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Lo squalo, ennesima vittima del predatore più temuto: l’uomo

Sono meno di 50 all’anno gli attacchi di squali all’uomo in tutto il mondo. Sono cento milioni gli squali che muoiono globalmente ogni anno per pesca, pinne mozzate e trofei vari, inquinamento e bycatch (pesca accidentale). Chi è, dunque, il cattivo tra noi e loro? La domanda la pone il Wwf in occasione della SharkWeek2018, in corso in questi giorni. Quello che universalmente – dal cinema alla letteratura all’immaginario collettivo – è dipinto come un killer spietato è in realtà l’ennesima vittima del vero predatore più temuto del pianeta: l’uomo. Il Mare Nostrum, in particolare, è un posto molto pericoloso per gli squali. Nel mar Mediterraneo, dove “esistono 86 specie di condroitti (47 specie di squali dalla verdesca al grande squalo bianco, 38 specie di razze e 1 chimera), circa il 7% dei pesci cartilaginei del mondo, almeno la metà delle specie che vi vivono rischia l’estinzione”, spiegano gli ambientalisti.

IL RISCHIO DI ESSERE CATTURATI PER SBAGLIO

La principale minaccia per loro è la pesca accidentale, dal momento che il 10-15 % degli animali marini catturati dagli ami dei palangari è costituito da squali. “L’Italia è uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo – dice il Wwf -. Molto  spesso si tratta di vere e proprie frodi alimentari, poiché nemmeno i consumatori sono consapevoli di mangiare carne di squalo. In particolare, sono tre le principali cause di frode alimentare: 1. la commercializzazione scorretta di specie commerciabili per aumentarne il prezzo; 2. specie protette (ad esempio la verdesca venduta come pesce spada); 3. specie protette illegalmente vendute sul mercato o specie protette vendute involontariamente, a causa di una scorretta identificazione”.

IL WWF MONITORA GLI SQUALI TRA ITALIA E ALBANIA

L’impegno del Wwf per gli squali si concretizza in “SafeSharks”, un progetto triennale dedicato alla gestione e tutela delle specie di squalo presenti tra Italia e Albania, che prevede anche una sorta di “adozione” di uno squalo bianco per tentare di salvarlo dall’estinzione. “Grazie all’uso del tagging satellitare abbiamo iniziato a monitorare gli spostamenti degli squali nel Mar Adriatico per creare aree sicure di nursery e spawing (deposizione delle uova). Durante la durata del progetto, lavoreremo anche con cittadini e istituzioni per fermare il commercio illegale di squali in Italia”, conclude l’associazione.