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Appello degli animalisti a Gentiloni: “Non si riapra la caccia al lupo, c’è rischio bracconaggio”

AGGIORNAMENTO DELLE 19 – GALLETTI: DOBBIAMO PERMETTERE CONVIVENZA LUPI-ALLEVATORI

“Nessuno vuole ammazzare i lupi. Vogliamo una normativa che permetta di conservare la biodiversità e che permetta la convivenza fra i lupi e gli agricoltori”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, alla presentazione a Roma della prima edizione del calendario dei Carabinieri dedicato alle specie animali e vegetali a rischio. “Il problema del lupo è ormai evidente – ha detto Galletti -. Mi rifiuto di affrontarlo solo con la pancia, voglio affrontarlo in un modo scientifico. E’ un tema scottante. In certe zone la presenza del lupo è diventata un rischio per le attività agricole. Ci sono attività che chiudono per la presenza dei lupi. Per questo ho messo intorno ad un tavolo 70 esperti, che hanno predisposto 22 azioni per migliorare la convivenza fra i  lupi e gli agricoltori”. Le azioni compongono il Piano per la conservazione del lupo, che deve essere approvato in Conferenza Stato-Regioni. Le associazioni animaliste sono già insorte contro il Piano, criticando il fatto che permette un abbattimento controllato degli animali. “La ventiduesima azione – ha spiegato il ministro – prevede che, dopo l’espletamento di un certo numero di procedure (un piano della Regione per il lupo, verificato dal Ministero dell’Ambiente), sia permesso il prelievo di un massimo del 5% del numero complessivo di questi animali sul territorio nazionale. Questa percentuale, dicono gli esperti, non mette a rischio la presenza del lupo in Italia. Se non facciamo questo, il bracconaggio diventerà lo strumento di tutela degli agricoltori. E allora davvero la sopravvivenza del lupo sarà a rischio”.

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Oggi si potrebbe riaprire la caccia ai lupi in Italia. Lo dicono le associazioni a protezione degli animali Enpa, Lac, Lav, Lipu e Lndc ricordando che la Conferenza Stato Regioni è chiamata ad approvare proprio oggi il nuovo piano nazionale di conservazione che prevede, tra l’altro, l’uccisione dei lupi e lanciando la campagna social #cacciaunNO. “Dopo 46 anni di protezione assoluta, che hanno consentito di allontanare lo spettro dell’estinzione, ora il nostro Paese vuole invertire la rotta”, affermano le associazioni che chiedono ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, di pretendere l’eliminazione del paragrafo che intende consentire l’uccisione dei lupi. In serata il ministero dell’Ambiente chiarisce: “Non esiste nel piano alcuna ‘caccia al lupo’ indiscriminata, come paventato da alcune associazioni, ma un insieme di azioni coerenti sotto il profilo scientifico, mirate a migliorare lo stato di conservazione della specie e al contempo la pacifica convivenza con l’uomo”, si legge in una nota del ministero guidato da Gian Luca Galletti. E precisa che la riunione è a livello tecnico, preparatoria alla Conferenza Stato Regioni, e che quest’ultima potrebbe decidere sul piano di conservazione del lupo in febbraio. Ma le associazioni non sono convinte. “Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile – rilevano -, che rischia di far ricordare il presidente del Consiglio Gentiloni come colui che ha riaperto la caccia ai lupi”, pratica che potrebbe incentivare “gli atti di bracconaggio contro la specie”. “Per i lupi – spiegano Enpa, Lac, Lav, Lipu e Lndc – non sono possibili abbattimenti realmente selettivi”, “i comportamenti predatori potrebbero aggravarsi” come anche “le tensioni sociali, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di ‘giustizia’ privata’”. “La riapertura della caccia al lupo – concludono – vanificherebbe di fatto i contenuti positivi del piano, che prevede numerose azioni con l’obiettivo di diminuire la conflittualità sul territorio tra gli interessi umani, la presenza del lupo e rilevanti attività a tutela del lupo, quali il contrasto del bracconaggio e la prevenzione delle ibridazioni tra lupi e cani, causa dei maggiori contrasti con le attività produttive sul territorio”.

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