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Bestiario in breve. Niente sesso siamo giaguari, cacciatore spara al cane, Oms e leishmaniosi

INDIA: GIAGUARO CACCIATO DALLO ZOO, “PENSA AL CIBO E NON AL SESSO”
“Troppo grasso” e più interessato al cibo che non al sesso: è in pratica con questa motivazione che lo zoo di Nuova Delhi ha cacciato, rimandandolo in un giardino zoologico del Kerala da cui proveniva, uno sfortunato giaguaro di nome Salman (nella foto Ansa). La vicenda viene riferita in questi termini dal sito del giornale Indian Express. Il felino di 12 anni era stato dato “in prestito” in ottobre dallo zoo di Trivandrum proprio per riprodursi con l’unica giaguaro femmina della struttura della capitale indiana, Kalpana, ma da allora ha mostrato “completo disinteresse” per la compagna. “Si vede che la femmina prova a sedurlo, ma lui giace in un angolo e non risponde. E’ troppo grasso per procreare”, ha sostenuto il curatore dello zoo di Delhi, Riaz Khan. “E’ pigro, è un mangione, ama solo mangiare a rilassarsi”, ha rincarato uno dei guardiani di Salman.Un giaguaro in un'immagine d'archivio. "Troppo grasso" e più interessato al cibo che non al sesso: è in pratica con questa motivazione che lo zoo di Nuova Delhi ha cacciato, rimandandolo in un giardino zoologico del Kerala da cui proveniva, uno sfortunato giaguaro di nome Salman. La vicenda viene riferita in questi termini dal sito del giornale Indian Express. Il felino di 12 anni era stato dato "in prestito" in ottobre dallo zoo di Trivandrum proprio per riprodursi con l'unica giaguaro femmina della struttura della capitale indiana, Kalpana, ma da allora ha mostrato "completo disinteresse" per la compagna.        ANSA/MIGUEL GUTIERREZ“Ogni mattina troviamo resti di cibo nelle gabbie di altri giaguari ma questo spazzola tutto”, ha insistito il guardiano. I quattro felini dello zoo vengono nutriti con circa sei chili di carne di bufalo ma a Salman era stata imposta una “severa dieta” con la speranza di rimetterlo in forma e ridargli appetito sessuale. E’ stato anche messo in una gabbia più grande sperando che giocasse facendo “esercizio”: “Ma passeggia un po’ e poi giace in un angolo”, riferisce ancora il custode. Il sito mostra una foto di Salman con un ventre prominente ma l’articolo non sottolinea i devastanti effetti della vita di gabbia sui grandi felini nati per a correre in vasti spazi. (Ansa)
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FERRARA: CACCIATORE SPARA AL SUO CANE, DENUNCIATO DAI “COLLEGHI”
Sono stati altri cacciatori a ‘denunciarlo’ e chiamare la polizia provinciale di Ferrara indicando che lui, un cacciatore veneto, poco prima aveva sparato al proprio cane, una femmina di bracco tedesco di sette anni, un colpo di fucile, e poi lo aveva lasciato morire in un campo arato continuando a cacciare come se nulla fosse. Il fatto è accaduto nel territorio di Formignana, dove ad essere accusato del reato di uccisione di animale, previsto dall’articolo 544-bis del codice penale, è stato un cacciatore veneto, denunciato dalla Polizia Provinciale estense. All’episodio, avevano assistito alcuni cacciatori che hanno immediatamente avvisato una pattuglia della vigilanza volontaria appartenente alla Federazione italiana della caccia (Fidc), che opera nell’ambito del coordinamento attuato dalla Polizia Provinciale. I volontari, rendendosi conto della gravità dell’accaduto, hanno richiesto l’intervento degli agenti provinciali. Sul posto gli uomini del comandante della polizia provinciale, Claudio Castagnoli hanno potuto accertare come il cane, una femmina di quasi sette anni di Bracco tedesco, fosse già morto. Dopo l’identificazione dell’uomo e la contestazione del reato, gli agenti della Provinciale hanno proceduto al sequestro del fucile, mentre l’animale è stato consegnato all’Istituto zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna, Sezione di Ferrara, per l’eventuale necroscopia. Nello stesso tempo sono stati identificati i cacciatori presenti nei pressi dell’accaduto, al fine di raccogliere testimonianze utili ad accertare i fatti. Dai primi risultati, sembra che dopo lo sparo il cacciatore non si sia interessato delle condizioni dell’animale, in seguito deceduto, e un’ora più tardi l’uomo è stato trovato in esercizio di caccia mentre col fucile carico vagava in un terreno non distante alla ricerca di selvaggina. (Ansa)
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OMS: MANUALE PER LA SORVEGLIANZA DELLA LEISHMANIOSI
E’ in arrivo, per la prima volta, un ‘Manuale per la sorveglianza epidemiologica, monitoraggio e valutazione della leishmaniosi’ ad uso globale. A volerlo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che avvalendosi di un comitato internazionale di esperti, metterà a punto nei due giorni di lavoro (22-23 ottobre) presso l’Istituto belga di Medicina Tropicale (Anversa) la stesura definitiva del documento che costituirà “la linea guida per gli operatori di sanità pubblica dei 98 Paesi endemici per questa malattia, ma anche di quei Paesi confinanti che sono minacciati dalla diffusione della leishmaniosi a causa dei cambiamenti climatici”. Erroneamente considerata una malattia esclusivamente ‘tropicale’, la leishmaniosi è presente anche in tutti i Paesi del Sud Europa, dal Portogallo alla Grecia, Italia inclusa, e recenti evidenze mostrano una sua penetrazione nel Centro-Nord Europa, dalla Francia continentale alla Germania fino all’Ungheria. La standardizzazione e l’armonizzazione dei metodi di sorveglianza da adottare in Paesi molto diversi tra loro contribuiranno alla conoscenza globale di questa ‘malattia negletta’ e al monitoraggio delle misure di controllo adottate nei differenti contesti epidemiologici, sociali e ambientali. La difficoltà di redigere un manuale ‘unico’ risiede nella grande diversità delle leishmaniosi. “Queste sono un gruppo di malattie causate da protozoi del genere Leishmania, che vengono trasmessi all’uomo e agli animali da insetti vettori conosciuti come flebotomi o pappataci. Sono proprio questi ospiti invertebrati ad essere influenzati dai cambiamenti climatici, che ne stanno determinando una maggiore diffusione geografica”. La bozza del manuale, preparata dallo staff del Department of Control of Neglected Tropical Diseases dell’Oms, verrà finalizzata con il contributo di dieci specialisti che rappresentano diverse realtà della ricerca in sanità pubblica internazionale. L’Italia è rappresentata dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss). (Ansa)