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Jon Oatley, director of WSU's Center for Reproductive Biology, feeds a surrogate goat at the campus of Washington State University, in Pullman, U.S., August 7, 2020. Picture taken August 7, 2020. Bob Hubner/Washington State University via Reuters. NO RESALES. NO ARCHIVES. THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY. MANDATORY CREDIT

Come salvare animali dall’estinzione (e migliorare le specie allevate)

Il trapianto di cellule progenitrici degli spermatozoi potrebbe diventare un nuovo strumento per la selezione degli animali da allevamento e la salvaguardia delle specie a rischio estinzione. Ad avvicinare questo traguardo è la tecnica che copia e incolla il Dna, la Crispr-Cas9, che permette per la prima volta di ottenere un esemplare maschio adatto a ricevere le cellule staminali del testicolo da un donatore. I primi test su topi, maiali, ovini e bovini dimostrano che il trapianto di cellule attecchisce e porta allo sviluppo di spermatozoi: nei topi rende addirittura possibile la riproduzione per via naturale con la generazione di prole. “Con questa tecnologia, possiamo ottenere una migliore diffusione dei tratti desiderabili e migliorare l’efficienza della produzione alimentare”, ha detto Jon Oatley, un biologo riproduttivo presso la Washington State University negli Stati Uniti, che ha co-condotto il lavoro (nelle foto sopra).

</span></figure></a> Jon Oatley, director of WSU’s Center for Reproductive Biology, and research team are seen at the campus of Washington State University, in Pullman, U.S., August 7, 2020. Picture taken August 7, 2020. Bob Hubner/Washington State University via Reuters
Jon Oatley, director of WSU’s Center for Reproductive Biology, and research team are seen at the campus of Washington State University, in Pullman, U.S., August 7, 2020. Picture taken August 7, 2020. Bob Hubner/Washington State University via Reuters

LA PRIMA AUTRICE DELLO STUDIO E’ UNA SCIENZIATA ITALIANA

I risultati sono pubblicati sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas) in uno studio internazionale che ha come prima autrice l’italiana Michela Ciccarelli dell’Università di Washington e che è stato condotto in collaborazione con l’Istituto britannico Roslin, lo stesso in cui era nata la pecora Dolly. In effetti questa tecnica “potrebbe rivelarsi come un’alternativa alla clonazione”, commenta Cesare Galli, fondatore e direttore di Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica.

</span></figure></a> A gene-edited surrogate bull is seen at the campus of Washington State University, in Pullman, U.S., August 7, 2020. Picture taken August 7, 2020. Bob Hubner/Washington State University via Reuters
A gene-edited surrogate bull is seen at the campus of Washington State University, in Pullman, U.S., August 7, 2020. Picture taken August 7, 2020. Bob Hubner/Washington State University via Reuters

UNA TECNICA INSEGUITA DA ANNI

“E’ da anni che si sta lavorando al trapianto delle cellule progenitrici degli spermatozoi, ma la difficoltà sta nel rendere sterile l’esemplare ricevente: finora si erano provate diverse soluzioni, come le radiazioni o l’uso di sostanze, ma non si era mai ottenuta la completa eliminazione delle cellule germinali per garantire che gli spermatozoi finali fossero identici a quelli del donatore”. I ricercatori stavolta ci sono riusciti usando la tecnica Crispr-Cas9 per disattivare il gene Nanos2: in questo modo hanno ottenuto esemplari maschi privi di cellule germinali ma con testicoli intatti e idonei a ricevere le cellule del donatore. Sarà così forse possibile creare dei maschi super produttori di seme, utili per esempio al salvataggio di specie a rischio estinzione.