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Contro i lupi in Liguria cani da pastore in regalo e cibo Almo Nature per nutrirli

AGGIORNAMENTO DEL 11 SETTEMBRE 2015
Sono i sette cuccioli di pastore maremmano abruzzese i protagonisti assoluti della mattinata a Busalla, in provincia di Genova. Vengono consegnati, nella sede del Parco dell’Antola, ad altrettanti allevatori liguri che ne hanno fatto richesta, insieme al cibo per nutrirli per molti mesi. I cani vengono donati ai pastori, che si impegnano a prendersene cura per il resto della loro vita, da Almo Nature, azienda genovese di alimenti per animali domestici. “Un’iniziativa intelligente, senz’altro un modo per un’azienda privata di farsi conoscere ma è pur vero che senza l’aiuto dei privati è sempre più difficile fare allevamento e agricoltura sulle nostre montagne appenniniche” ha detto il presidente del parco dell’Antola.
POST ORIGINALE DEL 13 LUGLIO 2015
Il lupo è tornato da anni in Liguria ma la sua presenza in aumento, pur molto discreta, se entusiasma alcuni preoccupa altri, in particolare tra allevatori e amministrazioni locali dell’entroterra. Si diffondono le richieste di abbattimenti selettivi, sull’esempio della Francia. Questo animale affascinante, da cui proviene il cane, ha però trovato un alleato forse decisivo in un’azienda genovese che produce cibo per animali. Almo Nature suggerisce di proteggere le potenziali prede del lupo con lo strumento rivelatosi nei secoli più efficace: il Cane da pastore maremmano. L’azienda genovese ha già diversi progetti con protagonisti lupi e pastori maremmani (ne abbiamo parlato qui) e ha anche finanziato un cortometraggio di Gabriele Salvatores sul lupo intitolato “The promise”.
CANI (E IL CIBO PER NUTRIRLI) IN REGALO
Almo Nature è pronta a regalare cuccioli di Maremmano, addestrati, ai pastori, e a fornire gratis, per almeno un anno, il cibo necessario per mantenere questi efficaci guardiani. Il cane da pastore maremmano abruzzese è un cane di razza italiana, uno dei fiori all’occhiello della cinofilia tricolore, tutelata e promossa dall’Enci. E’ eccezionale nel lavoro con le greggi e da secoli – testimonianze scritte che lo riguardano risalgono a più di 2mila anni fa – si oppone a lupi e orsi nella difesa degli armenti, ne abbiamo parlato qui. Le prime consegne a pastori e allevatori a settembre, in cambio di un impegno a mantenere il cane per il resto della vita.
Il lupo tornato in Liguria discende dai pochi esemplari di lupo appenninico scampati allo sterminio dei decenni scorsi. Le analisi genetiche eseguite sugli esemplari trovati morti e sui campioni di pelo, urina ed escrementi hanno permesso di stabilire con certezza come gli esemplari che hanno iniziato la ricolonizzazione della Liguria e dell’arco alpino italiano e francese appartengano al lupo appenninico.
IL LUPO CHE VIENE DAL PASSATO
Diffusissimo un tempo su tutto l’arco montuoso ligure – lo testimoniano numerosi toponimi, leggende, fiabe, proverbi, modi dire che lo vedono protagonista – il lupo era scomparso dalla regione agli inizi del Novecento. Ma in Italia non era mai sparito del tutto. Anche negli anni più bui, i decenni tra il dopoguerra e gli anni Settanta, la penisola era rimasta, con i monti iberici, quelli balcanici e vaste zone dell’ex Unione Sovietica, uno dei pochi territori europei che ancora lo ospitavano.
Per tutto l’Ottocento la persecuzione era stata spietata, il diminuire della fauna selvatica aveva fatto il resto: solo nell’Appennino centro-meridionale erano riuscite a sopravvivere piccole popolazioni. La scomparsa definitiva del lupo è stata scongiurata dall’emanazione, nel 1971, di un decreto ministeriale che ne vietò l’uccisione su tutto il territorio nazionale. Determinante è stata anche la protezione offerta dal Parco Nazionale d’Abruzzo e dagli altri parchi dell’Appennino centrale.
Lo spopolamento della montagna e della collina, l’abbandono dell’agricoltura in molte aree che ha permesso il riformarsi dei boschi e il ritorno dei grossi ungulati, cervo, capriolo e cinghiale, sue prede preferite, hanno restituito al lupo habitat idoneo e cibo sufficiente. Ora tutta la dorsale appenninica, dalla punta della Calabria alla congiunzione con le Alpi Marittime e le stesse Alpi, nel versante orientale, al confine con Francia e Svizzera, è casa sua.
LIGABUE, IL LUPO CON IL NAVIGATORE GPS
Il percorso seguito dal lupo in Liguria è stato verificato tramite le notizie ottenute da M15, detto Ligabue che, investito da un’auto nell’Appennino parmense nel febbraio 2004, curato e rilasciato dopo avergli messo al collo un Gps collegato al sistema informatico dell’Università La Sapienza di Roma, partendo dall’Appennino emiliano ha percorso tutto il crinale dalla Liguria al Piemonte. La prima segnalazione di un lupo in Liguria, nel 1984, riguarda un esemplare morto sull’Appennino tra le Province di Parma e Spezia.
Negli anni successivi le segnalazioni sui monti tra Lucca, Parma e Spezia sono numerose. In Liguria favoriscono questo predatore l’ampia zona montana e boscosa, ricca di fauna e – dopo l’abbandono dell’agricoltura – scarsamente abitata. Il lupo non è pericoloso per l’uomo, che evita ma, ovviamente, quando caccia non fa distinzione tra animali selvatici e allevati. Non è comunque il solo predatore, anche se spesso si vede attribuire imprese che non sono sue.
