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Il Tg1 porta la condizione dei polli in allevamento intensivo nelle case degli italiani

AGGIORNAMENTO DEL 6 OTTOBRE 2017 IN CODA – UNAITALIA: “INFORMAZIONI DISTORTE”

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Animali deformi, con problemi respiratori e dermatologici, piagati, che vivono solo sei misere settimane anche circondati da altri loro simili già morti di stenti. Lo spettacolo horror è andato in onda ieri sera, durante il Tg1 delle 20, in un servizio sull’allevamento intensivo di polli in Italia. I filmati sono tratti dall’ultima investigazione di Animal Equality, organizzazione internazionale per i diritti animali attiva in Italia. L’inchiesta si chiama “Pollo 100% Italiano” e svela alcuni retroscena dell’industria della carne di pollo nostrana. In più, nei capannoni dove vivono fino a 240mila animali, secondo una videodenuncia di Essere Animali si utilizzano antibiotici in quantità, consentiti dalla legge ma colpevoli di innalzare l’antibioticoresistenza dei nuovi batteri, con ripercussioni sulla salute umana. Le immagini trasmesse ieri all’ora di cena (visibili qui) sono state raccolte fra Emilia Romagna e Lombardia, in allevamenti intensivi e macelli che riforniscono le aziende leader del settore. Secondo gli autori, nel filmato sono rappresentate “le condizioni di vita del 95% dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani e comprendono animali stipati a decine di migliaia in edifici chiusi, sudici e spogli, alcuni con deformazioni alle zampe, zoppie, problemi cardiaci. Gli operatori maneggiano violentemente i polli, spesso causandogli dolorose fratture, e poi vengono macellati in modo approssimativo, a volte senza il necessario stordimento”. In Italia si macellano oltre mezzo miliardo di polli ogni anno, su un totale stimato di circa 45 milardi in tutto il mondo. Sui 70 miliardi di animali che uccidiamo per nutrirci ogni 365 giorni, infatti, il pollame detiene il triste primato della carne più consumata. Ma per soddisfare la crescente domanda di carni bianche a prezzi sempre più bassi, negli ultimi decenni questi animali sono stati sottoposti a un’esasperata selezione genetica affinché raggiungano il peso di macellazione a sole 6 settimane di vita. “Da questo dipendono le deformazioni e le patologie che colpiscono i polli: ossa, polmoni e cuore non riescono infatti a svilupparsi allo stesso ritmo della muscolatura, causando loro ogni sorta di deformità, difficoltà motorie, problemi cardiaci e respiratori”, spiega Ae. In questo gigantesco sistema intensivo, la vita di un pollo vale poco più di un centesimo: troppo poco per occuparsene a livello sanitario, dicono gli autori. “L’industria della carne avicola non può continuare a prendersi gioco dei consumatori con pubblicità ingannevoli, per questo abbiamo deciso di fare chiarezza”, dice Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia. L’inchiesta promuove una petizione, qui, rivolta ad Unaitalia, associazione di categoria che rappresenta il 90% dell’intera filiera avicunicola nazionale, perché intraprenda al più presto un dialogo con i maggiori produttori di carne di pollo. (nelle foto Ansa sotto, due fermoimmagine tratti dal video di Essere Animali visibile qui)

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AGGIORNAMENTO DEL 6 OTTOBRE 2017 – UNAITALIA: “INFORMAZIONI DISTORTE”

Ricevo e pubblico il comunicato stampa di Unaitalia. L’associazione contesta ad Animal Equality e a Essere Animali una certa dose di generalizzazione e la “visione distorta della realtà” della condizione di vita del pollame, rivendica di aver già da tempo avviato quelle riforme che gli animalisti chiedono e di aver ridotto drasticamente l’uso di antibiotici.

