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Tumore alla prostata, Humanitas testa l’olfatto dei cani per le diagnosi: 98% di successo

AGGIORNAMENTO DEL 16 NOVEMBRE 2016
Il dottor Gianluigi Taverna, ospite della trasmissione Cuore e Denari di Radio24 il Sole 24 Ore stamattina, ha raccontato alle conduttrici Nicoletta Carbone e Debora Rosciani i dettagli del progetto. Per riascoltare la trasmissione, cliccare qui.
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POST ORIGINALE
L’olfatto dei cani è estremamente più potente di quello umano, e si è già rivelato preziosissimo per scovare, ad esempio, stupefacenti o oggetti contraffatti. Ora è allo studio una sua applicazione per poter diagnosticare anche un tumore alla prostata. La ricerca sarà presentata oggi ai parlamentari europei e alla Commissione Salute e Ricerca, come “esempio di innovazione in ambito sanitario e scientifico”: è curata da Gianluigi Taverna, responsabile dell’Urologia all’Istituto Humanitas Mater Domini di Castellanza (Varese), in collaborazione col Centro Militare Veterinario di Grosseto (CeMiVet) e il patrocinio dallo Stato Maggiore della Difesa. Ne avevamo già parlato qui su 24zampe. “La prima fase dello studio, che si è conclusa con successo – spiega Humanitas – ha analizzato i campioni di urine di oltre 900 persone, suddivise tra soggetti affetti da tumore prostatico e un gruppo di controllo costituito da pazienti sani o affetti da altre patologie. E’ emerso che cani rigorosamente addestrati sono in grado di riconoscere la presenza di tumore della prostata con un’accuratezza del 98% annusando un campione di urina”. Come è possibile un simile risultato? I cani, come molti altri animali, utilizzano un organo specifico per l’elaborazione dei dati olfattivi: l’organo vomeronasale. Situato sopra il palato, tra il naso e gli occhi, è un “secondo cervello” dedicato agli odori. Il metodo migliore per veicolare le sostanze chimiche da riconoscere, in questo caso le cellule tumorali, è attraverso i liquidi, e l’urina del paziente è perfetta. Si stima che l’olfatto di un beagle sia milioni di volte più sensibile del nostro: se noi riusciamo a malapena ad accorgerci se nel caffè c’è un cucchiaino di zucchero, un cane può individuarne la stessa quantità diluita in due piscine olimpioniche. “La scoperta interessante – precisa Taverna – riguarda la certezza che il tumore della prostata produce delle sostanze volatili specifiche, chiamate tecnicamente VOCs, che il cane è in grado di riconoscere con estrema attendibilità. La sfida futura sarà quella di capire cosa il cane annusi, quale metabolismo cellulare o tissutale produca l’odore e sviluppare nuove tecnologie in grado di riconoscere i VOCs tumorali”, conclude Taverna.