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La 'grindadrap', la tradizionale mattanza di globicefali o delfini pilota alle Isole Faroer, territorio autonomo danese. Roma, 10 ottobre 2017. ANSA/SEA SHEPHERD ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

La denuncia di Sea Shepherd: “Alle isole Faroer 1605 delfini uccisi solo per tradizione”

Sono stati 1605 i delfini pilota o globicefali uccisi quest’anno alle Isole Faroer, arcipelago fra la Scozia e l’Islanda, territorio autonomo della Danimarca (ma fuori dall’Unione europea per non essere soggetta ai regolamenti di pesca). Lo denuncia lo ong animalista Sea Shepherd, che da anni lotta contro le cruente cacce ai cetacei che si tengono tutte le estati nell’arcipelago, le “grindadrap”. Gli abitanti delle isole a bordo di una flotta di piccole imbarcazioni intercettano i branchi di globicefali durante le migrazioni e li spingono verso le acque basse lungo le coste. Qui i pescatori entrano in acqua con uncini e coltelli e uccidono gli animali con un taglio profondo sulla spina dorsale. La strage è tale che il mare si colora di rosso. Decine di animali uccisi vengono poi portati a terra e macellati. La carne viene distribuita gratuitamente agli abitanti. La grindadrap è una pratica antica delle Faroer, quando la pesca era la principale fonte di cibo delle isole. Oggi non ha più una funzione di sostentamento e continua solo come tradizione. Gli attivisti di Sea Shepherd sono stati più volte arrestati dalle autorità locali mentre protestavano contro la mattanza. Le Faroer sono fuori dalla Ue, ma sono territorio danese, e Copenhagen è responsabile per difesa e polizia. La ong, insieme alla Fondazione Brigitte Bardot, ha scritto pure alla regina Margrethe II per chiederle di fermare le grindadrap, senza ricevere risposta. (Ansa, nelle foto di Sea Shapherd immagini della mattanza alle Faroer)

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  • Domenico |

    Basta vedere questi inutili e stupide scene, fermiamo li con le buone, cattive, l importante è fermarli

  • Giuditta Bertoni |

    Basta finitela con queste assurde stragi!Vu credevo.un popolo civile una nazione civile ma mi sbagliavo.

  • Christopher Kepple |

    Maybe old habits die hard but for the future of our planet these changes need to be made as in the far east as well, where tradition prevails over common sense and sensitivity and vain unnecessary suffering.

  • Guido Minciotti |

    Non credo sia la stessa cosa. Un conto è osservare una tradizione, per quanto crudele, un altro è uccidere per futili motivi, sebbene sempre di morte si tratti. Inoltre l’azione legale all’estero in un territorio autonomo per la pesca è molto complessa e onerosa e dagli esiti assai dubbi. Per il resto, il mondo è brutto perchè è vario. Grazie di leggere 24zampe, saluti gm

  • Maria Pia |

    Ciao, G.M.
    ti chiedo se questo mio pensiero può essere a parer tuo condivisibile.
    Se considero il caso del cane Angelo e l’uccisione di questi delfini non vedo differenza. In entrambi i casi sono stati massacrati animali innocenti per puro divertimento. Solo che mentre gli assassini di Angelo sono stati condannati questi “grandi” cacciatori ancora sguazzano impuniti nel mare di sangue di 1600 vittime. Per quest’anno. Lo stesso hanno fatto in Giappone. Mi chiedo: non è possibile che l’ENPA e tutte le altre associazioni animaliste si costituiscano parte civile e intentino dei processi contro questi “signori” e condannarli per atrocità commesse per futili motivi? Non è possibile dichiarare tutti i cetacei specie protette? Come fanno a tramandare di padre in figlio certe “tradizioni” che non hanno ragion d’essere e soprattutto come fanno a ignorare le loro grida di dolore che dicono assomiglino al pianto di bambini?

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