“Le immagini diffuse e il racconto che emerge dalle video-inchieste di due associazioni animaliste, Animal Equality ed Essere Animali, non sono assolutamente rappresentativi di quanto accade negli allevamenti avicoli italiani – dichiara Aldo Muraro, Presidente Unaitalia, associazione di riferimento del settore avicolo italiano – Si tratta di immagini probabilmente rubate, riferite ad un numero non ben chiaro di allevamenti e senza mai specificarne la collocazione geografica, nelle quali vengono documentati comportamenti e procedure che non sono assolutamente prassi comune negli allevamenti italiani, come invece le due video inchieste lasciano intendere. Le nostre aziende sono pronte ad intervenire su eventuali comportamenti scorretti documentati da parte di allevatori della filiera che non seguono le rigide norme e le buone pratiche di settore, ma non è corretto far vedere dei casi isolati per far intendere che rappresentino le condizioni di vita della maggioranza dei polli che finiscono ogni anno sulle tavole degli italiani”. In Italia ci sono 18.500 allevamenti avicoli che impiegano migliaia di persone, circa 38.500 tra addetti, allevatori, veterinari, operatori della trasformazione. Si tratta di un settore che da tempo ha responsabilmente migliorato il benessere degli animali, la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, la sostenibilità dei processi produttivi. “È falso, nonché lesivo della professionalità di migliaia di allevatori italiani che svolgono con serietà il proprio lavoro, affermare che le immagini mostrate rappresentino le condizioni di vita dei polli italiani”, continua Muraro. “Ad esempio, a nostro avviso è inutile e strumentale mostrare prevalentemente immagini di polli malati, dando una visione distorta della realtà, tale da affermare che sia la condizione standard dell’intero allevamento. Tra una popolazione di migliaia di capi è fisiologico che qualcuno sia malato, tuttavia le inchieste si soffermano solo su quelli con problematiche, evitando quelli sani e alimentando un ingiustificato allarmismo”.

IL SETTORE AVICOLO HA AVVIATO GIÀ DA TEMPO UN PERCORSO VOLTO A MIGLIORARE GLI STANDARD DI ALLEVAMENTO
Animal Equality, in particolare, ha lanciato una petizione in cui chiede ad Unaitalia di intraprendere un dialogo con i maggiori produttori di carne di pollo affinché adottino politiche volte a ridurre la sofferenza degli animali. Ma la realtà è ben diversa ed è rappresentata da un settore che da tempo ha responsabilmente avviato un percorso con le istituzioni, i consumatori e tutti i soggetti della filiera, per migliorare aspetti centrali quali il benessere degli animali, la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, la sostenibilità dei processi produttivi. Per questo motivo molte delle richieste contenute nella petizione come la costante assistenza veterinaria, l’ammodernamento delle strutture, la presenza di rigidi controlli e sistemi di macellazione che tutelano il benessere dell’animale, sono già da molto tempo una realtà del settore avicolo italiano. La ricostruzione delle due video inchieste è ingannevole e nuoce gravemente alle migliaia di persone che ogni giorno lavorano nell’avicoltura italiana con orgoglio per produrre cibo sano e sicuro per tutti. E danneggia drammaticamente l’immagine di un sistema produttivo all’avanguardia, che da tempo ha avviato con successo un processo di valorizzazione dell’intera filiera, con una forte spinta all’innovazione, all’affermazione di nuove e più efficaci pratiche di allevamento e alla capacità di offrire risposte concrete alle nuove esigenze produttive.

NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DIMEZZATO L’USO DI ANTIBIOTICI NEGLI ULTIMI 5 ANNI
Un esempio nella direzione del continuo miglioramento delle buone pratiche di allevamento sono gli impegni presi dal settore per la riduzione dell’uso dei farmaci in allevamento. Nel 2013 è stato attivato, su base volontaria, un piano nazionale per la razionalizzazione dell’uso degli antibiotici nel settore avicolo. Si tratta del più importante intervento organico di riduzione e razionalizzazione dell’uso del farmaco in ambito zootecnico in Italia, un piano molto ambizioso, fatto proprio dallo stesso Ministero della Salute ed emanato nel luglio 2015. In soli cinque anni il settore avicolo italiano ha dimezzato l’uso dei farmaci negli allevamenti. Spesso si cita l’uso di antibiotici negli allevamenti avicoli come una delle cause del fenomeno dell’antibiotico resistenza. Ma l’impiego del farmaco in zootecnia è solo uno degli aspetti del problema e in la filiera avicola italiana ha un ruolo meno rilevante di quanto il dibattito pubblico sembra far intendere (meno di un quarto del totale degli antibiotici venduti nel settore zootecnico sono attribuibili alla filiera avicola) e d anzi è una delle filiere più virtuose, quella in cui più si sta già facendo e dove è possibile già verificare i primi risultati positivi, in termini di riduzione del ricorso ai farmaci.

  • Sophie Anais Sanderson |

    Tutta questa follia di massacri di animali deve finire! Diventa Vegan!

  • Patrizia gabbianelli |

    Contro una pubblicità ingannevole che nasconde la crudelta verso gli animali e la salute dei consumatori

  • Elisabetta Colombani |

    Incredibile ne parli il tg1….Questa è una piccola conquista per chi mangia carne e soprattutto per chi non la mangia,come me!Fiera della mia scelta quasi vegana!

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