue».