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Piattaforme per petizioni, dalle balene delle Faroe al Palio di Siena la tutela degli animali si fa online

C’era una volta il gazebo a bordo strada oppure davanti alla chiesa la domenica mattina. Oggi la raccolta firme si fa online, su piattaforme dedicate come Firmiamo.it, Change.org, Petizionionline.it tra le altre. Molte di queste petizioni affrontano problemi che hanno a che fare con gli animali: richieste di aiuto concreto, come chiedere un’area cani o sostenere un canile, e temi etici di ampio respiro, come fermare i riti religiosi che, nel mondo, sacrificano gli animali. Una di queste, Change.org, è stata utilizzata per raccogliere le 60mila firme contro la mattanza delle balene alle isole Faroe, consegnata oggi al ministero degli Esteri dal promotore Alfonso Pecoraro Scanio.

Che si tratti di bisogno di rappresentanza, che sia il Paese a essere più avanti del sistema di regole su cui si basa o che sia semplice voglia di partecipazione, il dato va registrato. Anche al netto del fatto che alcuni di questi siti siano soprattutto – come qualcuno sostiene – reti a strascico gettate nell’oceano di internet per pescare indirizzi mail da “spammare” in un secondo momento. Oppure che alcune delle petizioni pubblicate siano burle, come quella per cambiare nome al cane dell’amico o per raccogliere firme per salvare dall’estinzione il non meglio definito “capriulo”.

Il tema della mattanza delle balene alle isole Faroe (nella foto tratta dal sitogzISGwzOYRikjxv-800x450-noPad), nell’Oceano Atlantico anche se sotto il Regno di Danimarca, è affrontato da una petizione su Change.org, e porta la firma dell’ex ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e presidente di Fondazione Univerde. La petizione #GrindStop ha raccolto 60mila firme ed è stata consegnata oggi al sottosegretario con delega agli Affari europei, Benedetto Della Vedova. “Ogni anno alle Faroe vengono uccise intere famiglie di balene in uno spettacolo tradizionale crudele e sanguinario. Gli abitanti dell’isola spingono gli animali nelle insenature della costa e questi, trovandosi incastrati, raggiungono la spiaggia… Qui vengono uccisi, sotto gli occhi di tanti spettatori, bambini inclusi”, recita il testo. La pratica, chiamata Grindadráp, a danno di questi globicefali porta alla morte per sgozzamento con arpioni e lame affilate di animali “rigorosamente protetti” dalla Convenzione per la Conservazione della natura e degli habitat naturali. Siccome le Faroe, attraverso la Danimarca, ricevono sussidi dall’Europa “non è accettabile che la Grindadráp continui a svolgersi – sostiene Pecoraro Scanio -, contrasta con le scelte internazionali di tutela della biodiversità marina e con la crescente opposizione delle opinioni pubbliche mondiali verso pratiche crudeli”. “Anche schiavitù e tortura erano tradizioni antiche ma oggi li consideriamo crimini”, conclude Pecoraro Scanio. Altri temi proposti da Change.org: introdurre i farmaci generici per curare i nostri amici animali, fermare il trasporto di trofei di animali esotici, calendarizzare la discussione in Parlamento per vietare l’allevamento di visoni, impedire la spiumatura delle oche vive.

Per restare ai temi seri, in questi giorni su Firmiamo.it è comparsa una petizione che mira a rendere più fruibili le spiagge attrezzate per i cani: “Anche nei comuni organizzati, gli spazi dedicati sono spesso piccoli e sovraffollati”. Senza, magari, “vicini di ombrellone poco contenti di condividere il poco spazio con il vostro cane”: la petizione auspica, infatti, una spiaggia libera per tutti, umani e animali, ferme restando delle regole ben precise per i padroni, come il sacchetto per i bisogni del cane e il libretto dei vaccini sempre con sé. Accanto a questa, su Firmiamo.it si possono trovare diverse altre proposte: sostenere l’Enpa contro l’abbandono di animali, dire “No al Palio di Siena”, aiutare a far chiudere il canile-lager del Monferrato a Ovada.

Su petizionionline.it un tema molto popolare qualche mese fa, quello della pignorabilità degli animali domestici, alla stregua di un televisore o un divano. “Gli animali domestici non sono oggetti – recita il testo -: partiamo da questo concetto semplice, chiaro e inattaccabile. Purtroppo però la legge italiana continua a cosiderare i nostri amici animali domestici come delle cose; il rischio è che potrebbero essere pignorati o andare all’asta come un elettrodomestico”. La campagna #giulezampe, che mutua il nome dall’hashtag utilizzato in quei giorni sui social network, chiede “che venga modificato l’articolo 514 del codice di procedura civile, con specifiche leggi che distinguano gli animali domestici dalle proprietà sequestrabili e/o pignorabili”. Altre proposte su Petizionionline.it: controllo obligatorio del microchip dei cani come misura contro il randagismo, chiedere che il parco di via Togliatti a Bitonto diventi un’area verde per lo sguinzagliamento dei cani, per chiedere l’applicazione della legge 281/91 sul randagismo in Sardegna.

Un’altra petizione chiede all’Onu di intervenire presso i governi per proibire ogni tipo di sacrificio animale nel nome di riti, manifestazioni, feste e tradizioni in tutto il mondo. A lanciarla, ancora su Firmiamo.it, è Agenda del Pianeta Terra. Dal Festival di Gadhimai in Nepal durante il quale, per compiacere la dea hindu Gadhimai, vengono uccisi dai 200 ai 500mila animali (la manifestazione è stata cancellata in questi giorni dall’autorità del Tempio), alla corrida spagnola, i promotori della petizione chiedono un intervento Onu: “Poiché la civiltà consiste nella non violenza e nel rispetto della natura e di ogni essere vivente – si legge nella petizione – poiché non l’ignoranza (che favorisce sfruttamento e morte) ma l’unione e l’amore tra tutti gli esseri viventi sono unica espressione di religiosità, chiediamo che nel rispetto di ogni religione e della civiltà i riti, le manifestazioni, le feste e le tradizioni nel mondo eliminino torture e sacrifici di ogni essere senziente…”. I promotori dell’iniziativa sono più che titolati a parlare di questi temi: Laura Girardello e Giovanni Peroncini hanno rappresentato l’Italia nella proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale a Parigi nel 1978 e qualche anno dopo hanno proposto la “Carta 2000”, un più evoluto codice etico che può essere una sintesi della filosofia animalista.