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San Rocco di Camogli, premio Fedeltà del cane: le storie/3

Giovedì 16 agosto, come tradizione da ben oltre mezzo secolo, nel borgo ligure di San Rocco di Camogli, in provincia di Genova, si assegna il Premio Fedeltà a un cane che si sia distinto per meriti nei confronti dell’uomo. Tecnicamente, vanno in gara 14 storie di Fedeltà (del cane verso l’uomo) e 5 di Bontà (dell’uomo nei confronti del cane) e il vincitore in realtà è un “primus inter pares” perchè una vera classifica non esiste: ogni riconoscimento è uguale. La 57esima manifestazione “Premio Internazionale Fedeltà del Cane” comincia alle 16 con la presentazione delle storie curata magistralmente da Sonia Gentoso e la consegna dei premi e solo qualche ora prima si viene a sapere chi ha meritato il titolo tra quelli menzionati. Seguono, alle 18, la lettura della preghiera del cane e la benedizione. 24zampe pubblica in tre tranche le storie dei cani in concorso: ecco quelle dalla tredicesima all’ultima (qui le prime sei, qui quelle dalla 7 alla 12).

13. TOBIA

Motivazione: il chihuahua di 3 anni ha svegliato i figli del suo padrone, vittima di una crisi diabetica, salvandogli la vita.

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Un cagnolino così piccolo ha saputo dimostrare di possedere un grande cuore e una perfetta intelligenza. Il fatto è recentissimo, come testimoniano i suoi padroni. Una mamma, un papà, 3 figli e lui, Tobia, talmente piccolo e adorato come un “quarto figlio” a cui è permesso di dormire nel lettone. La mamma, infermiera, fa sovente i turni di notte; il figlio maggiore ha una stanza a sé, mentre la ragazzina di 14 anni e il piccolo di 10 ne condividono un’altra. In una di quelle notti in cui Sara era di servizio in ospedale, il marito si sente male. Enrico soffre di diabete, ma una cosa del genere non era mai successa. Vittima di una crisi ipoglicemica, senza rendersene conto, scivola nell’incoscienza. Tutto si ricomporrà al suo risveglio nel vedere intorno al letto moglie, figli, soccorritori e Tobia. E’ stato lui a salvarlo! Avvertendo il malessere del padrone, ha lasciato la stanza per recarsi sull’uscio di quella della ragazzina, e lì è rimasto immobile fintanto che non è riuscito a svegliarla. Preoccupata per l’insolito comportamento del cane, ha raggiunto la camera del padre e la situazione è diventata chiara e allarmante. Il padre era privo di sensi e al suo fianco Tobia, che la fissava negli occhi. Lei non ha perso la lucidità; ha composto il 118 dando indicazioni al fratellino su cosa dire all’operatore, mentre lei si precipitava da una vicina a chiedere aiuto. Una macchina di soccorso perfetta, ma senza Tobia… Chi addestra cani sa bene che il loro olfatto è infinitamente superiore al nostro e che annusando quotidianamente la nostra chimica, un cane ha sempre la situazione sotto controllo, e questo, in base all’intelligenza e alla sensibilità di cui è dotato, gli consente di avvertire eventuali anomalie. Senza saperlo, Tobia, solo per istinto, si è comportato come un cane addestrato. Forse veramente i chihuahua discendono dai teltechi, che pare parlassero con le divinità, in ogni caso, Tobia ha compiuto il suo “miracolo”.

Cristina ed Enrico Orlandini, La Spezia

14. TRAPPE

Motivazione: il labrador di 2 anni si offre con generosità alla sua padrona, aiutandola ad affrontare e a superare insieme il momento molto delicato della sua malattia.

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Trappe è arrivato nella vita di Stefania e di Giorgio dopo la perdita dell’amatissimo labrador Ozzy. Riaprirsi a un nuovo amore, che non ha la pretesa di far dimenticare o sostituire il precedente, porterà Stefania e Giorgio a condividere la propria vita con un altro labrador, Trappe. Stefania ricomincerà a frequentare il centro cinofilo Skadog, iniziando con Trappe varie attività tra cui la pet therapy, il riporto, il clicker training. Il loro legame diventa sempre più forte e ben presto il cucciolo avrà un compito ancora più importante, una missione che dimostrerà di portare a termine in maniera impeccabile. Per la sua giovane padrona inizia un periodo davvero difficile. Deve subire un’operazione, sottoporsi a chemioterapia e successivamente a un altro intervento più importante. Trappe inizierà subito a monitorare Stefania 24 ore su 24, senza mai separarsi da lei e tutto in un contesto di incredibile delicatezza nonostante i suoi 33 Kg. Nel proseguimento della terapia, Trappe diventerà la cura più importante per la sua padrona, tanto da essere soprannominato dalla stessa “dottor Pinella”. Nei primi mesi dopo l’intervento, Stefania ha limitazioni nei movimenti, con particolari problemi nel muovere le braccia e Trappe si rivela anche un assistente insostituibile. Apprenderà rapidamente come aiutarla a cambiare i vestiti, sfilandole golf, pantaloni, calzini, oltre a caricare persino la lavatrice, chiudendo oblò e sportello. Un aiuto concreto e un orologio nell’alternare con lei riposi e brevi passeggiate, sempre al suo fianco e con i suoi tempi. Ecco la grandezza di questo labrador nero, racchiusa nella sua missione: riuscire, giorno per giorno, a fra riemergere una forza che Stefania non pensava più le appartenesse. Per questo Stefania, con orgoglio, afferma: “ha fatto cose straordinarie per me in questi 2 anni… mi sento la persona più fortunata ad averlo con me”.

