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Va meglio per le api Usa, più lontano lo spopolamento degli alveari

Nel 2013 “Time” dedica una copertina alla fine delle api  (“A World Without Bees”) e alle conseguenze di questa previsione nefasta. Una prospettiva oggi meno certa, almeno secondo Bloomberg views che usa un grafico del Dipartimento dell’Agricoltura Usa per dare una speranza al futuro del mondo. Speranza flebile, però: perchè se la tendenza del “Colony collapse disorder” (lo spopolamento degli alveari) indicata nel diagramma è invertita, restano grandi problemi che affliggono gli insetti impollinatori, tra cui i pesticidi neonicotinoidi, le malattie, i parassiti e persino lo stress da troppo lavoro. Almeno negli Usa, dove i grandi produttori melliferi spostano interi sciami a bordo di camion attraverso il paese. La sintesi di Bv è: “per le api va meglio ma non tutto è sistemato”. Qui sotto il grafico.

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IN ITALIA LA PRIMAVERA RITARDATA FRENA IL LAVORO DELLE API

In Italia, le bizze del tempo di questa primavera sconvolgono le api che restano nelle arnie per effetto della pioggia durante la fioritura, senza riuscire a svolgere il prezioso lavoro di trasporto del polline da una pianta all’altra. In forte ritardo la produzione di miele, con cali fino al 50% per i primi raccolti di stagione, a seconda delle zone. È la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti del maltempo che sta ostacolando il lavoro delle api, disturbate a marzo da piogge superiori del 74% alla media, dopo che il gelo di inizio anno aveva causato la regressione dello sviluppo delle famiglie e ulteriori perdite di quelle già deboli e debilitate per via dalla siccità della scorsa estate.

COLDIRETTI: “PRODUZIONE DI MIELE AI MINIMI STORICI”

Coldiretti ricorda che la produzione di miele nel 2017 si è ridotta a meno di 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori della storia dell’apicoltura moderna da almeno 35 anni, mentre le importazioni hanno superato i 23 milioni di chili con un aumento di quasi il 4% rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di tutto il miele estero in Italia arriva da due soli paesi: Ungheria con oltre 8 milioni e mezzo di chili e la Cina con quasi 3 milioni di chili ai vertici per l’insicurezza alimentare. (foto Afp)