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Emergenza cinghiali, Realacci a Galletti: “Serve un commissario” ma per la Lav “Vogliono promuovere il massacro degli animali”

AGGIORNAMENTO DEL 8 SETTEMBRE: REALACCI PRESENTA INTERROGAZIONE AL MINISTRO GALLETTI SULL’EMERGENZA CINGHIALI, “SERVE COMMISSARIO”
 ”L’emergenza cinghiali è figlia anche di ripopolamenti venatori sbagliati. Un commissario per aiutare i parchi nazionali ad affrontare il problema”. Così il presidente della commissione Ambiente alla Camera, Ermete Realacci, che insieme con il capogruppo Pd nella stessa commissione, Enrico Borghi, ha presentato un’interrogazione al ministero dell’Ambiente sulla proliferazione incontrollata dei cinghiali. ”La grande proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali, che secondo stime Ispra hanno ormai superato il milione di esemplari, sta causando danni ingenti alle colture agricole e anche alcuni gravi incidenti all’uomo”, osservano. ”La situazione – proseguono – ha assunto di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici. In particolare i nostri Parchi Nazionali, che hanno strumenti in più rispetto al resto del territorio per governare questo fenomeno con rigore, sono le istituzioni che meglio si possono candidare ad affrontare il problema in modo serio e scientifico”. Nell’interrogazione Realacci fa presente al ministro Gian Luca Galletti che andrebbe nominato ”un commissario ad acta per affrontare la questione anche in quei parchi nazionali che non stanno provvedendo alla gestione del problema. Questo – prosegue Realacci – per ottenere il pieno contributo dei parchi alla risoluzione” del problema.
AGGIORNAMENTO DEL 7 SETTEMBRE – LAV CONTRO CACCIATORI, LEGAMBIENTE E FEDERPARCHI: ASSIEME PER PROMUOVERE IL MASSACRO DEGLI ANIMALI
Comunicato della Lav: Nel corso della festa dell’Unità tenutasi a Milano, il 6 settembre si è creata una vera e propria alleanza per la distruzione dell’ambiente: cacciatori a braccetto con Legambiente e Federparchi, tutti uniti con l’obiettivo di far entrare i cacciatori nei parchi nazionali. L’idea lanciata dal palco della festa nazionale del PD, è quella di uccidere gli animali selvatici che vivono nei parchi, per trasformarli in merce da avviare ai mercati nazionali: un’idea aberrante che viola in un sol colpo almeno due leggi dello Stato, quella sui parchi e quella sulla tutela degli animali selvatici.“Utilizzando il pretesto della tutela della biodiversità viene proposta l’apertura ai fucili dei cacciatori e alla loro passione sanguinaria, delle zone a più alto valore ecologico del nostro Paese – commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali selvatici – una proposta aberrante e anticostituzionale, che se dovesse essere attuata procurerà la morte di migliaia di animali e la definitiva sparizione dei parchi, intesi come ambiti di tutela dell’ambiente a beneficio di tutti i cittadini”.Sul tanto sbandierato problema dei supposti danni procurati all’agricoltura dagli ungulati e in particolare dai cinghiali, le istituzioni e i privati continuano da tempo una prepotente campagna mediatica che propone quale unica soluzione lo sterminio degli animali da parte dei cacciatori. Dimenticando che sono proprio le politiche di caccia e i ripopolamenti la causa del problema e, nello stesso tempo, i cacciatori coloro che traggono vantaggio dall’esistenza – reale o presupposta – di tali danni. I cacciatori non hanno alcun interesse a risolvere questo problema, perché se improvvisamente i danni dovessero ridursi o addirittura azzerarsi, non sarebbe più richiesto il loro intervento. Se poi la proposta di cacciatori-Legambiente-Federparchi dovesse divenire realtà, le ragioni per non risolvere il problema aumenterebbero ulteriormente. L’inserimento dei cinghiali nella filiera alimentare comporterebbe infatti un indubbio vantaggio economico per i cacciatori, vantaggio garantito solo dal permanere dei cinghiali e dei danni a loro imputati.I cacciatori sono i responsabili diretti e conclamati dell’importazione nel nostro Paese di una razza di cinghiali proveniente dall’est Europa. Animali molto più grandi e prolifici di quelli nazionali, che hanno rapidamente preso il predominio del territorio, determinando i danni all’agricoltura oggi utilizzati come giustificazione al loro massacro.  E’ quindi sui cacciatori che devono ricadere le misure che puntano alla riduzione dei danni procurati all’agricoltura, non agli incolpevoli cinghiali.“Per questo motivo chiediamo al Governo che per almeno un anno il gettito fiscale proveniente dalle licenze di caccia venga messo a disposizione degli istituti che stanno predisponendo il vaccino che controlla la fertilità degli animali- prosegue Vitturi – la caccia non è la soluzione, perché legata a molteplici interessi personali, primi fra tutti quelli dei cacciatori”. “Siamo d’accordo con Legambiente quando afferma la necessità di lasciare spazio d’azione alla scienza – conclude Vitturi – proprio per questo riteniamo che il controllo della fertilità degli animali sia l’unica strada percorribile. Il grilletto dei micidiali fucili dei cacciatori è mosso unicamente dalla loro passione sanguinaria, totalmente distaccata da qualsiasi criterio di scientificità”.