Stefania Tesoro, Genova

15. NANOOK

Motivazione: il cane guida soccorre le persone in difficoltà (episodio di fedeltà estero).

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Amelia Milling, giovane amante della montagna, ha avuto, durante un’escursione, due brutte avventure, complicate dall’handicap della sordità con cui convive. In Alaska la ragazza è scivolata con la bicicletta lungo il fianco di una montagna per 180 metri. Smarrita e dolorante, un cane le ha prestato soccorso; un grosso cane bianco con al collo una medaglietta che lo identificava come cane guida. L’ha aiutata a risalire la montagna e a ritrovare la strada per l’accampamento. Il mattino seguente, al risveglio, il cane era ancora lì. I due diventeranno compagni di un nuovo viaggio. Arrivati però ad un fiume ghiacciato, Amelia, nel tentativo di attraversarlo, è caduta. L’acqua gelida la stava paralizzando, bloccandole il respiro, ma il cane l’ha afferrata per le bretelle dello zaino e l’ha portata in salvo. Nanook, diceva la medaglietta, “cane guida”. E’ stato quindi rintracciato il proprietario, il quale ha dichiarato che Nanook aveva già compiuto un gesto simile, salvando, due anni prima, una bambina caduta anch’essa nel fiume.

Nanook, proprietario Scott Swift, Girdwood – Alaska

PREMI BONTA’

16. PIERA BOCCACCIO

Motivazione: ha adottato tre levrieri provenienti dall’Irlanda e collabora attivamente con il GACI in difesa dei levrieri.

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“Null’altro faccio se non aderire a qualcosa che sento dal cuore, che è semplice umanità e desiderio di intervenire in nome dell’amore e del rispetto per ciò che ci circonda”.  Così Piera racchiude il racconto di se stessa e del suo incontro con il mondo dei levrieri. Quattro anni fa, l’idea di adottare un cane e la conoscenza tramite il web di un’associazione di volontariato, il Gaci, che si occupa della sorte sfortunata di una particolare razza di cani, i levrieri, ha coinvolto Piera a tal punto da entrare in una storia triste e al tempo stesso appassionante, la storia di Katrina, Darril e Mollie. Piera adotterà Katrina e successivamente Darril e Mollie, ma il suo impegno va ben oltre. Entrare nelle storie, quelle dei suoi 3 levrieri, simili a tantissime altre, significa per Piera cercare di cambiarle. Questo il suo intento, facendosi portavoce di una realtà che pochi conoscono. I levrieri sono tra i cani più maltrattati al mondo. I Greyhounds (levrieri inglesi), particolarmente adatti alla corsa in quanto capaci di raggiungere una velocità di 70 Km orari in 10 minuti, vengono impiegati in Inghilterra e Irlanda per gareggiare nei cinodromi; i Galgos (levrieri spagnoli), utilizzati per le battute di caccia alla lepre, sono considerati pure macchine da divertimento. In Irlanda (30mila i cani allevati ogni anno) quando il cane si fa male o diventa troppo lento, può essere legalmente soppresso per 20 euro. In Spagna è ancora peggio, un orrore di abbandoni e maltrattamenti. Il GACI (Greyhound Adopt Center Italy) il più grande centro europeo di adozione levrieri con sede a Modena, è un’associazione di volontariato che dal 2002 si occupa della “disgraziata” sorte dei levrieri, divulgando in Italia questa realtà e promuovendo le adozioni di questi cani. Sono cani abituati ad interagire solo con altri cani, cani che non hanno mai visto una casa, che non sanno camminare su un pavimento liscio, che hanno subito traumi fisici e psicologici, che non sono stati reputati belli o bravi, ma sono anche cani dotati di intelligenza fine e d’incredibile sensibilità, cani che una volta entrati in famiglia, si trasformano in perfetti divi. Certo un levriero non è per tutti, bisogna capirlo e meritarselo. Per questo il Gaci se ne prende cura dall’inizio alla fine: ogni mese una trentina di cani viene trasportata dall’Irlanda e dalla Spagna in Italia, dove le adozioni sono già state programmate per dare ai levrieri il futuro che meritano, una nuova vita, una dignità.

