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Gdf Gorizia sequestra 34 cuccioli cane da Ungheria

Traffico di cuccioli di cane, smantellata una banda in Lombardia

Importavano cuccioli di cane di varie razze tutti in età di pre-svezzamento, con un mese di vita al massimo, da allevamenti di Ungheria, Polonia e Slovacchia. Li trasportavano in piccole gabbie, scatole di cartone o ceste di materiale plastico solitamente utilizzato per il trasporto di pulcini, stipati nei bagagliai delle auto, senza acqua e con insufficiente sistema di aerazione. Poi, grazie al coinvolgimento di un veterinario della provincia di Milano e a due allevamenti della provincia di Bergamo, che simulavano la nascita dei cuccioli nelle proprie strutture, microchippavano i cani e producevano la documentazione falsa per farli apparire nati in Italia. Infine li commercializzavano sui normali canali di vendita e anche attraverso inserzioni su siti web dedicati al commercio online. Agiva così una banda di otto persone, sei cittadini italiani e due stranieri, dedita al traffico internazionale di cuccioli di cane, sgominata dalla Polizia stradale di Amaro (Udine) al termine di un’indagine avviata nel mese di dicembre 2017 a seguito di un sequestro di 65 cuccioli intercettati in un’auto lungo la A23 ad Amaro.

L’OPERAZIONE CONDOTTA DALLA POLIZIA STRADALE DI AMARO

Le indagini, condotte nei mesi successivi e coordinate dal sostituto procuratore Andrea Gondolo, hanno consentito di ricostruire il traffico e sequestrare circa 150 cuccioli in sei mesi. L’attività, presentata oggi in conferenza stampa dal Comandante della Polizia stradale di Udine, Vice Questore Aggiunto Rita Palladino, si è chiusa in questi giorni con l’emissione di otto misure cautelari – in cui si ipotizza il reato di associazione per delinquere nei confronti di sei cittadini italiani e due stranieri – dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e il divieto di espatrio a carico di tutti gli indagati. Le perquisizioni, condotte nelle residenze private, negli allevamenti, nei negozi di animali e nelle cliniche veterinarie in cui operavano tra le province di Bergamo, Como, Reggio Emilia e Milano, hanno portato al sequestro di altri sei cuccioli, di numeroso materiale cartaceo, computer e telefoni utili per lo sviluppo delle indagini.

LE PERSONE COINVOLTE, SEI ITALIANI E DUE STRANIERI

Si tratta di sei cittadini italiani e due stranieri: i trasportatori che effettuavano i viaggi dai Paesi dell’Est verso l’Italia, una cittadina polacca di 60 anni e un uomo di 72, residente in provincia di Reggio Emilia, deceduto recentemente; i referenti di due allevamenti nel bergamasco, un uomo e due donne rispettivamente di 61, 56 e 28 anni; la gestrice di un sito di commercio elettronico, di 40 anni della provincia di Como; un veterinario compiacente della provincia di Milano, di 52 anni e il basista slovacco, di 43 anni. Accusati di associazione a delinquere finalizzata all’introduzione nel territorio dello Stato, trasporto e cessione di animali da compagnia, sono stati raggiunti nei giorni scorsi dalla misura
cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e del divieto di espatrio. Dei circa 150 animali sequestrati dalla Polstrada in sei mesi, il 3% è morto nonostante sia stato affidato a personale esperto e sottoposto ad apposite cure mediche.

TRAFFICANTI SENZA SCRUPOLI: “LA SOPRAVVIVENZA DEI CANI NON E’ CERTA”

Il traffico fruttava un ingente guadagno. I cuccioli, acquistati a 50-100 euro nei Paesi dell’Est, venivano rivenduti in Italia a 750-850 euro; in alcuni casi anche a 1.000 euro. Si tratta, secondo gli inquirenti, di persone senza scrupoli: sapevano ad esempio “che il cane non aveva certezza di sopravvivenza”, ha spiegato in conferenza stampa la dirigente della Polstrada di Udine, il Vice Questore aggiunto Rita Palladino. I cuccioli, infatti, avevano una altissima possibilità di ammalarsi e morire. E proprio questo diventava per loro una ulteriore occasione di guadagno: “Se il cucciolo – ha concluso Palladino – fosse morto nelle braccia del bambino che lo aveva acquistato, questi avrebbe indotto i genitori a comprarne subito un altro”.

ENPA: “CI COSTITUIREMO PARTE CIVILE AL PROCESSO”

L’Enpa chiederà di “partecipare come parte civile” nel procedimento contro la banda. Lo annuncia la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, in una nota in cui ringrazia inquirenti e investigatori e auspica che “il procedimento giudiziario permetta di accertare le responsabilità di tutti i soggetti coinvolti e che in caso di condanne esse siano esemplari”. L’associazione rilancia l’importanza delle adozioni: “Non solo per motivi etici, ci sono tantissimi cani e gatti in attesa di una famiglia – spiega Rocchi – ma per togliere linfa vitale ai trafficanti di animali. Infatti, ciò che spinge costoro a violare la legge, e spesso a causare la morte di tante povere creature, è la prospettiva di facili e lucrosi guadagni”. (nelle foto Ansa sotto alcuni momenti dell’operazione. Foto sopra d’archivio –  Post aggiornato alle 21.30 con le persone coinvolte, i dettagli del traffico senza scrupoli e la dichiarazione Enpa)

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