AGGIORNAMENTO DEL 6 SETTEMBRE
Lasciare da parte le ideologie per adottare un approccio scientifico al tema della caccia: e’ la scommessa che associazioni venatorie e associazioni ambientali, prima fra tutte Legambiente, fanno assieme alla festa dell’Unita’ dove si e’ svolto oggi l’incontro moderato dal direttore dell’Unita’, Erasmo D’Angelis. All’incontro ha partecipato Osvaldo Veneziano di Arcicaccia, il responsabile per la biodiversita’ di Legambiente Antonino Morabito, Gianluca Dall’Olio della Federazione Italiana della Caccia, Giampiero Samurri, presidente Ferderparchi ed Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera.
REALACCI, COMMISSIONE AMBIENTE
«E’ una foto di gruppo importante quella che c’e’ qui oggi», ha detto Realacci: «rispetto chi e’ contrario all’uccisione di animali , ma la bussola deve essere la gestione degli equilibri ecologici e l’interesse del Paese.
Il mondo venatorio deve tornare a parlare con una sola voce. Se si arrivasse a un referendum contro la caccia sappiamo bene che la grandissima parte dell’opinione pubblica sarebbe contro la caccia. Sappiamo altrettanto bene che c’e’ una parte del mondo venatorio che e’ parte del Paese. Non penso ad alleanze solo con Legambiente, ma anche con Slow Food, ad esempio.
C’e’ un’idea di Italia fatta di territori, di persone, di cultura che non fa parte del passato, ma e’ un ossatura dell’Italia e anche dell’Expo. Se non si guarda a quell’Italia non si capisce la forza del Paese». Per questo Realacci annuncia: «Domani presentero’ una interrogazione al ministero dell’Ambiente per individuare una persona che affronti il tema della proliferazione dei cinghiali dei parchi, cosi’ da trovare una soluzione complessiva al problema».
VENEZIANO, ARCICACCIA
«Dobbiamo lasciare le ideologie al passato. L’attenzione alla filiera alimentare e’ segno di un modo che sta cambiando e il nostro impegno deve essere mettere intorno a un tavolo interessi diversi per l’interesse generale del paese. Se, come associazioni venatorie, rimaniamo nella logica delle corporazioni rimaniamo zavorra. Dobbiamo pensare a tavoli che comprendano la diversita’, pensando all’interesse generale del paese. Per responsabilita’ anche di Arcicaccia», ha sottolineato ancora Veneziano, «il mondo venatorio ha sbagliato la sua collocazione esaltando l’aspetto ludico dell’attivita’ venatoria. Ma l’aspetto ludico e’ un aspetto del tutto individuale. Al centro dobbiamo mettere il val ore di alcune carni al servizio del paese. Una risorsa sommersa del Paese che va messa al servizio dell’economia del paese stesso. Un’idea, per esempio, sarebbe quello di abbinare i vini alle carni di questi animali che puo’ diventare, forse, un patrimonio di quei territori. Questo primo appuntamento puo’ essere l’inizio di una riconciliazione: di questo ringrazio l’unita’ e la Festa dell’Unita’».