Piera Boccaccio con Katrina, Darril e Mollie, Genova

17. RIFUGIO SHERWOOD-NOI RANDAGI

Motivazione: in quest Onlus hanno accolto, curato, alternandosi a turno, Martin per lungo tempo. Lo hanno salvato due volte, insieme alla persona che lo ha adottato.

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La storia di Martin è la storia di un cucciolo messo duramente alla prova dal destino per ben due volte e salvo grazie alla tenacia di persone speciali. Martin arriva a Genova, al Rifugio Sherwood, dopo la richiesta di aiuto da parte di volontari pugliesi (associazione ”Randagiando in Spinazzola”), per diversi cuccioli randagi in difficoltà a causa dell’eccezionale ondata di gelo. E’ accolto, con Samba, Blues, Nina e Billy, dai volontari ”Noi Randagi” al Rifugio Sherwood. Billy e Martin, i più piccoli e debilitati, contraggono la parvovirosi e il fratellino di Martin morirà quasi subito. La forma di gastroenterite che ha colpito i cuccioli di soli 3 mesi, è tra le più aggressive. Martin lotterà per sopravvivere e ci riuscirà perché non sarà mai lasciato solo, neanche per un istante. Tre settimane di cure intensive, di instancabile assistenza giorno e notte da parte dei volontari, di piena disponibilità del veterinario che collabora col Rifugio, un susseguirsi di flebo e trasfusioni e Martin, a poco a poco, si riprenderà. Nel frattempo un incontro segnerà la sua storia. Massimiliano, sopraggiunto al Rifugio, conosce il cucciolo e ne resta affascinato. Ne nasce una bellissima amicizia. I due trascorreranno tante giornate insieme nel box riscaldato, fino alla completa guarigione di Martin. E dopo un mese e mezzo, l’attesa adozione. Il legame si fa sempre più forte, ma tanta felicità sarà bruscamente interrotta. A causa di un improvviso rumore Martin sfugge dalle mani del padrone e correndo all’impazzata si immette in Corso Europa, una delle strade più trafficate di Genova e la percorre sulla corsia degli autobus in contromano. Scatta la richiesta di aiuto e ancora una volta i volontari del Rifugio interverranno in prima linea. Moltissimi di loro si portano in zona, organizzano turni di ricerche, giorno e notte, allertano giornali, radio, tv, social, distribuiscono volantini. E la città risponde con una grande mobilitazione. Tre giorni e tre notti di angoscia per un padrone che non ha mai abbandonato la speranza, supportato da tutti coloro che hanno condiviso le sue angosce e l’impegno nelle ricerche. E alla fine, una grande gioia collettiva, diffusa da telefoni, pc, chat, con un unico annuncio: ”Martin è stato ritrovato!”.

Marcella Rossi, titolare del Rifugio Sherwood – Angela Tonelli e Patrizia Bozzo, in rappresentanza dei volontari di “Noi Randagi” – Massimiliano Penso, padrone di Martin – Riccardo Ghinetti, medico veterinario da Genova

18. IVAN SCHMIDT

Motivazione: l’istruttore cinofilo non ha esitato a gettarsi in acqua per salvare un cane a rischio annegamento nel fiume a Pontedecimo (Genova)

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Questo fatto accaduto lo scorso gennaio testimonia un forte senso etico, di rispetto e di amore verso i cani da parte di un uomo che li conosce bene, essendo istruttore cinofilo. Appena uscito in strada, quel giorno, Ivan ha avvertito un verso simile a quello di un neonato. Questa la scena vissuta da alcuni passanti: Pontedecimo, il fiume, dei lamenti provenienti da sotto il ponte, un animale in difficoltà e il sopraggiungere di un uomo che prontamente si getta in acqua per salvarlo. Il simil pitbull si trovava con le zampe posteriori immerse nell’acqua, mentre con le unghie delle anteriori cercava disperatamente di aggrapparsi alla terra. Bastava pochissimo e la corrente, molto forte in quel punto, avrebbe potuto trascinarlo spingendolo verso la cascata. In un battibaleno il dog trainer si fa accompagnare da un altro cittadino in macchina fino al primo punto accessibile e scendendo dal muraglione, si tuffa in acqua. Riesce ad afferrare il cane, che però scivola dalla sua stretta e viene inghiottito da un vortice di corrente. Ivan fortunatamente recupera la presa. Il cane, spaventatissimo, capisce che di Ivan può fidarsi e si lascia prendere in braccio da lui. Così insieme guadagnano la riva, ma la risalita dal fiume lungo il muraglione è troppo dura per entrambi. Sarà quindi necessario l’intervento dei pompieri che, con scala e funi, riusciranno a issare a livello strada il cane e il suo salvatore.

