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Due denunciati dai Carabinieri per il lupo ucciso e appeso per le zampe nel riminese

AGGIORNAMENTO DEL 16 MAGGIO 2018 IN CODA – LAV SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE AL PROCESSO

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AGGIORNAMENTO DELLE 21.45 IN CODA – LA RICOSTRUZIONE DEI CARABINIERI

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POST ORIGINALE

Maltrattamento, cattura, uccisione e furto aggravato di un esemplare di una specie animale particolarmente protetta. Sono le contestazioni che i carabinieri di Rimini, con i colleghi Forestali, muovono a due persone, denunciate al termine dell’indagine sul lupo avvelenato, ucciso e appeso per le zampe a una pensilina di una fermata dell’autobus nel Comune di Coriano (Rimini), a inizio novembre. “Se le due persone denunciate dai carabinieri per l’uccisione di un lupo a Coriano (Rimini) dovessero essere rinviate a giudizio, l’Ente Nazionale Protezione Animali parteciperà al procedimento in qualità di parte civile”, ha dichiarato l’associazione animalista dopo la svolta nell’attività investigativa sulla morte del povero animale. “Ringraziamo di cuore l’Arma dei carabinieri per lo straordinario impegno e la grande efficienza con cui ha condotto le indagini, arrivando alla svolta di oggi. In particolar modo, ringraziamo Aldo Terzi, colonnello e comandante del Comando Gruppo carabinieri Forestale di Rimini, e i suoi uomini”, dichiara la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi. “Soddisfazione e gratitudine” per gli inquirenti sono state espresse anche da Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento animalista e della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell’ambiente. “Oltre alla responsabilità penale delle persone coinvolte, che sarà accertata dalla magistratura – osserva Brambilla – c’è una responsabilità oggettiva da non sottovalutare: quella delle istituzioni. Un governo che tentenna sulla protezione del lupo, Regioni e Province che apertamente dichiarano guerra ai grandi carnivori, patrimonio inestimabile di tutta la collettività, finiscono con l’incoraggiare le ‘iniziative personali’ di chi vorrebbe risolvere con metodi violenti il problema del ‘lupo cattivo'”, conclude una nota annunciando che le associazioni si costituiranno parte civile nel processo. (foto Ansa)

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AGGIORNAMENTO DELLE 21.45 – LA RICOSTRUZIONE DEI CARABINIERI

Hanno prima stordito l’animale con del veleno per topi, poi l’hanno infilzato con un forcone fracassandone il cranio. Quindi hanno trasportato la carcassa ad una fermata dell’autobus per appenderla a testa in giù alla pensilina numero 913 di Coriano, in provincia di Rimini. Per l’uccisione di un esemplare di lupo, nome scientifico Canis lupus, specie protetta, il 4 novembre 2017, il nucleo del comando provinciale dei carabinieri di Rimini e i colleghi del gruppo carabinieri forestale hanno denunciato un 82enne (F.O. le iniziali), padre del titolare di un agriturismo della zona, e un operaio di 43, L.R., accusati di soppressione, maltrattamento di animali e furto aggravato di una proprietà dello Stato. Il lupo era stato ritrovato da un gruppo di studenti intorno alle 7 del mattino, legato per le zampe posteriori alla pensilina di una fermata dell’autobus. Una scoperta macabra, che aveva fatto subito pensare a un atto dimostrativo da parte di allevatori o cacciatori. Non il primo in Italia: nel 2016 un lupo era stato impiccato a Pergola (Pesaro) dove erano anche apparse scritte esplicite di protesta. Quello di Coriano però è, secondo la Forestale, l’unico caso in cui sono stati scoperti e denunciati i responsabili. Con indagini degne di un vero delitto. Dopo l’autopsia sulla carcassa, i militari hanno fatto intercettazioni telefoniche, comparazione del Dna, perquisizioni e raccolta di prove documentali, con visione delle telecamere a circuito chiuso. E’ stato proprio grazie alle immagini che i carabinieri hanno rintracciato un furgone bianco, ripreso mentre è stato in sosta per 40 secondi alle quattro di notte, di fronte alla pensilina. Grazie a uno ‘screening’ sui furgoni, gli inquirenti sono quindi risaliti al titolare dell’azienda agricola e, in seguito ad una perquisizione in casa, hanno potuto acquisire campioni di sangue e materiale organico all’interno del mezzo che, grazie alla comparazioni di Dna, sono risultati compatibili con quelli del
lupo ucciso. Il lavoro sulle celle telefoniche e le intercettazioni telefoniche ambientali hanno contribuito a costruire l’accusa contro i due indagati, il padre del titolare dell’azienda agricola e un suo operaio, che sono risultati essere nei pressi della pensilina, poco prima delle 4 di notte. Infine, in occasione della perquisizione nell’azienda, i militari della Forestale hanno accertato ulteriori reati come la macellazione clandestina di animali, maltrattamento di animali, abbandono di rifiuti, detenzione illecita di animali pericolosi, per la presenza di un cinghiale, per cui è indagato il titolare dell’azienda agricola e agriturismo.

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AGGIORNAMENTO DEL 16 MAGGIO 2018 – LAV SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE AL PROCESSO

Anche la Lav si costituirà parte civile nel processo che si aprirà nei confronti dei due presunti responsabili. Lo dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici, che aggiunge: “Chiediamo che anche il Ministero dell’Ambiente partecipi al procedimento giudiziario, così da dare un chiaro segnale dell’impegno istituzionale nel contrasto al bracconaggio. I lupi rappresentano per Legge un patrimonio dello Stato, cioè di tutti i cittadini e il Ministero dell’Ambiente non può limitarsi a fare solo la conta dei circa 300 animali uccisi ogni anno!”.

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  • Guido Minciotti |

    Proprio per non fargli fare la stessa fine. Saluti gm

  • giu |

    Perche pubblicate solo le iniziali di quei due bastardi. Nomi e cognomi che gli facciamo fare la stessa fine

  • Maria Pia |

    Finalmente si prospetta un po’ di giustizia per tutti i lupi investiti, massacrati, scuoiati e avvelenati da autentici mostri. Personalmente non sono mai stata a favore della pena di morte ma difronte a questo scempio mi vien voglia di riconsiderare i miei principi…come se l’ergastolo fosse per loro solo una passeggiata.

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