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Palermo, la mobilitazione animalista blocca il trasferimento dei cani dal canile comunale

AGGIORNAMENTO DEL 30 MARZO 2017 – GUERRA A COLPI DI CARTA BOLLATA PER CANILE DI PALERMO

(Ansa) – La guerra sul canile di Palermo finisce in tribunale. Quello che doveva essere un semplice trasferimento di animali dalla struttura di via Tiro a Segno all’ex mattatoio comunale, per consentire l’inizio dei lavori di ristrutturazione, ha innescato una battaglia a colpi di esposti e carta bollata. Lunedì prossimo l’amministrazione comunale deve consegnare i lavori alla ditta per trasformare la struttura di via Tiro a Segno in un rifugio sanitario. Un appalto da due milioni di euro. Tutto bene. Fino a quando non spunta Chiara  Notaristefano, l’animalista della associazione Aivac presieduta del compagno della donna, Antonio Capizzi, che è entrata in rotta di collisione con tutte le associazioni animaliste. La donna, che ha collezionato diverse denunce per presunti maltrattamenti di animali, oggi ha ribattuto alle accuse nel corso di una conferenza stampa. “La verità – spiega – è che ho rotto il ‘sistema’ del randagismo. Un sistema di corruzione fra forze politiche, lobby e volontari. Ho accettato di portare via i cani a 480 euro una tantum per soli sei mesi, contro i 2080 euro degli altri canili”. Tutto ruota attorno alla decisione dell’amministrazione comunale di spostare i 98 cani di via Tiro a Segno nell’ex Mattatoio, dove sono state realizzati altri posti per accogliere gli animali. “Da quando sono iniziate le proteste sono arrivate nuove richieste di adozione – dice Gabriele Marchese, dirigente del Comune e responsabile della struttura -. Venticinque cani li hanno richiesti le associazioni animaliste palermitane. Altri cento un’associazione milanese. Spero che in questi giorni giungano altre richieste. Certo è che il Comune non pagherà più 2080 euro per ogni cane”. La soluzione passa dalla realizzazione del nuovo canile consortile nel territorio di Monreale. Struttura che dovrebbe nascere su un terreno confiscato alla mafia, su cui stanno lavorando i tecnici del Comune. Su questa vicenda, intanto, sono aperte diverse inchieste su cui sta indagando la Digos di Palermo. Mentre il presidente nazionale dell’associazione Aidaa (Associazione italiana  difesa animali e ambiente), Lorenzo Croce, ha inviato oggi una denuncia alla Procura e alla Corte dei conti di Palermo contro il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, l’assessore ai diritti degli animali Sergio Marino e il dirigente Gabriele Marchese per peculato, interessi privati in atto di ufficio. Nei confronti del dirigente l’esposto ipotizza anche il reato di truffa “per aver modificato i termini del bando” relativo  all’affidamento dei cani. “Non si tratta di un bando – ribatte Marchese – secondo le norme degli appalti, ma di una manifestazione d’interesse. La modifica è stata fatta è stata pubblicizzata e le motivazioni sono riportate nell’atto”. La polemica approda anche sui social e anima il  dibattito politico in vista delle prossime amministrative: “Leoluca Orlando – scrive su Facebook il commissario di Forza Italia in Sicilia, Gianfranco Miccichè – tratta i cani e il canile municipale di Palermo come tratta i suoi alleati: vuol mandarli tutti al macello. Col Pd faccia pure, ma i cani non si toccano e su questo faremo barricate se servirà”. (Ansa)

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POST ORIGINALE DEL 29 MARZO 2017

A Palermo una lunga mobilitazione animalista ha fermato il progetto del comune di svuotare il canile e di trasferire i cani in provincia di Ragusa. Per giorni e notti gli attivisti della Lega nazionale difesa del cane (Lndc) e di altre associazioni hanno manifestato davanti al canile comunale, chiedendo l’intervento delle forze dell’ordine e la sospensione della richiesta dall’Assessorato regionale alla Salute di trasferire un centinaio di cani dal canile di via Tiro a Segno per consentirne la ristrutturazione edilizia. Ma un vertice in prefettura, ieri, ha fermato tutto almeno fino al 3 aprile, data di apertura del cantiere. La vicenda ha contorni poco chiari. L’importo stanziato per ristrutturare il canile è di circa 2 milioni di euro, cifra giudicata elevata per un intervento di questo tipo. Per Elena La Porta, presidente della sezione Lndc di Palermo, addirittura sufficiente a “realizzare ex novo all’incirca sette canili, anziché uno”. Dubbi anche sulla cifra riconosciuta alle associazioni che si sarebbero fatte carico dei cani durante i lavori: 480 euro per ogni animale adottato. Un’iniziativa fortemente criticata e osteggiata dai manifestanti perché “favoriva la mercificazione delle adozioni e rischiava di far finire gli animali in mano a persone interessate solo a intascare facilmente la cifra promessa”, sempre secondo Lndc Palermo. L’incentivo vale anche per chiunque volesse adottare uno degli animali di via Tiro a Segno: “Puntiamo ancora sulle adozioni incentivate”, chiarisce Gabriele Marchese, dirigente del canile, rivolgendosi alle associazioni che si erano offerte di prendere gli animali anche gratuitamente. Rilievi sono stati mossi anche nei confronti dell’azienda trasportatrice incaricata dei trasferimenti, la cui titolare in passato sarebbe stata denunciata per maltrattamenti in un’operazione analoga. A dare manforte ai manifestanti sono intervenuti Rinaldo Sidoli, responsabile dei Verdi Diritti degli animali, che ha chiesto al sindaco Leoluca Orlando di “fermare i movimenti di cani, ma da parte sua non c’è stato alcun riscontro”, e il portavoce parlamentare del M5S Paolo Bernini, che ha anche annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare “per fare chiarezza sulle associazioni che guadagnano sui trasferimenti di cani e sui soggetti che operano senza alcuna professionalità e autorizzazione in questi delicati ambiti”. In un video su Repubblica.tv anche Licia Colò, volto noto della televisione e attivista dei diritti degli animali, ha chiesto “rassicurazioni sul futuro dei cani di Palermo”.