Ivan Schmidt, Genova

19. VIGILI DEL FUOCO DEL COMANDO DI GENOVA, DISTACCAMENTO DI CHIAVARI

Motivazione: hanno salvato, dopo un intervento di 2 ore in sinergia con il Nucleo Sommozzatori di Genova, un cane che ha rischiato di annegare nel fiume Entella.

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Il cane, un setter irlandese da caccia rischia di annegare nel fiume Entella. Il suo salvataggio riporta il sorriso sui volti di tutti coloro che vi hanno contribuito. Il fatto risale allo scorso dicembre quando alcuni passanti notano l’animale in difficoltà. Alla richiesta di soccorso i vigili del fuoco di Chiavari rispondono prontamente. Giunti sul posto, all’altezza di Cogorno, individuano il cane in mezzo al fiume, tra l’altro in piena, come normalmente in quel periodo. Il cane aveva tentato di guadare il fiume, ma non riuscendoci, si era fermato al centro. Da lì, però, sparirà nel giro di pochi minuti e sarà impossibile recuperare le sue tracce. La situazione con un fiume in piena e una fitta vegetazione di canneti, richiedono un intervento complesso. Per questo il caposquadra, coordinatore responsabile delle operazioni di soccorso, decide di chiamare in azione il nucleo sommozzatori di Genova. Le due squadre opereranno in piena sinergia, i vigili continuando le ricerche lungo entrambe le sponde del fiume e i sommozzatori perlustrando il fondo palmo a palmo. Dopo 2 ore di impegnative e minuziose ricerche, senza mai perdere la speranza di ritrovarlo, sarà proprio il caposquadra con due colleghi ad individuarlo. Raggiunto il cane, vicino alla sponda, lo afferrano e lo aiutano a risalire. Il cane stremato, in ipotermia, viene avvolto nelle coperte e riscaldato nel mezzo di soccorso dei suoi salvatori.

Mario Stagnaro, Caposquadra VVF Chiavari, attualmente Capo Stazione dei VV.F. di Sarzana

20. SHIVA

Motivazione: il collie blue merle maschio di 10 anni ha segnalato con il suo abbaiare e la sua agitazione che la padrona, caduta a terra, era svenuta (menzione).

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Un bellissimo esemplare di collie e una toccante testimonianza dell’empatia tra il cane e la sua famiglia umana. A raccontarla è Liza, che al suo ritorno da scuola, trova una situazione insolita. Su indicazione del padre, Liza parcheggiata l’auto nell’area fuoristante l’abitazione, entra in cortile e vede la mamma, lunga a terra sotto l’albero, il padre muto con il telefono in mano e il cane Shiva molto agitato. Che cos’era accaduto? La madre, come d’abitudine, all’ora dell’uscita da scuola della figlia, era andata ad aprire il cancello, ma rientrando è inciampata e non riuscendo a trovare appigli, è caduta a terra ed è svenuta. Shiva, unico testimone, si è precipitato in casa dal padre per avvertirlo. Era davvero disperato, entrava e usciva di casa, si accovacciava accanto a lei per poi rialzarsi e così fino all’arrivo dei soccorritori del 118. Marisa, trasportata d’urgenza all’ospedale di Vercelli, è stata dimessa la sera stessa. Ad attenderla, al centro del cortile e digiuno, perché si era rifiutato di cenare, certo che la sua “nonna” sarebbe ritornata, un “muso” rivolto verso il cancello, l’amato Shiva. Un nome importante, il suo, il nome di un dio indiano, distruttore dell’ignoranza e creatore della saggezza.

Liza Binelli, Vercelli

  • Paperino |

    L’anno scorso eravamo in sala d’attesa dal veterinario, colpiva una donna di età indefinibile, trasandata, scarmigliata, con gli occhi buoni. Aveva un cagnolone come lei, senza età, forse acciaccato, con gli occhi buoni. Non so se erano lì per l’ultimo viaggio ma hanno passato tutta l’attesa a guardarsi negli occhi, forse non si erano nemmeno accorti della gente sulle sedie vicine. Era come se fossero stati una cosa sola, amore.
    Quei due sicuramente meritavano non uno ma dieci premi fedeltà e sicuramente, silenziosamente, li conservano nelle loro anime.
    Ben vengano queste manifestazioni che aprono il cuore dell’opinione pubblica, io credo che solo chi condivide la sua vita con un cane sappia cosa voglia dire fedeltà.

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