Animali in città, per Legambiente servizi insufficienti in 6 comuni su 10

“L’Italia non tiene il passo sui servizi dedicati agli animali d’affezione, con meno di quattro Comuni su 10 che raggiungono la sufficienza”. Questo quanto emerge dal nuovo rapporto ‘Animali in città’ messo a punto da Legambiente. In base ai dati di Legambiente c’è “una disparità tra Comuni costieri e Comuni interni, specie sull’accesso alle aree libere per cani, ai servizi di pensione per animali, alla gestione del fine vita”. Inoltre “pesa l’assenza di una sanità veterinaria pubblica di prossimità: solo a Napoli e Perugia è presente un ospedale veterinario pubblico”. Tra i Comuni San Giovanni in Persiceto (Bo), Modena, e Napoli; per quelli sotto i 5mila abitanti, Zocca (Mo) e Campodolcino (So). Tra le aziende sanitarie più virtuose Napoli 1 Centro, Bergamo, Vercelli.

SERVONO 6MILA VETERINARI E MILLE STRUTTURE PUBBLICHE

Legambiente chiede “al governo un Piano nazionale per sostenere le Regioni nell’assunzione di 6mila veterinari e alle Regioni la realizzazione di 1.000 strutture veterinarie pubbliche”. Il rapporto di Legambiente riguarda le performance dei Comuni e delle Asl nella gestione degli animali nei centri urbani; ha il patrocinio di Anci, Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Enci, Fnovi, Anmvi, Società italiana di medicina veterinaria preventiva. Nel 2024 su un campione di 734 amministrazioni comunali (appena il 9,3% dei Comuni italiani), che hanno risposto in modo completo al questionario, “solo il 39,5% (meno di 4 Comuni su 10) ha ottenuto una performance almeno sufficiente nella gestione degli animali d’affezione”. Di questi 82 Comuni costieri (il 12,7% del totale in Italia) e 652 interni (il 9% del totale) che, “pur condividendo ritardi strutturali, dimostrano andamenti divergenti, con differenze marcate nella qualità e disponibilità dei servizi offerti ai cittadini e ai loro animali”.

AREE CANI DISOMOGENEE: NEI COMUNI COSTIERI OLTRE IL TRIPLO CHE IN QUELLI INTERNI

La disomogeneità più evidente riguarda “l’accesso ad aree libere per cani: presenti nel 36,2% dei Comuni costieri e appena nel 10,4% dei Comuni interni”. Una differenza si registra poi “per i servizi di pensione per animali, disponibili nel 57,3% dei Comuni costieri e in appena il 21,9% di quelli dell’entroterra”. Altro tema sensibile sono “botti e fuochi d’artificio, spesso fonte di stress per gli amici a quattro zampe: ad adottare regolamenti specifici per limitarne l’uso solo il 21,9% dei Comuni costieri e appena l’8,3% di quelli interni. Ancora limitata, poi, la presenza di sportelli animali o di un Garante per i diritti degli animali (l’8,5% nei Comuni costieri e il 4,4% per quelli interni) e di un sostegno economico ai cittadini nella sterilizzazione degli animali (solo il 14,6% di quelle costiere e 4,7% di quelle interne). Un grave ritardo dei Comuni costieri è costituito dall’adozione di un regolamento per la corretta fruizione delle spiagge da parte delle famiglie con animali d’affezione”. (LaPresse)

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