MORABITO, LEGAMBIENTE
Antonino Morabito, responsabile biodiversita’ di Legambiente, sottolineando come rispetto a un secolo fa «c’e’ un raddoppio del verde rispetto nel nostro Paese», ha sottolineato che «l’Italia porta un patrimonio di biodiversita’ in Europa. La sfida di oggi e’ la gestione e la cura della casa comune, una sfida ecologica e sociale prima ancora che economica. Preso atto che molte conseguenze della crisi economica provengono dalla crisi ecologica», ha aggiunto Morabito, «occorre rimettere la seconda sfida al centro. L’ecologia e’ una scienza non una ideologia ed e’ quindi interesse generale cercando di mettere insieme le diversita’ per affrontare una strada comune. Parlare di animali porta un carico forte di empatia rispetto agli esseri piu’ indifesi. Queste componenti spostano il confronto e il dibattito sulla emotivita’, che non va cancellata, ma riportando al centro la scienza, l’ecologia. Alcune specie, come i predatori, sono cresciuti con un indice sempre piu’ alto rispetto alla specie preda. Non basta introdurre piu’ cinghiali e caprioli a mettere in salvo il lupo. Scientificamente questo non avviene. Noi vogliamo come componenti di questa famiglia italiana metterci a disposizione», ha concluso Morabito”.
SAMURRI, FEDERPARCHI
«Alcune delle problematiche che abbiamo di fronte come la gestione della specie aliene, la seconda causa di perdita di biodiversita’ del mondo, richiede un approccio avulso da qualsiasi ideologia», avverte il presidente di Federparchi Giampiero Samurri: «Abbiamo il dovere di intervenire con razionalita’. Ci vuole razionalita’ su temi come la gestione del cinghiale, un problema in tutti i territori e soprattutto nei parchi. Il cinghiale e’ una specie che si puo’ gestire. Con l’unione di questi mondi e’ possibile trovare una sintesi».
DALL’OLIO, FEDERCACCIA
Gianluca Dall’olio di Federazione Italiana della Caccia, si domanda «quale contributo da’ il ministero dell’agricoltura a questa cultura» ed auspica «un allontanamento delle tematiche della caccia dal ministero dell’agricoltura e un avvicinamento a quello dell’ambiente. La scommessa importante e’ avere una diversa unita’ delle associazioni venatorie. Libera caccia ad esempio ha sparato a zero sull’intesa che abbiamo cercato con Legambiente, dicendo che ci stavamo suicidando e proponendo un approccio di estrema destra, da celodurismo che e’ sbagliato a mio modo di vedere». (Agi)
POST ORIGINALE DEL 5 SETTEMBRE
Trovare i punti di contatto tra ambientalisti, cacciatori e ricercatori, per ristabilire un equilibro tra uomo e ambiente che sappia generare opportunità d’impresa e di occupazione sostenibili: questo l’obiettivo dell’incontro “Ambiente Legalità Lavoro – Progetti per una nuova qualità della vita. Fauna selvatica proprietà comune” che si tiene domani, domenica 6 settembre, alle 10.30 presso lo Stand Europa alla festa nazionale de l’Unità a Milano, nei giardini pubblici Indro Montanelli, bastioni di Porta Venezia.
Partecipano Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, Paolo De Castro, europarlamentare Pd Commissione Agricoltura, Enrico Morando, viceministro Economia e Finanze, Maurizio Zipponi, coordinatore del Tavolo della Filiera Ambientale, e i vertici di Federparchi, Legambiente, Federcaccia, Arci Caccia, Cncn Comitato Nazionale Caccia Natura. L’evento, anche in diretta streaming su www.lanuovaecologia.it, vuole promuovere un nuovo rapporto tra mondo ambientalista, delle aree protette, agricolo, venatorio, della ricerca e delle imprese, per invertire la tendenza sulle principali minacce all’ambiente, come il consumo del suolo e la riduzione della biodiversità, generando al contempo nuova economia, far nascere start up, innovazione e posti di lavoro.
“Una nuova concezione dell’ambiente – spiega Zipponi, coordinatore del tavolo di lavoro – può essere volano per lo sviluppo, e stimolo per iniziative positive e convergenti. Il mondo agricolo, ambientalista e dei cacciatori possono lavorare insieme, con regole e percorsi comuni, e con l’obiettivo di valorizzare il territorio anche sul versante economico e turistico”. (Agi)