“I danni all’agricoltura causati dagli animali selvatici – dichiara Gerolamo Calleri, presidente di Coldiretti Liguria – sono un grave problema, regionale e nazionale, non solo per il reddito delle imprese, che vivono in un continuo stato di emergenza, ma anche per l’incolumità dei cittadini e della pubblica sicurezza”.
I DANNI ALL’AGRICOLTURA
Secondo Coldiretti, i danni causati all’agricoltura ligure tra 2005 e 2013, dai cinghiali ma anche da molti altri animali selvatici, ammontano a oltre 5 milioni 383 mila euro. I risarcimenti sono stati di poco superiori ai 4 milioni 100 mila euro: in particolare, nei risarcimenti sono stati privilegiati solo i danni causati dai cinghiali, e non quelli provocati da altre specie di fauna selvatica (il lupo, ma anche daini e caprioli che, senza predatori, si stanno moltiplicando sul territorio). Nei giorni scorsi Calleri ha incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Mai. L’incontro si è concluso con la consegna ufficiale di una proposta da parte dell’associazione di una legge quadro basata, sul controllo delle specie protette e non protette e sulla prevenzione (recinzioni elettrificate, trappole, prodotti repulsivi compatibili con l’ambiente, cani da guardia e ricoveri temporanei per il bestiame da pascolo).
IL PROGETTO DI ALMO NATURE
Per quanto riguarda il lupo, Almo Nature offre una soluzione già sperimentata con successo in Toscana e in Piemonte. Nel 2014 ha fornito gratis il cibo necessario al mantenimento di più di 300 Pastori Maremmani nell’Appennino tosco-emiliano, in Toscana, e nel Piemonte. Nell’appennino tosco-emiliano l’azienda genovese è stata coadiuvata dal Wac, Wolf Apennine Center, settore dell’Ufficio Conservazione della Natura e delle Risorse agro-zootecniche del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che si occupa da venti anni di monitorare e gestire la presenza del lupo sul territorio.
Il Wac aveva rilevato che spesso gli allevatori si oppongono all’inserimento dei Maremmani in azienda a causa dei costi aggiuntivi di mantenimento e delle spese mediche che ciò comporterebbe. I Maremmani sono cani di grande taglia e in genere non è sufficiente un solo esemplare a protezione del gregge: questi cani sono in grado di svolgere un lavoro di difesa eccellente soprattutto se fatti lavorare in squadra, in numero variabile – a seconda delle dimensioni del gregge – da due a dieci. Inoltre, lavorando consumano molte energie e devono recuperarle. Almo fornisce gratis un alimento di alta qualità, crocchette fatte al 100% di carne fresca, con ingredienti che in origine provengono dalla filiera alimentare umana, privo di additivi, conservanti chimici e coloranti.
LE CONSEGNE DEI MAREMMANI A SETTEMBRE
In Piemonte l’azienda genovese ha trovato la collaborazione dell’Ente Parco Alpi Marittime e dell’Ente Parco Alpi Cozie. In Liguria ha fatto ricorso a un consulente, Roberto Sobrero, soprattutto per l’individuazione dei pastori a cui offrire cani e mangime. Le consegne dei cuccioli avranno luogo in settembre, pastori e allevatori firmeranno un impegno ad accudire i cani ricevuti per tutta la vita.
Almo Nature, sede centrale a Genova, in piazza Giustiniani, un centinaio di dipendenti diretti tra Italia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Canada e Usa, e una rete di distributori esclusivi in 18 paesi, ha fatto del lupo il testimonial della sua campagna di comunicazione 2015.  E’ il regista Gabriele Salvatores a firmare un corto sul lupo che accompagna il lancio della prima crocchetta per cani e gatti “human grade”, senza farine di carne o pesce, ma con carne o pesci freschi in origine di qualità idonea al consumo umano. Nato da un’idea originale di Almo Nature, il corto ci porta indietro di 25mila anni, quando gli uomini iniziarono a collaborare con dei lupi, diventati poi cani. La campagna funziona, il gruppo per quest’anno prevede un fatturato consolidato sui 70 milioni di euro contro 61 milioni nel 2014 (per il 48% realizzati all’estero). “E noi – dichiara Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Almo Nature – ricambiamo il lupo attraverso progetti concreti. Abbiamo finanziato il centro Just Freedom, già attivo, per il recupero e poi la messa in libertà di lupi feriti e stiamo sviluppando il progetto centrato sui cani maremmani. Quest’anno partiamo in Liguria ma stiamo pensando anche ad altri territori”.
Secondo Capellino uomini e lupi possono collaborare per un progetto ancora più ambizioso. “I predatori autoctoni – spiega il presidente di Almo Nature – non solo il lupo ma anche l’orso, possono costituire un reale valore aggiunto per i prodotti agricoli che provengono dai loro territori. Una produzione che convive con questi selvatici, al vertice della catena alimentare, è una produzione bene inserita nella natura e rispettosa della biodiversità. Un marchio di tutela può garantire questi valori, apprezzati dai consumatori. Ho illustrato questo progetto, in una lettera, al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi e sto anche pensando a come realizzarlo”. (Kronos)
  • Dario |

    Articolo molto interessante. Il lupo italiano puo’ in effetti diventare il giusto antagonista del cinghiale e un simbolo o indicatore di qualita’ ambientale per i suoi territori – habitat dei comuni montani italiani.

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