Trentino, assolto Fugatti: non ci fu crudeltà nell’uccisione dell’orso M90

Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti è stato assolto dall’accusa di “uccisione con crudeltà” in relazione all’abbattimento dell’orso pericoloso M90, avvenuto il 6 febbraio 2024. Il provvedimento, adottato per garantire la sicurezza pubblica, era stato eseguito dal Corpo forestale del Trentino. “L’assoluzione conferma in modo chiaro la piena legittimità dell’operato della Provincia – dichiara il presidente Fugatti -. Abbiamo assunto una decisione necessaria e responsabile, nell’esercizio delle nostre competenze. La gestione di esemplari pericolosi richiede interventi tempestivi e rispettosi delle norme vigenti, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità delle persone, inclusa quella del personale del Corpo forestale a cui è affidato l’intervento sul campo. Abbiamo agito con professionalità, attenendoci a protocolli consolidati e riconosciuti a livello internazionale”. Delusione del mondo associativo, dove si annunciano ricorsi.

LE MODALITA’ DEL PRELIEVO

La sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato è stata pronunciata dalla giudice Claudia Miori del tribunale di Trento al termine del rito abbreviato contro il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, imputato di uccisione aggravata dalla crudeltà dell’orso M90, abbattuto dalla Forestale a febbraio 2024 su decreto del governatore perchè considerato troppo confidente e dunque pericoloso. Sotto la lente processuale, le modalità del ‘prelievo’ dell’esemplare: due fucilate, ai polmoni e al fegato, senza prima avere colpito il plantigrado con il proiettile narcotizzante. Procedimento che sei associazioni animaliste hanno contestato con tanto di perizie tecniche che non hanno però convinto la procura che infatti in prima battuta ha chiesto l’archiviazione. Di fronte all’opposizione presentata tra le altre da Lav, Enpa e Leal – costituitesi poi in sede di giudizio parte civile con richiesta di 300mila euro di danni – il gip ha disposto l’imputazione coatta di Fugatti. Oggi l’assoluzione, come richiesto anche dalla procura che ha insistito sulla formula piena perché il fatto non sussiste.

LE ASSOCIAZIONI: PROSEGUIREMO LA BATTAGLIA

Nell’attesa delle motivazioni, per Enpa “l’uccisione con crudeltà è avvenuta. In un Paese civile nessuno può essere ucciso facendolo consapevolmente e volontariamente soffrire fino all’ultimo respiro. Questa vicenda rimane una ferita profonda nella coscienza di molti cittadini e nell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Una ferita che non si chiude con una sentenza”. Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici della Lav, ha sottolineato che “siamo molto delusi da questa sentenza che non ha tenuto in conto degli elementi oggettivi che dimostravano come l’uccisione dell’orso sia stata eseguita in violazione delle regole che la stessa Provincia di Trento si è data per la gestione di casi del genere. Malgrado il pessimo ma prevedibile esito, ora siamo pronti a proseguire la nostra battaglia in memoria dell’orso M90. Attendiamo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza e poi costruiremo le nostre azioni per riportare Fugatti sul banco degli imputati della Corte appello”. Anche per Leidaa “il fatto sussiste, non si poteva negare l’evidenza di una morte inflitta fra atroci patimenti, ma il presidente Fugatti non è punibile, con le motivazioni capiremo perché. Se il giudice afferma che non si può uccidere un animale in questo modo, si è stabilito un importante principio di diritto”. Lo siega il professor Mario Zanchetti, difensore della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ammessa come parte civile.

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