Mettere a punto le migliori tecniche di allevamento degli impollinatori selvatici per invertire la rotta del loro declino. Si è appena conclusa la stagione riproduttiva nei tre hub europei dedicati alla messa a punto dei primi protocolli condivisi nell’ambito del progetto europeo Zoo Life Pollinators: due allo zoo di Copenaghen, in Danimarca, e uno al Nordens Ark, in Svezia. Il lavoro è partito dallo studio di tre specie non ancora minacciate: l’ape selvatica osmia rossa (Osmia bicornis), il sirfide migratore (Eupeodes corollae) e una farfalla, la melitea del plantago (Melitaea cinxia). Una volta sviluppate le linee guida europee, l’obiettivo è trasferire il metodo a specie di impollinatori che rischiano di estinguersi allo stato selvatico. E c’è già la sfida che attende l’inverno: creare una ‘aphid farm’, una vera e propria fattoria degli afidi che possa nutrire costantemente i sirfidi, le mosche impollinatrici spesso scambiate per api o vespe.
IL PROGETTO ZOO LIFE POLLINATORS IN ITALIA AL BIOPARCO ZOOM TORINO
È l’ultimo fronte su cui è impegnato Zoo Life Pollinators, co-finanziato dall’Ue a trazione italiana, con il bioparco Zoom Torino capofila di 8 strutture zoologiche all’interno di una rete di 16 partner in 9 Paesi europei. L’obiettivo è quello di rafforzare il ruolo degli zoo nella conservazione degli impollinatori selvatici, per far fronte ad un quadro sempre più critico: il 10% delle specie di api selvatiche e il 15% delle specie di farfalle europee sono oggi minacciate di estinzione, mentre nell’ultimo decennio il numero delle specie di farfalle minacciate è aumentato del 76%. E l’ultima valutazione pubblicata dalla Commissione europea nel settembre 2026 mostra che quasi l’11% delle specie di falene valutate in Europa è minacciato di estinzione. Al Copenhagen Zoo il primo ciclo ha messo alla prova due allevamenti molto diversi. “Per allevare un sirfide migratore, che da adulto si nutre di nettare ma durante lo stadio larvale è un predatore, dobbiamo prima allevare gli afidi di cui si nutrono le sue larve. Una delle sfide emerse durante il primo ciclo è stata infatti proprio quella di mettere a punto una vera ‘fattoria degli afidi’, capace di garantire una disponibilità costante di prede. Con l’osmia rossa, invece, dobbiamo ricreare le condizioni per la nidificazione nelle cavità e garantire una riserva di polline per le larve. Due specie con esigenze molto diverse, che ci permettono di mettere alla prova il modello su più fronti”, spiega Signe Ellegaard, zoologa del Copenhagen Zoo, che coordina le attività di allevamento nell’ambito di Zoo Life Pollinators.
AL NORDENS ARK, IL MODELLO SI CONCENTRA SULLA MELITEA DEL PLANTAGO
Al Nordens Ark, il modello si concentra invece sulla melitea del plantago. “Lavorare con una farfalla ci permette di introdurre nel progetto esigenze e fasi del ciclo vitale differenti rispetto a quelle che incontriamo con api e sirfidi. Le farfalle non sono predatrici durante lo stadio larvale, ma si nutrono di piante. Non di piante qualsiasi, però: ogni specie ha le proprie piante ospiti specifiche, che devono essere disponibili proprio nelle poche settimane in cui le larve sono attive. Riuscire a rispettare questa tempistica è quindi un elemento fondamentale per sviluppare un modello di allevamento affidabile per la specie”, spiega Karin Amsten, coordinatrice della ricerca al Nordens Ark. L’obiettivo è arrivare al 2027, dopo il prossimo ciclo riproduttivo primaverile, con sistemi sufficientemente efficaci da avviare la redazione delle Best Practice Guidelines, che raccoglieranno l’esperienza maturata per condividerla con la comunità scientifica europea. (Adnkronos)
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